Accesso Psicologi Registra il tuo centro gratis

Come superare l'attacco di panico

<strong>Articolo rivisto</strong> dal

Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

È sempre più comune parlare di attacchi di panico, ma cos'è realmente?

16 MAR 2016 · Tempo di lettura: min.
Come superare l'attacco di panico

Si parla spesso, nel linguaggio comune, di panico: mi prende il panico, ho paura, il panico mi ha sopraffatto...

Ma cos'è l'attacco di panico vero e proprio?

Su di esso sono stati scritti migliaia di testi e non esagero. Io cercherò di riassumere in poche righe.

Si può parlare di attacco di panico quando una sensazione di ansia sale vertiginosamente, al punto che la testa gira, le gambe tremano, il cuore batte all'impazzata. Si pensa che si stia per morire da un momento all'altro.

Avviene durante un periodo di breve durata, al massimo dieci minuti, durante i quali, come ho accennato, si sviluppano paura e disagio molto intensi, e si avvertono sintomi come: palpitazioni, sudorazioni, tremori molto forti, sensazioni di sbandamento, instabilità, soffocamento, asfissia, dolore al petto e all'addome, senso di svenimento, sensazione di irrealtà, di essere come distaccati da sé stessi, paura di impazzire, di perdere il controllo, torpore o formicolio dappertutto, brividi e vampate di calore. Arriva all'improvviso, non ci sono segni premonitori.

Diciamo subito, anche per rassicurare, che sostanzialmente è innocuo, e, anche se chi lo vive, lo descrive come un'esperienza terrificante, nessun organo del corpo ne viene danneggiato. Piuttosto si avverte il più delle volte un'ansia anticipatoria, che in pratica consiste nella paura di avere un altro attacco magari in posti dove non è possibile allontanarsi.

Spesso si verifica un circolo vizioso: più si ha paura più aumentano gli attacchi di panico e diventano ricorrenti. È indubbiamente un'esperienza molto spiacevole.

La solitudine e l'agorafobia

L'individuo si sente diverso dagli altri, a volte ha paura di essere pazzo. Si rifugia nella solitudine per paura di essere notato dagli altri. L'attacco di panico in genere sorge in periodi in cui ci troviamo particolarmente sotto stress, tanto che reagiamo in modo sproporzionato. Ciò che fa la differenza in questo disturbo, e lo contraddistingue da tutti gli altri, è il fatto della paura di avere altri attacchi e questo porta a fuggire da situazioni sociali, a vivere in un continuo stato di tensione, ad evitare persone e situazioni conviviali.

E da qui si passa ad un disturbo ad esso spesso correlato, vale a dire l'agorafobia. Cos'è? La paura di uscire di casa, degli spazi aperti, esterni, di trovarsi in luoghi non familiari. L'ansia assale perché si pensa di non riuscire a trovare una via di fuga in caso di un attacco di panico. Trovarsi fuori casa da soli, in mezzo alla folla o in coda a qualcosa, viaggiare in autobus, in treno o in automobile. Viene sempre richiesta la presenza di un volto amico, di un familiare, di una persona conosciuta alla quale potersi rivolgere nel caso di un attacco. Non si esce mai da soli senza la presenza di un accompagnatore.

Da quanto detto appare chiaro che il disturbo è estremamente invalidante, perché costringe ad uscire da casa solo se accompagnati, si diventa estremamente dipendenti dalle mura domestiche. Come si può vedere dalla descrizione si tratta di una situazione molto diversa dal semplice disagio di trovarsi in compagnia con persone sconosciute o in mezzo ad una situazione in cui si ha paura di fare brutte figure e si viene assaliti da un eccesso di timidezza, che magari porta al rifiuto ad uscire. Qui ci troviamo di fronte ad un autentico disturbo psichiatrico con evidenti sintomi di carattere psicosomatico.

Come fare a guarirne?

Diciamo subito che la situazione non è poi così grave. Esistono naturalmente trattamenti farmacologici, ma la terapia migliore è quella di affrontare le situazioni con molta gradualità nel senso che quando la cosiddetta ansia anticipatoria comincia a manifestarsi, si può tentare di affrontare ugualmente una situazione avvertita come "pericolosa", magari con l'aiuto di una persona amica o dello stesso terapeuta.

Si tratta di quello che in termini tecnici è chiamato "decondizionamento". Si inizia con l'uscire per pochi minuti, poi si aumentano le situazioni di esposizione gradualmente. Quando si comincia a verificare che in realtà non succede niente, la persona acquista fiducia e col tempo, variabile a seconda dei casi, ma non eccessivamente lungo, si arriva a riconquistare quella autonomia che si credeva perduta e si ritorna alla normalità. Importante è evitare per quanto possibile le situazioni di stress.

Certo, in una società come la nostra questo è un po' difficile, ma non impossibile. Ho detto evitare, ma chissà, forse sarebbe meglio dire affrontare in modo razionale le situazioni stressanti, cercando di rimanere calmi e dimostrando così a sé stessi di essere in grado di farvi fronte senza conseguenze. Ne abbiamo tutti la forza, credetemi, c'è sempre una soluzione a tutto.

Tutti i momenti di debolezza possono essere superati. Basta crederci e qui entra in gioco il bravo psicologo. L'aiuto e il sostegno che può dare in questi casi è enorme e con l'impegno, la passione, e la propria umanità, comprensione e pazienza può portare qualsiasi persona alla guarigione.

Scritto da

Dott. Sergio Rossi

Lascia un commento

ultimi articoli su attacchi di panico