Ci “nutriamo” di relazioni: sono cibo per la “nostra mente”

Le relazioni interpersonali come crescita di noi stessi a partire dalla prima infanzia. Le relazioni e il conflitto come elementi vitali della nostra esistenza.

21 SET 2016 · Tempo di lettura: min.

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Ci “nutriamo” di relazioni: sono cibo per la “nostra mente”

A partire dalla primissima infanzia, dalla relazione che i nostri genitori viviamo e cresciamo in un mondo di relazioni che ci permettono di crescere con i loro feedback. Ci siamo formati in un nucleo familiare e una rete familiare che ha nutrito la nostra mente per essere ciò che siamo.

Anche da adulti le relazioni che viviamo tutti i giorni a lavoro, in famiglia, nella coppia e tra amici ci danno dei feedback di noi.

Da adolescenti si comincia a fare esperienze di relazioni positive e negative che fanno parte del nostro bagaglio di crescita. Cresciamo con una nostra personalità, ma le relazioni toccano un mondo intrapsichico che è in noi, altrimenti tutti reagiremmo allo stesso modo.

Il senso della nostra individualità è proprio il dialogo tra il nostro mondo intrapsichico e il nostro mondo interpersonale.

Entrare in relazione con l'altro significa che tocca corde in noi, positivamente o negativamente, che vanno a creare il mondo relazionale.

Relazionarsi con gli altri significa entrare in un complesso mondo di parole, gesti , messaggi non verbali che ci danno informazioni ma vanno a toccare, anche quando ci difendiamo o evitiamo parti di noi.

La strutturazione del proprio Sé è un percorso che si consolida nell'infanzia ma che ci portiamo dentro sempre in divenire, quindi ci cibiamo delle nostre relazioni come aiuto ma anche di ciò che abbiamo all'interno.

È un dialogo continuo, fatto di fattori interni e esterni.

Il nostro mondo di relazionarci non è mai obiettivo: ognuno di noi interpreta la relazione in funzione della sua struttura mentale, la interpreta secondo un schema interno e crea un comportamento. Per questo tanto più siamo empatici tanto più capiamo il mondo degli altri e riusciamo a entrare in relazione.

A volte invece confondiamo il nostro modo di pensare, agire come se l'altro dovesse fare come reagiamo noi; è necessario a volte tener presente che si è due individui separati con dei mondi rappresentativi separati, e che la nostra interazione è il mondo rappresentativo di ciascuno.

Sentiamo che la nostra identità è attaccata costantemente, e quindi è il desiderio di sentire affermata la nostra identità o minacciata che influenza la nostra capacità di ascolto.

La componente emotiva che entra nella nostra comunicazione, la capacità dicogliere l'altro mette in atto la dinamica relazionale. Il nostro mondo psichico ciò che ciportiamo dentro di noi e che ci fanno essere quello che siamo, e pertanto ci porta adefinirci se non nell'incontro con l'altro da noiefa emergere le esperienzeconflittuale elemento costitutivo dell'esistenza.

Il conflitto è vitale nelle relazioni, è una necessità evolutiva, e quindi un momento di sano sviluppo psicologico ci permette di dare forma alle differenze. Nella relazione terapeutica è l'emergere del conflitto intrapsichico che emerge dalla relazione che permette al terapeuta di entrare come "fessura" di un mondointerno da dove iniziare il percorso.

Nelle relazioni interpersonali di tutti i giorni l'entrare in conflitto ci obbliga a tenere in considerazione il punto di vista diverso dal nostro, quindi può essere un'occasione di ampliamento del proprio campo di comprensione della realtà.

Ci troviamo ad accordare tante voci interne che mettendoci in relazione continua con i nostri vissuti pregressi ci restituisce una percezione di noi stessi. Essere in relazione attiva molteplici meccanismi interni, vivere relazioni positive e negative ci permette dientrare con noi stessi .

Per ogni essere umano, qualsiasi sia il suo temperamento, la relazione ci permette un continuo confronto, ci dà la misura di noi, ci attiva emozioni, proiezioni, identificazioni, transfert che ci danno il senso di noi.

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Scritto da

Dott.ssa Cristina Savatteri

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