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Cosa sono i confini?

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Spesso sentiamo parlare di dover rispettare i confini degli altri, quelli propri, di oltrepassarli, violarli e di non averne. Ma cosa si intende davvero?

13 MAG 2020 · Tempo di lettura: min.
Cosa sono i confini?

Tutti noi alla nascita dipendiamo esclusivamente dalla nostra figura di riferimento primaria, che ci fornisce le cure e il soddisfacimento dei bisogni necessari al nostro sostentamento, non solo fisico ma anche emotivo.

In una primissima fase, il bambino non possiede dei veri e propri confini psichici tra Sé e l'Altro, poiché la sua esistenza é interamente determinata dalla figura di attaccamento.

Solo in seguito il bambino impara gradualmente a percepire l'esistenza di un Altro diverso da sé, per esempio iniziando a percepire come il latte di cui sente la necessità non derivi da lui ma dipenda dalla disponibilità o meno del seno materno.

Ciò lo mette a confronto con la primissima frustrazione di non poter avere "tutto e subito" ma di dover attendere "gli occhi", "il seno", "la presenza" della madre (per madre si intende qui la figura di riferimento che ne fa le veci).

Il fare propria tale esperienza di separatezza e la disponibilità della madre a favorirla e accompagnarla in un graduale processo di autonomizzazione del bambino, consentono a quest'ultimo di acquisire sempre più la capacità di vedere se stesso come persona-altra da quella della madre e di evolvere nel suo processo di esplorazione del mondo esterno, mettendo in pratica quell'abilità coltivata nel tempo di riuscire a distinguere ciò che riguarda lui da ciò che ha a che fare con l'Altro.

La madre, in questo senso, è importante che si ponga coma "base sicura" per l'esplorazione del bambino, ossia che sia presente nel momento in cui quest'ultimo senta il bisogno di rassicurazione ma che sostenga e favorisca la sua scoperta del mondo-altro.

L'interiorizzazione di questa esperienza di sicurezza determina la possibilità per il futuro adulto di possedere dei confini stabili e chiari di se stesso. Ciò comporta la capacità di potersi muovere con una certa disinvoltura nel mondo emotivo, conoscendo a priori il limite fino al quale è possibile spingersi e non sentendo il bisogno di dover oltrepassare quello degli altri per testare la validità del proprio.

Quando i confini sono chiari, anche il senso di avere un'identità coesa ed integrata è forte, così come le modalità di entrare in relazione sono coerenti e stabili.

Avere dei confini significa quindi conoscere e considerare i propri tempi, i propri spazi, i propri desideri e i propri limiti, ma anche e soprattutto quelli dell'Altro.

Confine quindi non è sinonimo di separazione bensì di separatezza, quindi non significa alzare muri ma condividere uno spazio comune: cum-finis, ossia ciò che separa e nel contempo unisce all'Altro.

L'avere dei confini o meno, il saperli riconoscere, rispettare e salvaguardare, non è quindi cosa semplice per quegli adulti che sono stati bambini con esperienze di attaccamento traumatiche, insicure, ambivalenti e rifiutanti.

Spesso, parlare di confini e stabilirne forma e perimetro, é un processo che richiede tempo, riflessione, analisi, dolore e rabbia.Nelle stanze di analisi il tema dei confini è una dimensione tenuta molto in considerazione, nonché il fil rouge di molte psicoterapie.

Cosa sono i confini?
Scritto da

Dott.ssa Francesca Castignone

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