Cosa accade al nostro cervello quando viviamo un’esperienza traumatica ?

Cosa accade al nostro cervello quando viviamo un’esperienza traumatica? Molti di noi vivranno un qualche tipo di trauma durante la loro vita...

16 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.

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Cosa accade al nostro cervello quando viviamo un’esperienza traumatica ?

Molti di noi vivranno un qualche tipo di trauma durante la loro vita. In alcuni casi, è facile venirne fuori senza avere effetti significativi a lungo termine, ma per una buona parte di noi non è così, restiamo intrappolati nel vissuto traumatico rivivendo l'esperienza attraverso flashback, pensieri negativi e incubi che interferiscono con la nostra routine.

Cos'è il disturbo post-traumatico da stress (PTSD)?

Questo fenomeno chiamato disturbo post-traumatico da stress (PTSD) è il risultato del malfunzionamento di meccanismi biologici che ci consentono di gestire esperienze pericolose. Per comprendere il PTSD, abbiamo bisogno di capire in che modo il nostro cervello processa una serie di eventi traumatici, inclusa la morte di persone a noi care, la violenza domestica, le ferite gravi, l'abuso sessuale, lo stupro, la guerra, gli incidenti stradali e le catastrofi naturali.

Tutte queste esperienze attivano in noi stati di impotenza e di pericolo in grado di elicitare la risposta del sistema di allarme del nostro cervello, nota anche come reazione di attacco, fuga o congelamento (the flight-fight-freeze response). Quando viene attivato questo allarme, l'ipotalamo, la ghiandola pitutaria e il sistema adrenergico, noto come l'asse ipotalamo-pitutario-adrenale, si organizzano per inviare contemporaneamente segnali al sistema nervoso parasimpatico, ossia quel sistema di rete che comunica con le ghiandole surrenali e gli organi interni per supportarli nel regolare funzioni come il battito cardiaco, la digestione e la respirazione.

A questo punto, viene prodotta una vera e propria "cascata chimica" in grado di inondare il nostro corpo con diversi ormoni dello stress, generando così cambiamenti fisiologici che preparano il corpo a difendersi. Per questo motivo , quando ci sentiamo in serio pericolo, aumenta la frequenza cardiaca, vi è un accrescimento della tensione muscolare e un' accelerazione del respiro. Anche quando la crisi è terminata, l'escalation degli ormoni dello stress all'interno del nostro corpo può perdurare per giorni, determinando l'attivazione di sintomi come la presenza di incubi, pensieri negativi, irritabilità, agitazione etc. Per la gran parte delle persone, questi vissuti svaniscono in un arco che va da alcuni giorni alle due settimane, via via che il livello ormonale ritorna ad uno stato basale.

Tuttavia, una piccola percentuale tra quelli che vivono esperienze traumatiche resta impigliata in questi sintomi anche con prevalenza di esperienze dissociative molto gravi.

Non ci è ancora del tutto chiaro cosa accade nel cervello di questi pazienti ma una teoria assume che il cortisolo, l'ormone dello stress continua attivare la reazione di fuga, attacco o congelamento, impattando negativamente sul funzionamento cerebrale del cervello e generando una serie di sintomi. Questi sintomi possono essere racchiusi in quattro categorie:

  • pensieri intrusivi (incubi, flashback, ricordi intrusivi, depersonalizzazione, derealizzazione);
  • evitamento persistente e di ricordi, pensieri che ricordano l'evento traumatico (persone, luoghi, eventi etc.);
  • modificazioni negative persistenti nei pensieri e nell'umore (distorsioni cognitive, distacco emotivo, vergogna, senso di colpa);
  • ipervigilanza o aumento dell'arousal (aggressività, scoppi d'ira, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, comportamento spericolato).

Non tutti manifestano tutti questi sintomi o li vivono nella stessa intensità e frequenza. Per fare diagnosi di PTSD, i sintomi devono perdurare per un periodo superiore ad un mese. I fattori che incidono nell'insorgenza del disturbo possono essere genetici, ambientali come la persistente esposizione allo stress, la presenza di una condizione psicopatologica pregressa e la mancanza di un supporto sociale.

Tuttavia, non abbiamo un quadro molto chiaro sulle cause che determinano la malattia, sicuramente un ruolo importante sarebbe determinato dall'ipersensibilità a determinati "trigger" (fattori attivanti) ossia stimoli fisici e emotivi che il cervello associa all'esperienza del trauma d'origine. Si tratta di sensazioni non propriamente pericolose ma che, a loro volta, richiamano reazioni fisiche ed emotive molto potenti. Ad esempio, l'odore del fuoco ad una braciata con amici potrebbe riattivare la memoria di essere intrappolati in un'abitazione che sta bruciando. Nelle persone, affette da PTSD, quel ricordo produce la stessa cascata neurochimica che si era verificata quando è stato vissuto l'episodio in origine. Per questa ragione, la persona esperirà esattamente gli stessi sentimenti di impotenza e panico, rivivendo nuovamente il trauma.

Questo spiega perché, chi è affetto da PTSD, potrebbe mettere in atto strategie di evitamento dei trigger che possono far rivivere l'esperienza traumatica. Si tratta tuttavia di stimoli imprevedibili e cercare di evitarli determina spesso l'isolamento del soggetto affetto da disturbo post-traumatico da stress. L'isolamento aumenta la percezione del paziente di non sentirsi capito, ignorato, che la sua vita sia in standby mentre il resto delle persone continua a muoversi e questo costituisce un fattore di mantenimento della sintomatologia.

Cosa dobbiamo fare se pensiamo di soffrire di PTSD?

Il primo passo è ricevere una valutazione effettuata da un esperto nella salute mentale sulla base della quale verrà effettuato un piano terapeutico. In questi casi la psicoterapia può fornire risultati efficaci, aiutando il paziente a comprendere e a riconoscere i propri fattori attivanti e a sviluppare strategie funzionali per gestire quelle situazioni che attivano i sintomi. Allo stesso modo è importante praticare determinate attività che riguardano la cura di sé come la mindfulness e l'esercizio fisico che servono a ridurre l'intensità dei pensieri negativi e dei livelli di stress. In determinati casi , i farmaci, somministrati da uno psichiatra, sono utili per alleviare i sintomi più gravi.

Che succede se ci accorgiamo che una persona a noi cara soffre di PTSD ?

L'empatia, il supporto sociale e l'accettazione sono i punti chiave per un processo di guarigione. È importante validare le loro emozioni, riconoscendo lo stato della loro sofferenza, utilizzando una modalità non giudicante, senza rimandare in alcun modo in loro la sensazione che pensiamo stiano avendo reazioni esagerate, altrimenti rischiamo di attivare in loro sentimenti di vergogna e colpa. E' inoltre fondamentale incoraggiarli a ricercare un aiuto specializzato. Il disturbo post traumatico da stress è anche noto come la "ferita nascosta" dal momento che non si manifesta con segni fisici ma il fatto che non sia visibile, non lo rende meno doloroso.

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Scritto da

Dott.ssa Maria Teresa Caputo Linkedin

Psicologa Nº iscrizione: Nº iscrizione all’Albo 5836

La dott.ssa è Psicologa e Psicoterapeuta ad indirizzo Cognitivo-Comportamentale, iscritta all'ordine degli Psicologi della Regione Campania. Svolge la professione privatamente occupandosi di disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo compulsivo, lutto nell’ età evolutiva e nell’età adulta.

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