Accesso Psicologi Registra il tuo centro gratis

Coronavirus e sopravvivenza psicologica

<strong>Articolo rivisto</strong> dal

Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Riscoprire il proprio tempo durante l'epidemia. Ritrovarsi in un modo e in tempi diversi, in spazi che non sono quelli abituali. Quali soluzioni per se stessi?

23 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.
Coronavirus e sopravvivenza psicologica

Con questo articolo è possibile riflettere sul proprio tempo e sul fatto che adesso è il tempo di fare i conti con noi stessi, lontani dagli impegni e dalle abitudini quotidiane.

Quanto dura un minuto? Semplice, un minuto, verrebbe da rispondere. È vero. Ma il tempo vissuto è diverso da quello scandito dal l'orologio.

Eppure, eravamo abituati a rincorrere il tempo perché sembrava non ce ne fosse mai abbastanza per portare a compimento tutti i nostri impegni. Le settimane volavano e nel weekend end era facile domandarsi: ma come, siamo già a domenica? Ebbene sì, ci siamo costruiti una vita il cui andamento è scandito da un tempo che non ammette spazi vuoti.

La nostra mente è bulimica e si nutre del fare. Un fare che non è mai abbastanza e che occorre sempre incrementare come fa un affamato che non è mai sazio del cibo che ingerisce. Anche con i figli molti genitori utilizzano lo stesso schema. Non esiste il tempo dell'ozio. Ogni attimo, ogni momento deve essere riempito con il dedicarsi a un qualcosa.. Ecco allora che dopo la scuola abbiamo l'ora di musica, poi lo sport, ecc.

Faccio dunque sono, è il motto al quale la nostra mente ci ha abituati.

Eravamo pronti a scongiurare il tempo di dilatarsi per darci il tempo necessario per fare tutto.

E adesso? Costretti nell'immobilismo quanto dura un minuto di orologio? Soli con noi stessi, quanto sopportiamo il tempo che scorre? Riusciamo ad avvertire il suo cammino che, improvvisamente si fa estremamente lento? Al di fuori di ogni tentativo di inganno con film ed internet, quanto riusciamo a tollerare l'inesorabile lentezza di un tempo che improvvisamente diviene qualcosa di diverso da quello a cui eravamo abituati? Un tempo rincorrevamo il tempo stesso...

Adesso è una fuga dal tempo come se si affacciasse il pericolo di essere raggiunti e di rimanere soli con esso. Nasce improvvisamente il timore di un tempo che da stretto e fugace diventa dilatato e quasi immobile. Di che tempo si tratta?

Forse è quello che non abbiamo mai voluto affrontare perché per la prima volta non può essere riempito dagli impegni ma può essere solo contemplato. Credo che questo tempo funga da specchio che ci rimanda l'immagine di ciò che resta di noi dopo anni di rincorsa. Un tempo che sa di blocco improvviso e che ci costringe a sopportare il silenzio di un'attesa senza oggetto. E nel silenzio avvengono forse le confessioni per difficili, i bisbigli più scomodi, i rimuginii più assordanti. Fermarsi nel tempo dilatato. Non credo sia mai accaduto prima.

Improvvisamente non c'è un tempo da impiegare ma un tempo da ascoltare. È l'epoca della messa in discussione, dell'accettazione del dubbio, della noia che si fa presenza. Attraverso il non fare si apre l'opportunità di comprendersi in uno spazio che sa di prigionia. Costretti con noi stessi e con chi abbiamo scelto di stare nel continuo tendere a rifuggire dalle scelte prese. Adesso il fermo.

Nel congelamento della routine si affaccia lo spettro di diversi confrontare con il dubbio, l'ammissione dello sbaglio, le opportunità perse.

Quanto dura un minuto di tutto questo? Un'infinità. E confrontarsi con l'infinito fa paura, si rischia lo smarrimento, il panico da totalità. Consiglio per abituarsi a questo nuovo tempo, un modo diverso di approcciarsi alla vertigine del proprio silenzio. Chiudendo gli occhi propongo questa pratica. Evito di utilizzare il termine "meditazione" perché troppo inflazionato, eccessivamente utilizzato nel linguaggio new-age e forse troppo in sintonia con le tecniche dal sapore metafisico.

Propongo qualcosa di pratico e semplice che si basa sul respirare portando l'attenzione al contare fino a dieci durante l'ispirazione. E fino a dieci durante l'espirazione. Riappropriarsi del proprio tempo partendo da ciò che abbiamo di piú nostro. Il respiro, appunto. Una variante può essere scandire il tempo dell'inspirazione e dell'ispirazione in base al ritmo, cardiaco con le mani poggiate sul cuore. Ritmo cardiaco e respiro divengono i nuovi parametri che definiscono il nuovo tempo.

Il vero tempo.

Quello autenticamente vissuto che non è derivato da impegni esterni, ma da ritmi fisiologici propri. Un tempo diverso per ciascuno. Un tempo che definisce la diversità di ognuno e l'unicità di ciascuno proprio in base a queste caratteristiche specifiche fatte di respiro, cuore e sensazioni ad essi abbinati. Riflettere su quanto emerge attraverso queste prati che può essere un diverso inizio di noi stessi al termine di questa epidemia.

Auguro a tutti, quindi, una buona pratica di consapevolezza di se stessi.

Scritto da

Dott. Andrea Guerrini

Lascia un commento

ultimi articoli su crisi esistenziale