Chi soccorre i soccorritori?

Riflessioni centrate su una delle realtà più difficili da gestire, il soccorso dei soccorritori in emergenza.

18 APR 2020 · Tempo di lettura: min.

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Chi soccorre i soccorritori?

Generalmente esistono figure professionali altamente specializzate che si occupano di soccorso:

"Tra loro si annoverano: gli operatori che si occupano della ricerca e del salvataggio, i Vigili del Fuoco - la vigilanza antincendio - gli autieri di soccorso, il personale sanitario medico e paramedico, psicologi e psichiatri, farmacisti, il medico legale e il suo staff, la Polizia, le Forze dell'Ordine, gli investigatori, il personale religioso - i servizi sociali - gli addetti alla comunicazione - i logisti - le Prefetture, i decisori degli Enti Locali (Comuni, Province, Regioni), la Protezione Civile, i volontari delle organizzazioni del soccorso, gli addetti alla vendita di generi alimentari. Questo personale, in tutto e in parte, nelle sue componenti professionistiche o di volontariato, a sua volta è parte organica della Protezione Civile Italiana. Un particolare ruolo, specialmente nelle emergenze di ordine quotidiano, è svolto dal volontariato di Pubblica Assistenza, che opera quotidianamente, attraverso il sistema 118.

  1. Tra questi, le organizzazioni denominate Enti Morali, come le diverse "Croci", e il volontariato di Protezione Civile, che annovera, tra gli altri, i gruppi cinofili e subacquei, i gruppi di radioamatori, gli speleologi, il volontariato per l'antincendio boschivo e per il soccorso alpino, etc.
  2. Questo tipo di volontariato ha origine nella cultura dell'Italia risorgimentale. La costituzione dello Stato unitario nel 1861, con l'estensione dello Statuto Albertino a tutta Italia, favorì la libertà di associazione, in un contesto sociopolitico che escludeva molti cittadini dall'esercizio dei diritti civili e da qualsiasi partecipazione attiva allo sviluppo dello Stato stesso.

Al momento risultano iscritte nell'elenco nazionale del Dipartimento di Protezione Civile circa 2.500 organizzazioni volontarie, per un totale di oltre 1.300.000 volontari disponibili (AA.VV., Il volontariato di Protezione Civile, 2002)."

Tratto ed integrato parzialmente da me, da: "49 Rivista di Psicologia dell'Emergenza e dell'Assistenza Umanitaria".

Cosa hanno in comune tutte queste figure?

Le loro emozioni, anche se possono variare in rapporto a quelle dominanti soggettivamente. Nell'ambito dell'approccio psicologico breve strategico si osserva come le interazioni tra emozioni e ragionamento comportino il "funzionamento" dell'essere umano, per comprendere cosa sia più utile fare nel guidare la sua azione, verso il cambiamento, la soluzione.

È evidente che se parliamo di emergenza il cambiamento lo si può intendere in una sola direzione, più sicurezza nel più breve tempo possibile. Tutto questo funziona bene fino a che si possono prevedere e gestire in modo visibile e concreto le situazioni, incidenti, crolli, valanghe, incendi, incidenti, sommosse, rivolte.

Diventa quasi impossibile di fronte a nemici invisibili come le radiazioni e virus. Ci sono, sono letali e nessuno può vederli, o meglio, le radiazioni tramite un contatore geiger, possiamo anche rilevare, i virus con uno spettrometro, meglio se in laboratorio, e se per le prime si possono calcolare i tempi di contaminazione e i livelli di intensità ossia il grado di nocività, con i virus questo diventa difficilissimo perché hanno la facoltà di mutare con il loro RNA le cellule ospite e talvolta di mutare essi stessi, in cicli di riproduzione ravvicinati e questo fa si che si ingaggi una lotta impari, inversamente proporzionale al tempo disponibile per combatterli, mentre li studiamo loro si modificano. Costruire un antidoto rischia di diventare obsoleto durante la realizzazione stessa. Costi e tempo.

L'adattamento, fenomeno in natura ben conosciuto, in ambito etologico, evoluzionistico è ciò che ha permesso la selezione della specie. Ha vinto quella che ha saputo adattarsi meglio e più rapidamente, al cambio climatico, ai terremoti, alla siccità, alle pestilenze, non la specie più forte.

