Cosa succede dallo Psicologo?

Cosa penserà di me lo Psicologo? Posso detrarre le spese sostenute per una prestazione psicologica? La psicoterapia dura in eterno?

22 FEB 2018 · Tempo di lettura: min.
Cosa succede dallo Psicologo?

Capita a tutti di trovarsi in un periodo di vita difficile, di dover superare una prova, di volersi conoscere meglio… ma di fronte al malessere personale pochi sanno e confidano di potersi affidare ad un professionista della salute mentale quale è lo Psicologo.

Molte persone si domandano ancor prima di incontrarlo se potrà fare al caso loro, se li giudicherà, cosa succederà da lui,… L'incognita di ciò che potrebbe accadere muove reazioni diverse nelle persone: c'è chi cerca attivamente informazioni (chiedendo al medico di base, online). E c'è chi, frenato dal dubbio, non si concede neanche di prendere un appuntamento tanto "non cambierà mai nulla… ho sempre fatto così… ormai sono abituato… io sono fatto così…."

Proviamo a spiegare nel concreto cosa succede da uno Psicologo, convinti di rendere un servizio informativo a chi si pone queste domande e magari non trova la motivazione per rivolgersi al professionista giusto.

NB: ricordatevi di verificare che il professionista prescelto sia regolarmente iscritto all'Albo degli Psicologi della regione di appartenenza. Inoltre ricordate che lo Psicologo è obbligato a rilasciare regolare fattura che, essendo a tutti gli effetti una fattura sanitaria, può essere fiscalmente detraibile al momento della dichiarazione dei redditi.

Prima di tutto, uno dei compiti dello psicologo è quello di mettere a proprio agio chi chiede la sua consulenza. Si verrà accolti in modo da rompere il ghiaccio e favorire l'espressione di sé; si crea un "posto sicuro" dove sentirsi non giudicati e protetti. Lo strumento di lavoro dello Psicologo è il colloquio. Altri strumenti di cui potrebbe avvalersi sono i test psicologici; lo Psicologo non prescrive farmaci.

Indipendentemente dai vari approcci teorici, perché un qualsiasi percorso psicologico possa essere una esperienza umana gratificante e utile, il TERAPEUTA deve essere un professionista capace, adeguatamente formato e preparato ad accogliere la domanda del paziente. Il PAZIENTE deve essere motivato a seguire questo percorso, che richiede impegno e collaborazione.

In linea di massima, per semplificare, lungo il percorso possiamo identificare alcune fasi:

1.FASE DI CONOSCENZA: chi si rivolge allo psicologo espone il motivo che l'ha condotto qui, un po' come accade da qualsiasi altro specialista. Il terapeuta ascolta con attenzione; a volte si lascia condurre nel racconto, a volte pone domande per comprendere meglio, discretamente e in punta di piedi per avvicinarsi al "mondo" dell'altro. In questo modo ci si presenta reciprocamente. Si focalizzano le tematiche principali su cui si andrà a discutere.

2.IL CONTRATTO TERAPEUTICO: dopo i primissimi incontri si apre la possibilità di effettuare un percorso di sostegno psicologico sul tema individuato, oppure un percorso di psicoterapia. Terapeuta e cliente, ciascuno all'interno del proprio ruolo, collaborano e si impegnano reciprocamente per affrontare questo viaggio come una squadra. Per cui è necessario stabilire le regole che determinano la "struttura" del percorso: ci si accorda sugli orari dei colloqui, sul loro costo, sulla frequenza; si ricevono informazioni sulla tutela della privacy, sul codice deontologico… Insomma si concorda un percorso condiviso sulla base della richiesta e della disponibilità di entrambi i partecipanti alla relazione terapeutica. Ciò in genere avviene all'interno di un incontro.

3.FASE DEL SOSTEGNO/TERAPIA: nell'intero corso, al cliente viene chiesto di assumere un atteggiamento di comprensione e riflessione su di sé. Il terapeuta, conoscendo meccanismi tipici della mente, può fare osservazioni che aiutano il cliente a capirsi meglio, a riconoscere le proprie modalità e resistenze, a trovare nuove soluzioni. L'appuntamento settimanale è un momento protetto fatto di domande e riflessioni. In ogni caso si raccomanda la prosecuzione della riflessione individuale anche tra un colloquio e un altro, per mantenere vivo il lavoro fatto in seduta. La relazione terapeutica è costruita sulla fiducia e sul rispetto reciproco.

Nel caso del SOSTEGNO PSICOLOGICO, si analizza una situazione di vita specifica (ad esempio: cambio di lavoro, genitorialità, perdita di un familiare…) per un numero limitato di sedute. La finalità è quella di definire la situazione, potenziare le risorse per accompagnare l'individuo a trovare nuove soluzioni.

Nel caso della PSICOTERAPIA si attua un intervento sul profondo, poiché il disagio portato può essere radicato nella personalità dell'individuo. Le modalità che la persona mette in atto abitualmente sono state imparate nel corso di una vita e, prima che un cambiamento profondo sia possibile, sono necessarie sia la consapevolezza sia la volontà. I pattern relazionali ricorrenti possono emergere anche nel qui ed ora della relazione terapeutica e lì finalmente trovano modo di essere analizzati.

Possiamo sfatare alcuni miti: il terapeuta non sta sempre in silenzio; non legge nella mente; la terapia non dura per sempre! La terapia può durare alcuni mesi o anche anni, a seconda del problema e della motivazione personale: ogni individuo è unico e necessita di tempi e modi diversi per elaborare e metabolizzare la propria situazione.

4.FASE DELLA CONCLUSIONE: si fa il punto della situazione e l'ipotesi della conclusione viene esaminata da entrambi i partecipanti sulla base della valutazione degli obiettivi raggiunti. In psicoterapia, quando si è compreso ciò che si è vissuto, si analizzano le proprie difese con costanza, si individuano ripetutamente le modalità relazionali tipiche della persona, si trovano talvolta collegamenti con esperienze avute nell'infanzia/nel passato e si comprende come queste hanno portato al momento presente, avviene la rielaborazione, cioè quella fase che induce alcuni cambiamenti che portano alla conclusione del percorso. La frequenza delle sedute può via via diminuire fino ad arrivare alla sospensione. Il cliente è consapevole della propria crescita e il terapeuta rimane un porto sicuro che è stato interiorizzato per procedere. Il terapeuta si pone anche come riferimento concreto nel caso in cui, una volta terminato il percorso, la persona sentisse la necessità di tornare in futuro alla stanza d'analisi per affrontare nuovi temi emergenti o aggiustare il tiro.

Scritto da

Dott.ssa Elisabetta Molteni - Psicologa Psicoterapeuta

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