Coppia mista: cosa la qualifica come tale?

Cosa rende davvero una coppia mista differente dalle altre? Quali sono le caratteristiche che la rendono speciale?

2 LUG 2020 · Tempo di lettura: min.
Coppia mista: cosa la qualifica come tale?

È singolare osservare come i dati statistici e le informazioni riguardanti le cosiddette coppie miste (intendiamo qui le unioni fra un partner italiano e uno straniero) risalgano per lo più a 10-20 anni fa, nonostante la crescita esponenziale di un fenomeno che -almeno nel centro/nord Italia- rivela come misto, un matrimonio su cinque.

Secondo il rapporto 2018 dell'osservatorio interistituzionale sugli stranieri nella Provincia di Torino, la cittadinanza straniera presente su questo territorio, costituisce quasi il 10% della popolazione complessiva; un dato questo, che non può non farci riflettere sul cambiamento in atto.

Negli ultimi anni l'Italia si è aperta (volente o nolente) a culture altre, non solo per fini turistici e commerciali, ma per accogliere nuove forme di socialità e coesistenza. Si pensi ad esempio al proliferare di associazioni culturali e di progetti che divulgano la diversità come valore, e che tentano di riunire sotto un tetto comune, l'esigenza di integrarsi e di condividere esperienze.

Il fatto che la realtà dei matrimoni misti riguardi in larga misura partner che provengono da paesi a forte pressione migratoria, ha determinato altresì la tendenza a circoscrivere tale fenomeno a situazioni di problematicità e di fragilità economico sociale. La maggioranza delle associazioni sopracitate e la preparazione dei professionisti che vi lavorano, sono rivolte quindi ai rifugiati politici, a vittime di violenza e in generale, a fronteggiare situazioni di estrema gravità economica e psicologica ( disturbi post traumatici ecc..).

In generale, lo straniero in Italia è ritenuto una presenza di serie B, portatore di bisogni, più che di nuove competenze e possibilità. Senza entrare nell'esamina di ogni contesto geo politico e nella trattazione di singole realtà, mia personale opinione, è che questa e altre simili ragioni abbiano determinato, e costituiscano tutt'ora, la principale motivazione della mancata attenzione, e se vogliamo, della mancata curiosità verso un futuro che ci vedrà sempre più 'mischiati' e vicini a culture differenti.

Tornando al nostro argomento principale, l'etichetta di coppia mista risulta difficile da comprendere sia all'interno, sia all'esterno della coppia stessa.

Cosa rende davvero una coppia mista differente dalle altre? Quali sono le caratteristiche che la rendono speciale? E quando 'speciale' significa problematica o invece portatrice di nuove occasioni di crescita?

Mi vengono in mente numerosi esempi, come le incomprensioni dovute alla lingua (come è difficile scherzare e fare battute in una lingua diversa!) o la magia di scoprire tradizioni e culture differenti, o ancora le difficoltà burocratiche ad ogni livello (riconoscimento dei titoli conseguiti nel proprio paese di origine, validazione di documenti e richiesta di permessi di soggiorno...) che sicuramente espongono la coppia mista a sfide più numerose e pressanti. Ma ad un livello più intimo e relazionale, dove si situano le differenze?

Francesco Cerchiaro (Quaderni di sociologia, 72/2016) nella sua analisi "Coppia mista? In che senso?" distingue analiticamente tre principali significati attribuiti alla differenza nel racconto di sé:

  1. la differenza come stigma da respingere;
  2. la differenza come problema da risolvere;
  3. la differenza come risorsa da valorizzare.

Nel primo caso - la differenza come stigma da repingere - la coppia si trova a fronteggiare lo stigma della divisione sociale (noi nel gruppo coppie miste, voi nel gruppo coppie ...normali) che può esporre uno dei partner per esempio alla discriminazione razziale o religiosa, e creare un ulteriore solitudine all'interno della relazione; oppure spingere la coppia a mostrare l'irrilevanza delle supposte differenze.

Nel secondo caso - la differenza come problema da risolvere - le difficoltà si misurano interne alla famiglia allargata, dove abitudini e tradizioni a volte molto lontane devono integrarsi con le specificità valoriali della coppia e della funzione genitoriale; o ancora la differenza diventa un problema da risolvere nella frequentazione di altre coppie e famiglie dove la comunanza di interessi che portino alla creazione di nuove amicizie non è sempre così facile e ovvia.

Nel terzo caso - la differenza come risorsa da valorizzare - la coppia ha generalmente superato le criticità interne alla relazione ed è cresciuta nel contesto sociale in cui ha deciso di organizzare la propria vita famigliare ( lavoro, scuole dei figli ecc.) portando con sè tutta la creatività e l'arricchimento di una coesistenza multiculturale. E' questo il gruppo al quale vorrei qui dare maggior voce, poichè è il gruppo di coloro di cui quasi mai si sente parlare, portatore di quelle differenze capaci di generare circoli virtuosi di bellezza e accoglienza.