E così arrivo a descrivere come sia difficile se non impossibile impiegare un modello predittivo, oltre gli algoritmi statistici noti ed utilizzati per prevedere cosa succederà, nello stabilire con certezza cosa serva fare, specialmente a livello psicologico. La flessibilità, la resilienza la capacità di sopportare e decomprimere l'eccesso emotivo, rimanda a mio parere, alla condizione basilare di sopravvivenza.

Trovare e mantenere un equilibrio è indispensabile. Quando si opera in emergenza non si ha tempo a disposizione, il tempo lo si aveva prima.

Formarsi prima a gestire qualcosa che non si conosce porta ad una astrazione di pensiero a cui per convenzione non siamo abituati. Giusto forse gli artisti, meno gli scienziati che seguono metodiche cartesiane logico deduttive.

In emergenza pianificare è importante, ma in tempo reale, con lo scenario che cambia momento dopo momento, come nella musica Jazz, si deve saper improvvisare mantenendo il ritmo, senza fare virtuosismi assoluti, andando a tempo con gli altri. Dal mio punto di vista fare formazione, intesa come passaggio e apprendimento di nozioni, ma anche di esperienze, è ciò che se non svolto prima dell'emergenza, renderà ancor più difficile l'intervento d'aiuto, di cambiamento.

L'ansia, che tecnicamente è la paura della paura, emozione fondamentale e salvavita, finirà probabilmente per essere maggiore davanti a realtà completamente sconosciute, rallentando se non impedendo quelle che sono le manovre di soccorso e autosoccorso, specialmente in quei soggetti definibili come iper logici, ossia dotati di attimo acume e grandi capacità immaginative.

Davanti ad un epidemia invisibile oltre a i malati, da soccorrere come possiamo agire?

Prima cosa ricordarsi chi siamo, cosa facciamo dove stiamo andando. Valutare quanto tempo rimane e cosa si possa fare al momento, agire in tempo reale,nel presente, non possiamo prepararci più di tanto se dobbiamo soccorrere, se quello che non conosciamo è ciò che stiamo affrontando.

È solo trasformando la paura in sfida che possiamo sostenerla. La stanchezza fisica va ascoltata, riposare non appena possibile è fondamentale per proseguire, non siamo invincibili, già la paura cortocircuita i ragionamenti e oltre un certo livello, porta ad agire d'impulso, attacco o fuga.E non sempre agire di impulso è la scelta migliore.

Istintivamente sapremmo cosa fare, attaccare o fuggire nel pericolo, ma lo abbiamo disimparato, non ci confrontiamo più quotidianamente con questo, ad eccezione di chi svolge lavori pericolosi, e qui se da una parte si ha esperienza, dall'altra, abbiamo per contro partita l'abitudine se non l'assuefazione, fino alla distrazione da quello che sia il rischio ed il pericolo.

Non è un caso che spesso si facciano male, anche gravemente i più esperti, ecco che allora in emergenza i più esperti dovrebbero smettere di fare e piuttosto dire cosa fare, a chi avendo più paura, o meno esperienza rischia di bloccarsi o perdere tempo, perché deve scegliere distante da quell'istinto che ci apparteneva per natura.,

Coronavirus Covid_19: che fare?

Leggere cosa sia un virus, capire come si muove come si diffonde come si trasmette, dove vive di che si nutre, l'approccio in questione è quello comportamentale da esposizione progressiva graduale, nota anche come tecnica J. Wolpe, "osserva e avvicinati più che puoi allo stimolo avverso, al pericolo vissuto, osservati e rifletti e poi puoi procedere o tornare indietro, e così fino a che non ti desensibilizzi e vinci la paura, vai oltre". Ovviamente ci sono anche altre azioni da compiere.

In Terapia Breve Strategica, esistono delle manovre ulteriori, una sorta di flooding, per rendere questo addestramento ancor più performante, poiché sono ingiunzioni paradossali devono essere calibrate ad hoc da un terapeuta specialista, su misura del soggetto necessitante.

Non serve isolarsi, la paura ti raggiunge ovunque, è veramente democratica, poiché è da dentro che viene, il virus no quello sta fuori e allora dobbiamo conoscere come è fatto come lavora per riprodursi. Possiamo farlo.

