Come possiamo aumentare la nostra resilienza a partire da 3 strategie

La vita ci mette a dura prova con esperienze tristi e tragiche: vi spiego come possiamo aumentare la nostra resilienza a partire da tre strategie.

17 APR 2020 · Tempo di lettura: min.

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Come possiamo aumentare la nostra resilienza a partire da 3 strategie

La vita ci mette a dura prova con esperienze tristi e tragiche: come possiamo aumentare la nostra resilienza a partire da tre strategie?

Purtroppo le tragedie non fanno discriminazioni, esperienze come la fine di un rapporto, la scoperta di essere stati traditi, la perdita di una persona cara, essere bullizzati, perdere il lavoro improvvisamente, le catastrofi naturali, un divorzio, problemi di infertilità, un aborto, essere vicini ad una persona con malattia mentale o fisica mettono a dura prova la capacità di resistenza agli "urti" di ciascuno di noi. Essere vivi significa quasi inevitabilmente dover gestire situazioni pesanti come quelle appena citate.

Il concetto di "resilienza" deriva dal mondo della scienza dei materiali e fa riferimento alla capacità di un corpo di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi.

In psicologia, la resilienza è la capacità di resistere, fronteggiare e riorganizzare positivamente la propria vita dopo aver subito un evento negativo.

Di seguito, verranno descritte ben tre strategie per aumentare la resilienza, frutto degli studi della ricercatrice Lucy Hone, su cui lei stessa si è basata a seguito della perdita tragica in un incidente della figlia dodicenne.

1. Accettare che la sofferenza fa parte della vita

Accettare la sofferenza non vuol dire, per una persona resiliente, avere una sorta di desiderio masochistico per le tragedie; tuttavia, una volta che la difficoltà è subentrata, un soggetto con resilienza sembra poter accedere con maggiore facilità alla consapevolezza che la sofferenza fa parte dell'esistenza umana. Questo passaggio è fondamentale perchè ci permette di non sentirci come se fossimo parte di un complotto divino o una maledizione, intrappolandoci in quei pensieri impregnati di rabbia e frustrazione come " Perché è capitato a me ?". Il filtro più adatto sarebbe "Perchè non a me ? Le cose brutte accadono a te come a qualsiasi altro." Siamo figli di un'era che ci ha abituati a pensare che la nostra vita debba essere perfetta come d'altronde ci raccontano i post su instagram gioiosi acchiappalike, ma la verità è ben diversa.

2. Scegli con cura dove dirigere la tua attenzione

Le persone resilienti hanno la tendenza ad effettuare valutazioni realistiche delle situazioni imparando a focalizzarsi sulle cose che possono modificare e ad accettare le cose che non possono modificare. Si tratta di una competenza vitale da acquisire per adattarsi ai cambiamenti in generale della vita. Gli esseri umani sono predisposti a riconoscere con una certa rapidità le minacce e le vulnerabilità per sopravvivere. Chiaramente, viviamo in un modo molto più complesso di quello dei nostri antenati, dove le minacce possono essere diverse come le scadenze impossibili a lavoro, rapporti con persone tossiche, bollette interminabili etc. A tutte queste cose il nostro cervello risponde attivando il sistema di allarme. Siamo dunque perennemente sottoposti a stress. Le persone resilienti tendono ad avere la capacità di sintonizzarsi sugli aspetti positivi intorno a loro anche nei momenti più difficili. Si tratta di cercare le cose per cui siamo grati e di "Accettare quello che c'è di buono", un lavoro tutt'altro che semplice ma che alla fine si rileva funzionale.

3. Chiediti se quello che stai facendo ti sta davvero aiutando o ti sta facendo del male

Si tratta di un quesito centrale in psicoterapia ed è fondamentale per costruire un piano d'azione mirato al raggiungimento di obiettivi che devono necessariamente porre al centro il miglioramento della nostra salute psicofisica. È importante porsi più volte questa domanda durante il percorso per non perdere di vista l'obiettivo, sarà una vera e propria bussola in grado di tracciare il nostro cammino senza sentirci persi. Ad esempio, dopo essere stati lasciati, finiamo per avere accesso ancora alla vita dell'altro attraverso i social, in questo caso bisognerebbe chiedersi: " Questa cosa mi sta aiutando o mi sta facendo del male? Questa domanda va applicata in più contesti, ad esempio se il nostro obiettivo è perdere peso oppure aumentare la performance in uno sport o migliorare in una materia, trovare un lavoro, ottenere una promozione etc. Grazie a questa strategia siamo in grado di riportarci sistematicamente a capire qual è il nostro obiettivo e cosa possiamo fare per stare meglio e soprattutto ci fornisce la consapevolezza che abbiamo un ruolo attivo nel processo di "guarigione".

La resilienza di fatto non è un tratto di personalità predefinito che alcuni possiedono ed altri no, si tratta invece di un qualcosa in continua evoluzione che può essere "allenata" a partire dalla nostra volontà di applicare strategie come quelle sopra citate.

Nessuno vuole ritrovarsi in strade difficili e tortuose ma nel momento in cui attraversano il nostro cammino, restare impigliati in pensieri disfunzionali come "Non ne uscirò mai, è finita", "Perché a me?" serve solo ad aumentare la sofferenza e non ci permette di andare avanti. È fondamentale soffermarci sugli aspetti positivi e accettare invece quelli negativi che non possono essere modificati. È importante inoltre stabilire degli obiettivi finalizzati a riorganizzare la nostra vita e domandarci se i nostri comportamenti stanno andando verso la loro realizzazione o stanno semplicemente aumentando la nostra sofferenza. È un duro lavoro ma necessario per vivere.

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Scritto da

Dott.ssa Maria Teresa Caputo Linkedin

Psicologa Nº iscrizione: Nº iscrizione all’Albo 5836

La dott.ssa è Psicologa e Psicoterapeuta ad indirizzo Cognitivo-Comportamentale, iscritta all'ordine degli Psicologi della Regione Campania. Svolge la professione privatamente occupandosi di disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo compulsivo, lutto nell’ età evolutiva e nell’età adulta.

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