Dall'amore immaturo all'amore maturo

La teoria de "L'arte di amare" di Erich Fromm, interpreta l'amore non come capacità automatica, ma come un'arte che si apprende con allenamento, impegno e pazienza.

13 OTT 2015 · Ultima modifica: 15 OTT 2015 · Tempo di lettura: min.

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Dall'amore immaturo all'amore maturo

La teoria de "L'arte di amare" di Erich Fromm, interpreta l'amore non come capacità automatica, ma come un'arte che si apprende con allenamento, impegno e pazienza.

Questa definizione, comporta una riflessione profonda che ci spinge a comprendere quanto "oggi" sia difficile amare una persona.

Per la società contemporanea "amare" significa porsi il problema su come attirare a sé la persona che ci piace, adoperando tutte le strategie possibili per renderci amabili, attraenti e tralasciare, invece, la comunicazione interpersonale.

Un'altra interpretazione, è quella di incontrare la persona giusta che va collocata a livello edipico, secondo cui, può derivare o da una frustrazione di un rapporto non vissuto con il padre/madre, oppure dalla difficoltà a distaccarsi da un rapporto troppo intenso.

Infine, "amare" significa rimanere nello stato iniziale dell'innamoramento che finisce nel momento in cui cade il velo misterioso dell'altra persona.

Questi modi di intendere l'amore illudono l'uomo alla felicità apparente, poiché aprono la strada al problema della solitudine, spesso colmata da soluzioni parziali o false (alcool, droghe, internet, conformismo, lavoro creativo).

La solitudine di cui soffre l'uomo è dovuta, soprattutto, alla perdita del rapporto affettivo simbiotico che si aveva coi genitori, e che viene risolta sostituendolo con un altro rapporto affettivo simbiotico (partner). Il figlio/a "castrato/a", porta dentro di sé il desiderio di potere "distruttivo" e, per questo motivo, ha bisogno di cercare del potere (attivo/passivo) all'interno della coppia, snodabile sotto la supremazia di un rapporto sado-masochistico.

Secondo Freud, il complesso di castrazione è alla base della volontà di potere della donna: la bambina scopre sin da piccola di essere diversa dai maschietti e la vive come una privazione. Non accettando questa realtà, da grande, porterà dentro di sé, sete di potere, rabbia, agitazione e rifiuto della propria femminilità.

Per quanto riguarda l'uomo, l'indagine psicoanalitica conferma che le madri preferiscono i figli maschi perché diventano il "pene" che non hanno mai avuto e che vogliono possedere. Il figlio dominato dalla madre, una volta diventato adulto, verrà a capovolgere questo rapporto ed essere lui a dominare la donna.

Un rapporto di coppia costituito da 2 individui che non hanno risolto il complesso edipico, vivranno l'amore come "passione" travolgente e distruttivo, poiché sono spinti dal desiderio di ottenere l'oggetto impossibile dell'infanzia.

La ripetizione di un rapporto simbiotico vissuto, invece, consapevolmente e in condizioni ottimali, porta al superamento del possesso e alla maturità mediante il riconoscimento, da parte dell'uomo, che la donna ha maggiore potere e che desidera tale potere. La donna, invece, deve usare tale potere in senso positivo e, quando è necessario, di sapervi rinunciare, donandolo consapevolmente al proprio uomo.

Questo passaggio, porta la donna a non sentirsi né umiliata e né sottomessa, e all'uomo, invece, di non competere continuamente e aggressivamente con lei, cosicché non avrà più difficoltà a riconoscerne la sua superiorità nel campo dell'affettività e dell'intuizione.

Possedere il genitore di sesso opposto e godere del potere ricevuto in "dono", è necessario per raggiungere il distacco e acquistare sicurezza, sentirsi valorizzato e viversi un amore maturo col proprio compagno di vita.

Una volta goduto il "possesso", l'Io deve diventare autonomo dalla madre per fare l'unione con il cosmo. Solo con la fusione con la "donna", che è "altro", l'uomo conquista il mondo e raggiunge il massimo della felicità, mediante il passaggio dal possesso al dono.

Questo, è il momento del distacco e della solitudine, è la fase che ci consente di donarci al proprio partner e realizzarci "creativamente" e pienamente, divenendo così "capaci di amare".

L'amore maturo, quindi, è l'unica risposta alla solitudine caratterizzato dalla parità nel ricevere e nel dare che preserva l'integrità personale di ogni partner, le esigenze, la libertà e i desideri di ciascun essere umano.

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Scritto da

Dr.ssa Manuela Piacere - Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa

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4 Commenti
  • alessandra orru

    Effettivamente sto Freud un pò di ansia la mette. Ma soprattutto un po di ... "OK io non troverò mai qualcuno che mi completi a dovere". Penso che lo lascerò perdere e che cercherò di cambiare in meglio il mio destino.

  • Silvia Bi

    È un articolo parziale, sessista, e ridicolo.

  • emma tiziana pacini

    Condivido pienamente quanto sopra dichiarato. Mi farebbe piacere approfondire

  • carlo biancardi

    Ogni volta che leggo delle riflessioni strettamente freudiane su dei temi psicologici ho sempre una sensazione fastidiosa. Mi sembra che si cerchi di far entrare la realtà delle cose in un modello mentale e inflessibile, dominato da complessi di Edipo e invidie del pene. Un modello che forse è stato adatto alla Vienna di un secolo fa, ma che ormai ha solo una vaga intuizione di verità.

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