Come reagire di fronte a un lutto

Quando un lutto è "normale" e quando invece diventa patologico: come riconoscere cosa ci sta succedendo e se abbiamo superato le varie fasi di elaborazione della perdita.

6 MAG 2017 · Tempo di lettura: min.
Come reagire di fronte a un lutto

Quando si parla di lutto, non si fa riferimento solo alla morte di una persona cara, ma anche a tutte quelle situazioni in cui una persona è esposta a perdite o cambiamenti importanti, quali una separazione, la perdita del lavoro, l'aborto, un trasferimento, il pensionamento.

In tutti questi casi la persona deve trovare un nuovo equilibrio e un nuovo adattamento nella sua vita.

Di qualunque tipo di lutto si parli, il processo di elaborazione è caratterizzato dall'affrontare diverse fasi, strettamente connesse tra di loro e di durata variabile.

Non esiste un tempo ottimale, ma ci sono dei tempi fisiologici per l'elaborazione del lutto; in genere si parla di 12-24 mesi in cui è normale sperimentare uno stato depressivo, mentre se questo si prolunga più a lungo significa che la persona è rimasta bloccata in una delle fasi di elaborazione e quindi possiamo trovarci di fronte a un lutto patologico.

Kübler-Ross nel 1970 ha descritto le 5 fasi dell'elaborazione del lutto:

  1. la negazione, in cui la persona rifiuta la realtà e nega la perdita;
  2. il patteggiamento, in cui la persona cerca in tutti i modi di tornare indietro per riavere ciò che ha perso;
  3. la rabbia, in cui la persona si rende conto che il patteggiamento è inutile, ciò che ha perso non tornerà indietro, quindi prova sentimenti di rabbia verso se stessa, verso la persona scomparsa (colpevole di essersene andata) o contro un'entità superiore, per esempio Dio o il destino;
  4. la depressione, in cui la persona abbandona ogni difesa e inizia a provare la tristezza per la scomparsa della persona amata, per la solitudine, per l'abbandono, per l'ineluttabilità della perdita. Questo stadio, che potrebbe sembrare il peggiore, è in realtà la via d'uscita dal lutto;
  5. l'accettazione, in cui la persona comincia poco alla volta a riorganizzare la propria vita, a riprenderla in mano. Ovviamente il dolore non viene dimenticato, ma si riorganizza e fa sì che la persona possa comunque andare avanti.

Alcune persone faticano a completare il processo di elaborazione del lutto, e questo a volte accade poiché si teme, magari in modo non del tutto conscio, che non si riuscirà a tollerare le emozioni proprie della fase successiva. Molti, per esempio, trascorrono anni in fase di rabbia perché, per quanto tale emozione sia dolorosa, sentono di riuscire a gestirla meglio della tristezza. Allo stesso modo, molti trascorrono anni in fase di depressione perché avanzare alla fase successiva significherebbe dover prendere in mano la propria vita, da soli e in piena responsabilità. E questo li farebbe sentire in colpa nei confronti di chi non c'è più.

Un altro fattore che può contribuire alla non elaborazione del lutto può essere l'aspetto traumatico legato alla perdita: alcuni lutti sono più difficili da elaborare poiché appunto sono caratterizzati da elementi traumatici (per esempio: una morte violenta, la sofferenza della persona cara, la morte prematura di un bambino o di un giovane, la morte di un figlio, l'evitabilità, una morte improvvisa, una pluralità di decessi ravvicinati, un senso di colpa...).

In tutti questi casi, qualora la persona non riesca ad affrontare autonomamente il processo di accettazione del lutto, può avvalersi di un supporto psicologico/psicoterapeutico, ed essere quindi accompagnata da una persona competente nelle varie fasi dell'elaborazione.

Scritto da

Ambulatorio Sociale di Psicoterapia

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