Come il pensiero condiziona le nostre emozioni

Come i nostri pensieri doveristici influenzano le nostre emozioni?

28 MAG 2014 · Tempo di lettura: min.

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Come il pensiero condiziona le nostre emozioni
Gli essere umani spesso si barricano dietro a sensazioni doveristiche nell'illusione della sicurezza di non sbagliare. Quando diciamo a noi stessi “lo faccio perché DEVO farlo” accettiamo un dogma, un'imposizione, senza sapere da dove questo provenga. Ma cosa succede quando quello che sentiamo di dover fare non ci riesce o non ci è possibile farlo?

La risposta è tristemente facile: stiamo male! E la soluzione non è altrettanto scontata, infatti in queste situazioni attribuiamo la ragione del malessere al fallimento delle nostre intenzioni, in realtà non è esattamente così. La ragione del malessere è in quella vocina del nostro pensiero che ci dice che noi dobbiamo proprio farla quella cosa...ma perché dobbiamo? A questa domanda si risponde dapprima con scioltezza, ma approfondendo la cosa diventa complicata.

Chiariamoci le idee, ad esempio... Siamo felicemente fidanzati da 2 anni, un giorno la nostra compagna ci lascia dicendoci che non ci ama più. Disperazione! Perché disperazione? Perché ci ha lasciato? No! Perché internamente ci diciamo che quella donna deve amarci! Perché deve? Dove è scritto? La prova realistica di questa doverizzazione è impossibile da trovare.

Inoltre al deve amarci, a rigor di logica, seguirà un pensiero del tipo “e se non mi ama questa cosa è terribile ed io non posso accettarla per cui soffro terribilmente (e potrebbe ancora continuare con: questo significa che non valgo niente e nessuno mai mi amerà ancora)”. Ma se ci dicessimo “preferirei che quella donna mi amasse”? Come cambierebbe? Sarebbe più accettabile la sofferenza? Sempre a rigor di logica sembrerebbe di sì.

In questo ragionamento entra in scena quello che la terapia cognitiva chiama modello ABC, dove per A si intende la situazione attivante, per B si intendono i pensieri, e per C si intendono le emozioni e i comportamenti.

La maggior parte delle persone tendono a vedere i collegamenti tra le A (la mia compagna mi ha lasciato) e le C (sto malissimo, sono disperato!), ma le B (nel nostro caso “lei deve amarmi, e se non mi ama questa cosa è terribile ed io non posso sopportarla”) vengono spesso misconosciute, nonostante siano la vera causa del malessere. Se infatti ad una stessa A (teniamo sempre la mia compagna mi ha lasciato) associamo una B diversa (ad esempio: questa cosa è molto spiacevole, avrei preferito che lei mi amasse, ma visto che questo non succede significa solo che lei non mi ama, ma può esserci qualcuno là fuori che può ancora amarmi) la C cambierebbe radicalmente (ok, non diciamo entusiasmo, però una tristezza accettabile sicuramente).

Le B che ci fanno soffrire di più sono infatti spesso (se non sempre) caratterizzate da doverizzazioni che non lasciandoci capacità di ragionamento essendo dogmatiche generano emozioni particolarmente spiacevoli. Facendo ancora un esempio: prendiamo il caso di una persona ansiosa, con particolare sensibilità alle situazioni in cui si deve esporre d'avanti a molte persone. In questo caso abbiamo una A che potrebbe essere “parlo in pubblico” ed una C che è “ho l'ansia!”. Quale potrebbe essere la B in questo caso? Solitamente nelle situazioni di ansia entra in campo il giudizio su di sé, per cui parlando davanti a molte persone il giudizio sarebbe di molti, e la B potrebbe essere “rischio di dire qualcosa di stupido, e se dicessi qualcosa di stupido gli altri penserebbero che sono stupido e questo non deve accadere, gli altri non devono pensare che sono stupido, e se lo pensano significa che sono stupido veramente e non valgo niente e questa cosa è insopportabile”. Ecco spiegato perché nella C abbiamo l'ansia!

Ora proviamo a cambiare la B e cerchiamo di ottenere una persona che parla con scioltezza d'avanti a tutti, come potrebbe essere? Senza degenerare nel narcisismo potremmo avere una B tipo:

“È vero che potrei dire qualcosa di stupido, ma anche se accadesse questo significherebbe solo che ho detto una cosa stupida non che sono stupido, e se gli altri pensassero che lo sono questo sarebbe spiacevole perché preferirei che non lo pensassero ma ciò non intaccherebbe il mio valore personale”.

Che dite? Una persona che pensa questo avrebbe l'ansia?

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Scritto da

Dott.ssa Francesca Foco

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