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“Cosa penseranno gli altri di me”: il disturbo d’ansia sociale

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

"Ero a quella festa con Giulia; ero teso, mi sentivo osservato! «Che diranno di me!», pensavo. Giulia lo aveva notato e mi disse: «Che hai? Vuoi andare via?». «Si», le risposi, «Andiamo»."

24 AGO 2018 · Tempo di lettura: min.
“Cosa penseranno gli altri di me”: il disturbo d’ansia sociale

di Angela Vigliotta

Il disturbo d'ansia sociale (conosciuto come Fobia Sociale) è una condizione di disagio sociale appartenente alla più ampia categoria dei disturbi d'ansia. Avere un disturbo d'ansia sociale vuol dire avere paura di essere osservati, di essere giudicati o di essere al centro dell'attenzione. L'aspetto centrale è "la paura del giudizio altrui", la persona che soffre di ansia sociale teme il giudizio negativo degli altri e di fare una "brutta figura", ossia che gli altri possano trovargli dei difetti o che lo possano ritenere incompetente o strano. Però, unitamente al timore del giudizio negativo, c'è un forte desiderio di dare una buona impressione di sé, la voglia di essere accettati, apprezzati, giudicati bene. Questa paura riaffiora quando parla con gli altri, quando fa qualcosa mentre gli altri lo guardano o anche semplicemente quando si trova in mezzo ad altre persone e anche quando vi è solo la possibilità di attirare l'attenzione degli altri. Ha in particolare paura di essere giudicato male dagli altri se dovessero accorgersi che è ansioso (che ad esempio, arrossisce, suda, trema), oppure potrebbe dire o fare qualcosa di sbagliato o imbarazzante, apparire goffo, avere un attacco di panico. Qualcuno ha anche paura che gli altri possano trovare spiacevoli e criticare particolari caratteristiche del suo aspetto. Le situazioni più frequentemente temute sono: parlare in pubblico, andare ad una festa, scrivere o firmare davanti a qualcuno, fare la fila, usare il telefono in presenza di altre persone, mangiare o bere in pubblico, usare bagni pubblici o mezzi di trasporto pubblici. Alcuni temono di avere funzioni corporee imbarazzanti al momento sbagliato, ad esempio perdere il controllo dell'intestino o della vescica, di emettere flatulenze, di vomitare, di ruttare. Alcuni hanno più paura delle situazioni in cui viene richiesta loro una prestazione, altri delle occasioni di interazione sociale. In quest'ultimo caso, chi soffre di disturbo d'ansia sociale spesso teme di non avere niente da dire o di dire qualcosa di sbagliato, di sembrare noioso o comunque di essere giudicato inadeguato. In ogni caso, la persona che ne soffre affronta le interazioni con gli altri con estremo disagio e ansia, oppure le evita.

Il Disturbo d'Ansia Sociale a livello cognitivo, comportamentale ed emotivo

A livello cognitivo sono presenti credenze negative su sé stessi: "Io sono diverso", "La gente non è tollerante con me", "Sono noioso", "Gli altri sono migliori di me", "Sono strano". La persona è molto critica verso se stessa e si autopercepisce come debole, incompetente e ridicola, mentre l'altro è visto come abile, superiore e competente. L'ansioso sociale si caratterizza, dunque, per la tendenza a dare un giudizio negativo di sé e a proiettarlo all'esterno come se tutto fosse trasparente, visibile agli occhi degli altri, anche quello che lui sente e percepisce. Ci sono, inoltre, una serie di errori di pensiero, come la tendenza a fare delle inferenze rispetto a ciò che può pensare l'altro "Lui può pensare che io sia noioso", o la previsione di eventi catastrofici, ad esempio, nelle situazioni sociali temute la persona tende a pensare "Se dovrò firmare non sarò in grado di scrivere", o ancora la tendenza ad autoriferirsi le cose "Loro non parlano con me, devo aver detto qualcosa di sbagliato", fatica a considerare delle possibili spiegazioni alternative, ad esempio, "Non parlano con me perché sono stanchi o non hanno voglia di parlare…". Inoltre, la persona si preoccupa troppo di come si sente, dell'attivazione fisiologica, dell'esito della prestazione e di ciò che gli altri pensano di lei, tutto questo preoccuparsi non fa che aumentare l'escalation dell'ansia.