Sempre osservando la coppia al suo interno, il Dott. Alberto Mascena (Presidente Aifcom/Ass.Italiana famiglie e coppie miste) osserva come già da un punto di vista prettamente comunicativo le differenze possano essere reali e sfidanti anche fra due partner della stessa cultura (coppie miste: le differenze fanno sempre la differenza? Seminario del 05/06/2020): un esempio fra tutti, la profonda diversità di tradizioni, dialetti, usi e abitudini che troviamo fra il nord e il sud di Italia e che, in modo anacronistico e talvolta tristemente competitivo, dividono tutt'ora il nostro paese.

Ricordo che negli anni 80 proliferavano le diatribe famigliari per contrastare le convivenze fra le coppie di giovani al nord, mentre molti genitori del sud gridavano allo scandalo e supplicavano i loro ragazzi per un immediato matrimonio riparatore. Infatti, molti compagni di studi con cui frequentavo l'università e che provenivano dal meridione, trovarono a Torino l'amore "straniero" (cioè del sud) e andarono a convivere, condividendo i costi e le gioie di una coppia stabile. Ricordo come per me fosse affascinante e curioso ascoltare i loro accenti e condividere memorie tanto differenti della nostra infanzia. Quella "mixitè" allora era considerata sinonimo di modernità e apertura; la diversità era vissuta con slancio e ottimismo....cosa è cambiato da allora? Cosa determina adesso la divisione fra NOI e LORO?

I famosi esperimenti di Tajfel negli anni 50 rivelano come la tendenza degli esseri umani a creare distinzioni nelle relazioni intergruppi, (anche basando la distinzione su motivazioni del tutto banali) non rappresenti altro che un processo psicologico istintivo, automatico e immediato. Questo è un punto molto importante su cui soffermarsi, poiché non si desidera qui giudicare e criticare chi, in maniera del tutto naturale, applica nella propria vita naturali processi di auto ed etero-categorizzazione intergruppi, ma per sottolineare come sia importante non scivolare nelle dinamiche di opposizione e di rifiuto di gruppi identitari differenti dai nostri. A tal proposito, la teoria dell'identità sociale (Ash, 1951), concettualizza come il proprio gruppo di riferimento diventi il luogo della costruzione della propria identità sociale.

L'individuo utilizza a questo scopo tre processi funzionalmente collegati:

  • la categorizzazione (vegani /onnivori, omosessuali /etero, neri /bianchi ecc.);
  • l'identificazione (l'identità è costituita da gerarchie di appartenenze multiple come l'essere tifosi di una precisa squadra di calcio, ma anche fan di una seguitissima band musicale);
  • il confronto sociale ( tendiamo a massimizzare le somiglianze all'interno del nostro gruppo, ma al contempo massimizziamo anche le differenze con gruppi differenti dal nostro) basandoci su diversi fattori come ad esempio l'età o l'appartenenza etnica...

M. Recalcati in un suo intervento, ci ricorda come il termine biblico della fratellanza non coincida con il conosciuto, con il famigliare, ma esattamente con l'opposto. Il vero fratello è l'Altro in quanto sconosciuto, e la fratellanza è quindi la relazione fra lontani.

Tutto ciò è valido a maggior ragione in un momento come questo, alla presenza di una terribile pandemia che ci coinvolge tutti e che vede l'Altro paradossalmente piu' vicino, in quanto simile a noi nel tentativo di fronteggiare un evento cosi' traumatico e imprevedibile. Il Covid-19 ci insegna che è l'essere umano, non la sua professione, il colore della pelle o la sessualità, a renderci simili, ma ontologicamente il nostro esser-Ci. Ecco, che guardare all'Altro come colui che - come noi- abita il mondo, allarga in maniera naturale la nostra prospettiva e ci permette di scavalcare quelle numerose barriere mentali costituite da automatismi, stereotipi, classificazioni ed etichetatture che, anche involontariamente, bloccano la creazione di un unico grande gruppo: il Noi.

La società, in continuo mutamento e in costante connessione , ci mostra ogni giorno scenari anticipatori, e ogni fenomeno che attraversiamo ora, ha avuto un suo inizio. Solo noi possiamo determinare il conseguente adattamento e l'apertura a nuove forme di coesistenza. La coppia mista non è altro che l'incontro fra due esseri umani che hanno scelto di condividere un progetto di vita insieme.

Perché non ricominciare a partire dall'essere umano con le sue peculiarità, con la sua unicità, e pensarci semplicemente come persone che condividono le sfide e i sogni della vita? Tutti abbiamo bisogno degli altri, e i mesi appena trascorsi ci hanno mostrato quanto sia radicale e connaturato il bisogno di condividere e di stare insieme. Ogni coppia ha iniziato il suo progetto partendo proprio da questo.

Stefania Scarduelli

Psicologa-Psicoterapeuta

Coordinatrice del Progetto Expat e Famiglie miste Torino e Piemonte

Delegata Aifcom - Associazione Italiana Famiglie e Coppie miste per la regione Piemonte

Scritto da

Dott.ssa Stefania Scarduelli

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