Cosa può risiedere dietro i sintomi degli “adolescenti” e dei giovani adulti?

Spesso gli adolescenti mostrano forti vissuti rabbiosi o connessi alla sfera ansioso depressiva; anziché limitarli sarebbe utile cercare di comprendere ciò che vogliono dirci.

7 FEB 2017 · Tempo di lettura: min.
Cosa può risiedere dietro i sintomi degli “adolescenti” e dei giovani adulti?

L'altro giorno mi sono ritrovato a parlare della rabbia con un "adolescente" (ormai questa categoria comprende un'età talmente vasta che è quasi difficile comprendere chi non lo è).

Nel cercare di capire come mai egli sembrasse sempre così arrabbiato, quasi da far temere agli altri una sua reazione improvvisa e aggressiva, questi mi spiegava come la rabbia sia un'emozione che accomuna praticamente tutti i suoi coetanei e che nasce dalla situazione sociale in cui si trovano a vivere. Una società che non è in grado di dargli risposte e che forse li prende anche un po' in giro facendogli credere di poter fare ciò che vogliono per poi sbarrargli tutte le porte.

Condivido in parte; certamente i giovani d'oggi si trovano a vivere nella società più ostile nei loro confronti di sempre. In passato sicuramente si avevano minori possibilità di scelta ma c'era la certezza di avere una strada da percorrere; oggi, con l'illusione di avere molte strade di fronte a sé, vi è il rischio di iniziare a correre per poi trovare quella strada sbarrata. Ecco allora che alcuni trasformano quell'insicurezza in rabbia e altri in depressione, ansia, attacchi di panico e disturbi di stomaco.

Insomma: come sempre c'è chi la rabbia la esprime e chi la ingurgita, trasformandola in qualcosa che corrode da dentro.

Non credo però che tutto ciò si ricolleghi solamente alla società, sarebbe troppo facile e semplicistico. Sono certo che un ruolo importante lo ha anche l'aver interiorizzato alcuni modelli familiari e alcuni meccanismi che li spingono a sentire di dover avere successo senza però essere allo stesso tempo in grado di contenere le ansie e le angosce connesse al timore di non farcela e all'ipotetico fallimento. Credo che la rabbia nasca proprio da questo, dal sentirsi spinti verso l'esterno senza avere alle proprie spalle il contenimento necessario per poter saltare. Facciamo finta di trovarci di fronte ad un burrone ed essere invitati a saltare; mentre lo stiamo per fare ci si accorge che nessuno ci ha dotati di un paracadute. Cosa pensate che farebbe ognuno di noi? Tenterebbe in tutti i modi di saltare; chi divincolandosi con forza e chi invece iniziando a piangere e disperarsi, supplicando l'altro di non obbligarlo. Tutto ciò penso che nasca dal terrore di essere scagliati di sotto senza la certezza né di essere in grado di volare né che chi ci invita a saltare sia pronto a saltare con noi per prenderci al volo e salvarci.

Il problema potrebbe quindi risalire a monte, alle difficoltà che oggi vi sono in seno alla famiglia nel favorire un rapporto di fiducia tra genitori e figli che permetta a questi di prendere gli incoraggiamenti dei genitori a fare di più e a saltare, non come inviti al suicidio ma come basati sulla certezza che si è pronti per volare e che se sarà difficile impararlo a fare ci sarà qualcuno pronto a sostenerci in volo.

Come dicevo alcuni cercano di reagire con rabbia e altri trasformano quella paura in depressione e ansia e quel salto non lo spiccano proprio con il pericolo di essere spesso considerati semplicemente pigri e svogliati. Personalmente penso che dietro ogni comportamento e/o sintomo vi sia un significato e che dovremmo provare ad interrogarci su ciò che l'altro ci stia provando a dire piuttosto che soffermarci a dare un significato univoco a ciò che fa. Penso anche che sarebbe molto utile avviare una riflessione che permetta a ciascuno di esprimere ciò che prova senza pensare che qualcuno stia considerando l'altro il responsabile delle proprie difficoltà. Spesso per risolvere le difficoltà dei giovani è essenziale riavviare un dialogo, interrotto molto tempo prima, sia con i genitori, così che questi possano tornare ad essere il punto di riferimento certo a cui aggrapparsi, sia con loro stessi, così da aiutarli a comprendere ciò che i loro sintomi gli stanno dicendo e quanta spinta vitale vi sia proprio in quella rabbia che spesso viene vista solo come distruttiva.

Scritto da

Dott. Daniele Regini

Lascia un commento

ultimi articoli su crisi adolescenziali