Sul piano comportamentale, la persona adotta la condotta dell'evitamento e del rinvio, della rinuncia e del ritiro; nella relazione con l'altro adotta un comportamento protettivo ed una comunicazione di tipo anassertivo e di sottomissione. Nel caso in cui l'ansioso sociale si espone alle situazioni temute è in genere presente ansia anticipatoria cioè tende a rimuginare, con pensieri e immagini mentali negative, sulla situazione futura sperimentando un elevato ed intenso livello di ansia. Questa ansia disfunzionale si inserisce in un circolo vizioso tale per cui l'effettiva prestazione, durante la situazione temuta, può venire compromessa proprio dall'eccessivo livello di ansia. Ad esempio, la persona può focalizzarsi sui segnali non verbali del proprio interlocutore e/o sui propri segni e sintomi di ansia, piuttosto che sulla conversazione che sta avvenendo. Di conseguenza, l'interazione comunicativa verrà compromessa ed emergeranno ulteriore vergogna, imbarazzo e sensazione di inadeguatezza, che potranno promuovere nuovamente evitamenti, ansia anticipatoria o comportamenti protettivi. I comportamenti protettivi sono strategie che la persona mette in atto credendo di poter meglio controllare i propri sintomi. In realtà tali comportamenti amplificano i sintomi, mantengono l'ansia e le credenze della persona di essere valutata negativamente, nonché interferiscono negativamente con la prestazione e l'attività temute. Ad esempio, ripetere mentalmente ciò che si intende dire prima di parlare rende la conversazione più faticosa e difficile, oppure evitare il contatto visivo per non attirare l'attenzione dell'altro è un segnale che non agevola l'interazione. Quindi i comportamenti protettivi interferiscono con la situazione sociale temuta, facendo apparire la persona in realtà proprio più impacciata, goffa, o meno disponibile all'interazione. Nel caso in cui le conseguenze temute non si siano verificate, la persona attribuisce erroneamente l'assenza di conseguenze negative e catastofiche all'attuazione dei comportamenti protettivi, rendendo difficile la disconferma delle proprie credenze erronee. Accanto all'ansia anticipatoria, l'ansioso sociale, anche di fronte a prestazioni oggettivamente adeguate, inizia a ruminare sul proprio comportamento, formulando una valutazione a posteriori solitamente negativa di se stesso e della prestazione nella situazione sociale.

A livello emotivo, l'ansioso sociale vive con un senso generale di agitazione e di preoccupazione che aumenta con l'avvicinarsi di una situazione temuta, ansia, vergogna e sensazione di umiliazione nel momento in cui si trova in essa.

I sintomi ed il disagio legati alla Fobia Sociale tendono a cronicizzarsi e a persistere nel tempo se non si interviene, inducendo chi ne soffre ad evitare le attività a cui vorrebbe al contrario partecipare. La terapia più efficace per l'ansia sociale è quella Cognitivo-Comportamentale che ha il suo fulcro nell'esposizione graduale e sistematica alle situazioni sociali ansiogene opportunamente predisposta da paziente e terapeuta, e che permette di affrontare le situazioni temute in modo progressivamente più agevole e soddisfacente. Contemporaneamente la persona sarà stimolata ed aiutata a riprendere in mano aspetti della vita messi da parte (rapporti sociali, interessi personali, lavoro, ecc.).

Riferimenti bibliografici

1. Andrews, G., et al.Trattamento dei disturbi d'ansia. Guide per il clinico e manuale per chi soffre del disturbo. Centro Scientifico Editore, 2003.

2. Perdighe, C., Mancini, F. Elementi di psicoterapia cognitiva. Giovanni Fioriti Editore, 2010.

3. Wells, A. Trattamento cognitivo dei disturbi d'ansia. McGraw-Hill Education, 1999.

Scritto da

Studi Cognitivi Casertani

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