CONFUSIONE NELLA DIAGNOSI DI ATTACCHI DI PANICO

I falsi positivi nella diagnosi di attacchi di panico. Tale etichetta viene oggi utilizzata per situazioni problematiche che in realtà non sembrano rientrare in tale diagnosi.

10 NOV 2017 · Tempo di lettura: min.

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CONFUSIONE NELLA DIAGNOSI DI ATTACCHI DI PANICO

Le sempre maggiori informazioni e conoscenze medico-psicologiche sul panico hanno permesso di rendere meno "spaventosa" la diagnosi di DAP (Disturbo da Attacchi di Panico) ma hanno portato con sé anche una maggiore "facilità" con cui tale etichetta viene utilizzata per spiegare dei quadri problematici che, in realtà, non rientrano in tale patologia.

Vediamo qualche esempio.

  • Disturbo ossessivo compulsivo (DOC)

Possono esserci dei picchi di ansia o di panico qualora la persona sia impossibilitata a mettere in atto la compulsione che le permette di annullare l'ossessione; per questo motivo il vero obiettivo dell'intervento psicologico sono i rituali che la persona sente come necessari e non la reazione ansiosa.

  • Ipocondria

Il mancato controllo sul proprio stato di salute può condurre il soggetto ipocondriaco a sperimentare il panico; agire su di esso però non smonterà l'ossessione che alimenta l'ipocondria, vero bersaglio del percorso terapeutico.

  • Disturbo post traumatico da stress (DPTS)

Nel caso di trauma, quindi di un evento che, nella vita del soggetto, segna un "prima" e un "dopo", il panico è uno dei sintomi che la persona sperimenta, specie in concomitanza con situazioni o ricordi che riportano il soggetto al momento del fatto traumatico; in questo caso, alcune tecniche terapeutiche tipiche per un disturbo da attacchi di panico può risultare addirittura controproducente.

  • Problemi di relazione

Specialmente nell'universo femminile, è possibile riscontrare casi in cui blocchi affettivi e di relazione trovano come via di uscita una reazione di tipo ansioso o di panico; la presenza o l'assenza del partner possono attivare uno stato inconscio di allarme e in alcuni casi sono gli ultimi sintomi sui quali si lavora, in quanto, rappresentano proprio l'unica possibilità per la mente di decomprimere un peso troppo grande.

  • Angoscia

A differenza dell'ansia, nella quale vi è PREOCCUPAZIONE per qualcosa di brutto che possa accadere, nello stato di angoscia la persona è pervasa dalla CERTEZZA che questo avvenga. Anche in questo caso, come per il DPTS, le tecniche di intervento sono molto diverse dal DAP.

Per questo è necessario, da parte del professionista, una accurata indagine sui sintomi riportati dal paziente e un monitoraggio costante delle ipotesi diagnostiche fatte.

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Scritto da

Dott.ssa Sabrina Trojani

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