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Cosa sono e come si curano gli attacchi di panico?

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Volendo usare una metafora, possiamo immaginare l'attacco di panico come una diga colma d’acqua che ad un certo punto, per un motivo accidentale, ha un cedimento strutturale.

22 GEN 2018 · Ultima modifica: 18 APR 2018 · Tempo di lettura: min.
Cosa sono e come si curano gli attacchi di panico?

Una panoramica descrittiva

Un attacco di panico è un disturbo psicologico ben definito e riconoscibile per la letteratura scientifica: è un momento di paura e disagio acuti, della durata generalmente non superiore ai 10 minuti, in cui si ha la percezione di una catastrofe imminente, come se qualcosa di brutto e tremendo stesse per accadere. Caratteristica peculiare dell'attacco di panico è l'assenza di una ragione imminente che determini questa paura. Se si ha una reazione di panico a seguito di un incidente, di una catastrofe naturale, di un terremoto, o di qualsiasi altro evento che minacci l'integrità fisica di una persona, non ci troviamo di fronte ad un attacco di panico e si esclude, in pratica, questa diagnosi. L'attacco di panico è, come spesso viene definito, un "fulmine a ciel sereno". Nonostante la mancanza di "motivi reali imminenti", è assolutamente importante sottolineare che l'attacco di panico è una patologia reale e fortemente invalidante per la persona che ne soffre. I sintomi fisici che lo caratterizzano (palpitazioni, sudorazioni, senso di perdita dell'equilibrio, dolori al petto, etc.) fanno sì che, a volte, questa paura venga definita soggettivamente come paura di morire. Diciamo subito, in modo fermo e deciso, che non si muore di attacco di panico. È un punto su cui tutti i medici e gli psicoterapeuti concordano. Invito i lettori più scrupolosi ad una ricerca approfondita sul web. Bisognerebbe informarne anche gli addetti al pronto soccorso che a volte, ingenuamente, riferiscono frasi poco rassicuranti.

Il vissuto emotivo

Cioè che, però, è sicuramente vero in un attacco di panico è la sensazione di "stare per morire". Ecco perché ad un soggetto con questa patologia non servono o non bastano le rassicurazioni, né della rete, né del professionista, né degli amici. Per noi la verità non è mai quello che sappiamo, ma ciò che sentiamo (Dott.ssa Filomena Carannante). Il primo passaggio è dunque operare una distinzione tra sensazione corporea e realtà. Chi ha un attacco di panico ha la sensazione di star per morire ma, in realtà, nessuno e mai morto per un attacco di panico.

La dinamica degli attacchi di panico

Volendo usare una metafora per descrivere la dinamica dell'attacco di panico, possiamo immaginare una diga colma d'acqua che, ad un certo punto e per un motivo accidentale, ha un cedimento strutturale. L'acqua al suo interno, priva degli argini, irrompe senza controllo e può far danni. L'acqua è la paura, le mura della diga sono il controllo che il soggetto esercita su se stesso (costantemente) per contenerla, il cedimento strutturale è l'attacco di panico. Quando uso la parola "controllo" non mi riferisco ad un concetto mentale; nel modello della psicofisiologia clinica del Prof. Vezio Ruggieri, a cui faccio riferimento, il controllo è corporeo, concreto, fatto di tensioni muscolari.

Quando termina l'attacco di panico resta la paura che episodi del genere possano ripetersi. Alcuni hanno definito gli attacchi di panico "la paura della paura".

Perché gli psicofarmaci sono inadeguati

Gli psicofarmaci, tendenzialmente ansiolitici, utilizzati come cura degli attacchi di panico funzionano a breve termine. Il loro utilizzo può essere definito improprio in quanto affronta una problematica in maniera riduttiva, senza tener conto della sua complessità.

Intervenire a livello chimico vuol dire escludere la valenza e il significato della paura come segnale di pericolo.

