Cosa definisce l’identità personale e professionale?

L’illusione che esista un’identità stabile, solida e concreta, contrasta con la realtà dei fatti: l’Io è in continuo divenire, istante dopo istante.

22 OTT 2017 · Tempo di lettura: min.

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Cosa definisce l’identità personale e professionale?

La convinzione erronea che tormenta molti lavoratori è l'idea che avrebbero dovuto intuire la propria mission, la strada "giusta" da intraprendere, ben prima di iniziare gli studi, di costruirsi una famiglia e intraprendere l'attuale lavoro. In altre parole sono tormentati dall'idea di aver perso, a causa di un loro errore, la "vera chiamata".

E' una propensione a torturarsi con l'aspettativa che il senso della vita, a un certo momento, possa essere svelato in una forma pronta all'uso e che da quel punto in poi si possa essere finalmente soddisfatti ed immuni dalle frustrazioni.

Si tratta di un'aspettativa fuorviante, dal momento che "sapere ciò che vogliamo è una conquista psicologica rara e difficile, non è la norma" (Maslow).

COS'E' CHE DEFINISCE LA NOSTRA IDENTITA' PERSONALE E PROFESSIONALE?

L'illusione che esista un'identità stabile, solida e concreta, contrasta con la realtà dei fatti: l'Io è in continuo divenire, istante dopo istante.

Se metto due foto di me stessa a confronto: una attuale e una di dieci anni fa, quale sono io?

Se guardo la foto di dieci anni fa e dico: "quella sono io" è una forzatura, ci sono tante differenze.

Se tuttavia dico "quella non sono io" anche questa conclusione è erronea dal momento che, senza

la persona che ero dieci anni fa, come farei ad essere quella che sono oggi?

Proprio per questa caratteristica della nostra identità, di essere qualcosa di fluido in continuo divenire, è possibile trasformare le cose istante dopo istante. Supportati dai nostri monologhi interiori, costruiamo la realtà che viviamo e col passare del tempo la accettiamo come un dato di fatto: diviene un'entità sempre più vera.

La realtà che viviamo è fatta di storie che ci siamo raccontati e che continuiamo a raccontarci. E allora è possibile dar vita ad una realtà alternativa che metta insieme i pezzi della nostra esistenza in modo diverso, più utile e plausibile, più coerente con "la persona che voglio diventare".

Noi siamo simultaneamente molte cose, conteniamo moltitudini (Whitman).

Non solo è erronea l'aspettativa di un'identità stabile nel corso del tempo che ci porti ad avere una professione unica ed immutabile per tutta la vita. Ma quello che si osserva oggi più frequentemente è la fluidità delle nostre identità professionali che, se ben compresa e gestita, costituisce un arricchimento per noi e per la comunità.

Emilie Wapnick, nel suo libro "How to be everything", individua diversi modelli per gestire le cosiddette carriere multiple:

  • üunire molti interessi in un'unica professione sfaccettata
  • üavere molti lavori part-time
  • üavere un lavoro stabile che garantisca i nostri bisogni economici ma che ci lasci abbastanza tempo libero ed energia per perseguire molte passioni
  • ü gettarsi a capofitto in un settore per un numero di anni e poi cambiare rotta e iniziare una carriera totalmente diversa in un nuovo campo

Questi quattro modelli possono essere sovrapposti e personalizzati, ma sono un buon punto di partenza per progettare una vita e una carriera che permettano di sviluppare competenze ed esperienze diversificate.

Una domanda guida che può aiutare a gestire identità professionali sfaccettate è: cosa deve includere la mia attività lavorativa perché io sia soddisfatto ed apporti valore ai miei clienti?

In che modo il "chi sono" si collega al "cosa faccio" e al "come mi rendo utile" attraverso il mio lavoro? (cit. da Business Model You).

Ciò che siamo e ciò che vogliamo è un perenne work in progress.

Esiste un famoso racconto zen, intitolato "La porta senza porta": nella ricerca della verità, la nostra mente, si ostina incessantemente, a cercare una porta da attraversare, ma, non si rende conto, che, in realtà, la porta non esiste affatto.

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Scritto da

Anonimo-168532

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