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Curare l'autostima per ritrovare il proprio posto

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Costruire un'immagine positiva di se stessi per ritrovare la gioia di vivere. Curare antiche ferite per ritrovare il proprio posto nel mondo.

14 SET 2016 · Tempo di lettura: min.
Curare l'autostima per ritrovare il proprio posto

La stima di noi stessi è legata alla rappresentazione interna che di noi abbiamo. Una buona autostima è, quindi, legata ad un'immagine interna positiva, quale persona degna di valore. Per contro, una bassa autostima nasce da una percezione negativa, quale persona priva di valore.

Tale percezione è filtrata attraverso le nostre credenze, le nostre mappe di riferimento, i nostri modelli educativi, i nostri valori personali, l'ambiente in cui abbiamo vissuto, le persone che abbiamo incontrato, le esperienze che abbiamo accumulato. È un'interpretazione che possiamo decidere di utilizzare a nostro svantaggio, qualora sia negativa, continuando a sentirci poco degni di stima e amore, o modificare per rendere più serena la nostra esistenza.

La nostra autostima può essere forse bassa, ma la possibilità di modificarla in positivo dipende solo da noi. Infatti, nessuno al di fuori di noi può cambiare quello che proviamo dentro, perché sono le nostre decisioni interiori e non sempre le condizioni di vita esterne o i rimandi che il mondo ci offre a determinare il nostro livello di autostima. Se in passato, da bambini, qualcuno ha forse deciso per noi chi e come dovevamo essere, etichettandoci in modo negativo, oggi, da adulti, possiamo deciderlo da soli, rivalutando le nostre risorse, affidandoci alle nostre abilità, amando i nostri lati più peculiari, abbandonando antiche svalutazioni, sanando antiche ferite, scusando i nostri fallimenti (esperienze della vita che hanno contribuito alla nostra crescita personale più che errori imperdonabili), imparando a guardarci con occhi amorevoli.

L'autostima si fonda su un processo percettivo, che si sviluppa nell'osservare i genitori e nell'ascoltarli, imitando i loro comportamenti, ponendoli al centro del proprio interesse e del proprio vissuto. Il bambino vive e sente proprio sia l'orgoglio che la delusione che i genitori vivono nei suoi confronti ed attraverso questi atteggiamenti lentamente costruisce l'immagine di sé. Tuttavia, è errato pensare che un passato deprivante possa incidere nella vita di una persona senza la possibilità di essere riparato. Le diverse esperienze della vita influiscono sulla immagine di sé e possono contribuire a risollevare una bassa autostima. Inoltre, l'autostima si costruisce vivendo dei successi ed elaborando gli insuccessi, nonché creandosi nuove prospettive.

Prendersi cura di sé diventa la parola d'ordine per coloro che sono stanchi di trascinarsi nella vita sentendosi un "meno", stanchi di guardare famelici alla vita altrui considerandola migliore della propria, stanchi di elemosinare un "bravo/brava". Una bassa autostima porta all'irrazionalità, alla cecità nei confronti degli eventi e della realtà, alla rigidità, alla paura di ciò che è nuovo o diverso, a una conformità o a una ribellione fuori luogo, a comportamenti sulla difensiva o troppo condiscendenti o di controllo, alla paura e all'ostilità verso gli altri.

Curare le proprie ferite è possibile. Ciò che conta è possedere una buona motivazione personale per imparare a prendersi cura di sé.

Lavorare sull'autostima significa, dunque, passare in rassegna il percorso di costruzione del nostro essere, del nostro modo di porci, di sentirci e di farci sentire dal mondo esterno. Certamente noi esseri umani abbiamo bisogno di tempo per attivare cambiamenti profondi. Abbiamo impiegato molto tempo per essere ciò che siamo e abbiamo bisogno di altrettanto tempo per essere altro. Lavorare sull'autostima significa intraprendere un percorso che attiva l'intuito, la creatività, che conduce all'indipendenza, alla flessibilità, alla capacità di gestire i cambiamenti, al desiderio di ammettere e correggere gli errori, alla cooperazione. Affermarsi significa prendere un impegno con il proprio diritto di esistere, convinti che la propria vita non appartenga ad altri, seppure con gli altri sia necessario un confronto. Aprire un dialogo con i propri fantasmi interni consente di rimettere a fuoco frammenti della propria storia, per poi allargare i confini personali e lenire quel senso di disvalore, trasformando la confusione interiore, fino a fare ordine dentro di sé. Creare un dialogo con tale vissuto può fare paura, ma è in realtà l'unico modo per riappropriarsene per poi lasciarlo andare.

Dice un maestro zen:

«Gli studiosi della vita devono sapere che essa non sopporta negligenze. Quanto più saremo consapevoli, tante più opzioni di scelta avremo. Avere in mente un fine positivo significa, di solito, orientarsi verso scelte positive».

Scritto da

Dott.ssa Luisa Ghianda - STUDIO LG LIVE GENTLY

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1 Commenti
  • Simona Re

    Scritto meravigliosamente bene il processo di consapevolezza di se e di miglioramento della propria autostima. Agire è complicato ma leggere sempre piú informazioni sceitte cosí aiuta molto. Grazie dott.ssa Luisa.

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