Come abbiamo visto, il nucleo degli attacchi di panico è una paura di cui non si ha consapevolezza. Ma la paura in sé non è dannosa, anzi. La paura compare nell'evoluzione come strumento per preservare la nostra incolumità: è la paura che ci fa scappare davanti a un leone, è la paura che ci porta ad essere prudenti alla guida. Non è patologico avere paura. Dal punto di vista clinico ce ne occupiamo soltanto quando la paura, in eccesso, diventa paralizzante, ovvero quando non sappiamo cosa fare. Se da una parte l'abbassamento "forzato" della paura la rende più gestibile, questo intervento rischia di essere inutile se non si lavora su altri livelli.

Intervenire a livello chimico significa escludere completamente il contesto: perché una persona sta provando quell'emozione? Magari, usando una metafora, perché si trova "sul cornicione all'ultimo piano di un grattacielo". Cosa è più sensato fare? Eliminare la paura o eliminare la situazione di pericolo?

Lo psicoterapeuta è colui che cerca di capire come ci è finita quella persona su cornicione e gli da una mano per rientrare in un posto sicuro.

Per ultimo, segnaliamo che, proprio perché intervengono in maniera aspecifica su tutto l'organismo, gli psicofarmaci hanno degli effetti collaterali sui quali non ci dilungheremo.

Come si curano

Restando nella metafora della diga, la cura per gli attacchi di panico non consiste nel rinforzare le mura contenitive, anche perché questo è stato esattamente ciò che il soggetto ha provato a fare, senza risolvere il problema. Spesso, le soluzioni che troviamo ai nostri problemi funzionano nell'immediato, ma causano degli effetti collaterali a lungo termine.

La terapia consiste, quasi banalmente, nell' "aprire dei varchi di deflusso dell'acqua", ovvero nel ridurre l'ansia di base. Questo, come abbiamo visto, sarà possibili se si lavora su diversi livelli.

Capita spesso che gli attacchi di panico cessino spontaneamente grazie ad attività rilassanti o tonificanti, come l'attività fisica, lo yoga o la meditazione.

Queste soluzioni sono parziali, poiché non considerano la soggettività, la storia particolarissima di ogni persona e le cause della paura. In sostanza, non vanno alla radice del problema.

L'approccio psicofisiologico integrato

Gli attacchi di panico, come altre forme di disagio psichico, si curano con la psicoterapia. Innanzitutto, è fondamentale creare un contesto accogliente di ascolto, dove lentamente possano emergere "le ragioni della paura", spesso legate ad una particolare fase di cambiamento della persona. Questi motivi, per qualche ragione che va indagata, sono stati rimossi dalla coscienza. La psicoterapia è una cura basata sulla relazione tra medico e paziente, una relazione protetta, priva di giudizio e garantita dal segreto professionale. Il primo aspetto che sarà necessario indagare è il periodo in cui gli attacchi di panico sono comparsi per la prima volta. Il modello della psicofisiologia clinica del Prof. Vezio Ruggieri, a cui faccio riferimento, considera fondamentale, oltre l'intervento clinico, l'intervento posturale e sul respiro. Bisognerà insegnare al soggetto a correggere alcuni atteggiamenti posturali che favoriscono il vissuto della paura in un meccanismo circolare (biofeedback). Lavoreremo, nel caso specifico degli attacchi di panico, sulla modulazione delle tensioni nelle ginocchia.

L'intervento può essere così riassunto: imparare ad avere paura per smettere di avere paura.

Conclusioni

Nella mia esperienza ci sono disturbi di attacchi di panico risolti, senza ricadute, dopo 3 incontri. Se soffri di questo disturbo non esitare a chiedere aiuto.

Ringrazio la dottoressa Filomena Carannante per il seminario sull'argomento.

Scritto da

Dott. Giorgio Colopi

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2 Commenti
  • Leila yermani

    Voglio avere un consiglio da voi e se è possibile sentirci su whatsapp.

  • Ferrandi debora

    Mi piacerebbe incontrare qualcuno di voi dottori ma dove vi trovate e quanto costa la visita? Se gentilmente mi potete rispondere su WhatsApp perché non riesco a trovare le risposte sulla posta elettronica, forse un problema del telefono. Grazie e buongiorno

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