Come gestire i conflitti

Dai conflitti distruttivi a quelli costruttivi. Dopo un litigio non devono uscire né vincitori né vinti. La negoziazione è la via per far emergere i bisogni ed obiettivi di ciascuno.

9 MAG 2018 · Tempo di lettura: min.

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Come gestire i conflitti

Inizio sfatando un pregiudizio: "è meglio evitare i contrasti". Invece all'opposto se un litigio è affrontato in modo costruttivo è utile a chi è coinvolto. Le divergenze negate o latenti nel tempo rischiano di rovinare le relazioni tra le perone e rimanere con problemi pratici irrisolti.

Le mie indicazioni sono adatte alle seguenti tipologie di conflitto: amici, partner, famiglia, lavoro, gruppi.

Con sconosciuti: vedasi l'esempio della risorsa limitata parcheggio contesa, si può valutare in alcune situazioni che il rischio di una rissa e danni connessi è maggiore all'eventuale beneficio ottenuto e quindi lasciar saggiamente perdere.

Alcuni conflitti sono naturali e fisiologici, non dobbiamo averne paura. Nascono da diversi valori, opinioni, personalità; risorse limitate, lotte per il potere o semplicemente per comunicazioni disfunzionali e fraintendimenti.

I contrasti vissuti come opportunità sono quelli da dove non escono né vinti né vincitori ma attraverso la negoziazione si trovano nuovi equilibri. I conflitti distruttivi sono invece basati su una logica competitiva, dove si perdono di vista gli obiettivi iniziali e si arriva a considerare che pur di annientare l'altro si è anche disponibile a subire dei danni come in "La guerra dei Roses".

Il comportamento assertivo è la modalità migliore con cui approcciarsi alle divergenze: esprimere i propri sentimenti anche negativi (es. dire: sono arrabbiato), difendere i propri diritti se necessario, presentare chiaramente la propria opinione ed eventuale disaccordo, fare e rifiutare richieste, domandare chiarimenti e spiegazioni, lamentarsi, criticare in modo costruttivo, ascoltare, assumersi dei rischi, ammettere gli sbagli.

Chi ha modalità più passive invece non esprime le emozioni, bisogni, richieste, disaccordo; evita il contrasto e subisce la situazione imposta con un vissuto personale spiacevole non esplicitato: es. rabbia, risentimento, tristezza, rassegnazione…

Chi ha un approccio aggressivo alla vita non ascolta l'altro, impone bisogni e soluzioni senza rispetto, è concentrato solo sui propri desideri, vuole dominare a qualunque costo, non è interessato a mantenere buone relazioni, magari nel breve termine ottiene quello che vuole però sul lungo periodo gli altri si allontanano e lo evitano se possono.

Per affrontare in modo efficace e soddisfacente i litigi occorre criticare i comportamenti e non le persone (da dirsi: es. hai sbagliato, non ai giudizi personali: es. non capisci nulla), uscire dalla logica di chi è il colpevole, comunicare i bisogni ed obiettivi, non rimanere fermi sulle reciproche posizioni per principio, non cercare di imporre la propria "soluzione" perché ritenuta giusta, chiedere all'altro di esplicitare e motivare le richieste.

Ed ora al via i litigi costruttivi …..

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Scritto da

Dr.ssa Lorena Ferrero

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