Cyberbullismo: i molti volti della violenza

Carolina, morta suicida a 14 anni, non sarà mai una donna. È un’altra vittima del cyberbullismo. Vittima dell’odio di persone che nemmeno conosceva.

17 SET 2020 · Tempo di lettura: min.
Cyberbullismo: i molti volti della violenza

La storia

È Novembre e Carolina, dopo aver mangiato una pizza con amici, si chiude in bagno, sta male, ha bevuto troppo e perde conoscenza. Un gruppo di ragazzi l'accerchia e simula atti sessuali.

Quelle scene vengono riprese in un video: prima lo scambio in chat tra i presenti, poi il salto sui social network con una profusione di insulti e commenti denigratori. Un peso insopportabile per la 14enne che, il 5 gennaio 2013, ha preferito la morte al peso di quella umiliazione ormai ingestibile.

Carolina Picchio si è tolta la vita per la vergogna. Ma i cinque ragazzi che diffusero i suoi video, spingendola a uccidersi, sono stati assolti dal Tribunale. Tutto estinto per quei bulli coinvolti nel suo suicidio, quando la ragazza si lanciò dalla finestra di casa sua a Novara.

Quello di Carolina è diventato il caso simbolo del cyberbullismo e ciò che ha vissuto quella sera ce lo racconta attraverso le parole di Stefania che, in un video realizzato per la campagna social di "Fare x Bene Onlus", ha l'obiettivo e la grande responsabilità di sensibilizzare i giovani, portandoli a riflettere e a combattere il fenomeno del cyberbullismo.

Che cos'è il cyberbullismo?

Si tratta di un particolare tipo di aggressività intenzionale, agita attraverso forme elettroniche (sms, mms, mail, web) diffondendo contenuti denigratori e/o immagini e messaggi offensivi o lesivi di una persona o un gruppo.

Viene considerato più aggressivo del bullismo in quanto l'aggressione virtuale è deumanizzata e spersonalizzante, ossia, non potendo osservare la ricaduta nell'interlocutore, vi è un ulteriore distanziamento tra vittima e aggressore che ferisce senza controllo e senza curarsi dell'impatto emotivamente devastante che crea nell'altro. Oltretutto, il cyberbullismo non ha confini: l'audience è a livello mondiale, la persecuzione può avvenire ovunque ed in qualsiasi momento.

I profili

Da alcune ricerche (Kowalski et al. 2007 e 2008) è emerso che spesso sono le femmine ad utilizzare il fenomeno del cyberbullismo e questo soprattutto per combattere la noia, per richiedere attenzioni tra le amiche (tanti "like") al fine di raggiungere uno status elevato nel gruppo, per gelosia, per rivalsa.

I maschi hanno altre motivazioni che possono essere delineate attraverso 4 diversi profili:

  • angelo vendicatore: si vendica online di un torto subìto (ad es. episodi di bullismo tradizionale) dal momento che i suoi persecutori sono rimasti impuniti;
  • avido di potere: cerca di avere controllo sugli altri attraverso la rete, dal momento che nella sua vita non riesce ad ottenerlo. Desiderando che le sue azioni gli vengano riconosciute, non cerca nemmeno l'anonimato (a differenza degli altri cyberbulli);
  • aggressivo per noia;
  • involontario: non è consapevole delle sue prevaricazioni e quando lo diventa, se ne pente.

Campanelli di allarme per riconoscere se il proprio figlio è una cybervittima

  1. Riceve sempre lunghe telefonate dallo stesso numero;
  2. trascorre molte ore al computer chattando;
  3. visita siti web che fanno circolare pettegolezzi sgradevoli;
  4. è irritabile dopo essere stato un po' al computer;
  5. dice che qualcuno ha messo online alcune sue foto senza permesso;
  6. manda o riceve mail in cui compaiono codici particolari.

Cosa possono fare i genitori

  • Discutere col proprio figlio su cosa sia il cyberbullismo;
  • tenere sempre d'occhio come utilizza il computer, posizionandolo in un angolo della casa che sia facile da monitorare;
  • dare regole (non fornire la propria password a nessuno, denunciare subito qualsiasi commento offensivo, non partecipare a pettegolezzi, stabilire con l'adulto il tempo da trascorrere su Internet);
  • segnalare sempre agli insegnanti se il proprio figlio è vittima di cyberbullismo, perché spesso esso è il prolungamento di ciò che avviene anche tra i banchi di scuola;
  • stampare e salvare tutti i documenti che possono provare l'esposizione del proprio figlio ad episodi di cyber bullismo, per poi decidere di denunciare alla Polizia Postale ed eventualmente intraprendere vie legali.

Perché, è vero, le parole fanno più male delle botte. Così male che possono perfino uccidere.

Scritto da

Dott.ssa Cristina Modica

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