Se faccio il soccorritore, seguire "la regola del bagnino" è fondamentale, se affogo io che soccorro, poi chi salverà tutti gli altri? Ecco perché i più esperti si devono saper gestire, contenere nell'impeto di aiutare. Le manie di grandezza vanno lasciate a casa, in guerra chi non combatte è un disertore, senza onore. Però in emergenza è alleandosi tra di noi che aumentiamo le forze, cooperando, ed è questo mettersi a disposizione, dichiarando quello che possiamo e sappiamo fare, non di più.

Se i sintomi le sensazioni sono forti troppo forti da impedirci di fare le cose, fermiamoci riposiamo, parliamo con qualcuno sfoghiamo i nostri pensieri le nostre paure. Mi piace ricordare che esistono gli psicologi per questo.

Sotto stress accade un fenomeno che può essere descritto come distorsione percettiva, non sentiamo più bene chi siamo, dove siamo, che giorno è cosa sia giusto o sbagliato. Finiamo per anestetizzarci emotivamente, spesso fino ad una posizione di rinuncia di resa. Sfociando nella tristezza nella depressione. La sfida allora deve contemplare il sonno, un margine di riposo per il corpo e per la mente, se sono in mezzo alle onde, naufrago non posso nuotare all'infinito, so che se farò il morto se mi lascerò trasportare galleggiando, dalle onde, dalla corrente avrò la possibilità di sopravvivere alla natura, forse per tre giorni o forse più e non posso sapere dove mi porteranno le onde, la corrente, ma so anche che se continuerò ostinatamente a nuotare, finirò ancor prima le forze.

Cambiare vita durante un evento di emergenza significa secondo me fare proprio questo, non affidarsi alla sorte ma neanche imporsi alla natura quando non si è altrettanto forti. E allora in emergenza dobbiamo capitalizzare proprio le nostre forze, fare ricerca di beni di prima necessità e basta, tralasciamo il superfluo, le uscite i progetti vanno in secondo piano, primo la Salute. Dunque si inizia dal rispetto di sé, della propria igiene, assumere un atteggiamento salutista almeno per il tempo necessario a superare l'emergenza, rispettando mente e corpo.

Possiamo fare ricorso a delle tecniche di rilassamento, alla preghiera per i credenti, allo sport se possibile praticarlo, alle diete alimentari. Il dialogo, le tecniche di defusing di debrifing sono attività psico sociali utili a mantenersi in equilibrio psicologico, hanno delle regole, dei tempi che vanno ben padroneggiate per essere utilizzate, possiamo fare uso della scrittura per raccontare quotidianamente ciò che sperimentiamo ciò che ci capita, ci aiuterà a tenere un il filo del discorso, ad orientarci, come è il portolano in nautica per i naviganti, non è un vero e proprio diario di bordo piuttosto l'agenda dei pensieri, la mappa dei luoghi delle coste dei porticcioli dove attraccare e cosa possiamo trovarci, se teniamo di conto dei nostri pensieri sarà più difficile che gli eventi li modifichino, li de-potenzino, prendano il sopravvento.

Paura, dolore, rabbia, piacere, 4 emozioni di base fondamentali nella Terapia Breve Strategica, impariamo a conoscerle, a gestirle e daremo il meglio di noi stessi. Chiedersi costantemente cosa le alimenta, da dove arrivino, e se non le provassi oggi, queste emozioni, cosa farei di diverso?

Questo per arrivare ad una scelta rapida ma ragionata non dettata dall'impulsività ne dalla distrazione ma dal coraggio. E in emergenza è fondamentale il coraggio ed il sangue freddo, questi si allenano non si ereditano ne si comprano.

Quello che stiamo vivendo oggi, può essere una sfida ma anche l'occasione per dire: "ho lottato e ce l'ho fatta, ce l'abbiamo fatta". Uscirne fortificati, più uniti e centrati a noi stessi, al rispetto per gli altri.

Procedendo ad una costante supervisione delle proprie condizioni psicofisiche, riusciremo a contrastare quello che verosimilmente ci troveremo ad affrontare in un prossimo futuro, dopo che saremo usciti dalla Pandemia, ossia trovarci implicati in vissuti se non disturbi, post traumatici.

Nel frattempo manteniamo lo sguardo al quotidiano, se lo proiettassimo oltre in questo momento, non avendo una prospettiva certa rischieremo di peggiorare il nostro umore.

"Ricorda oggi, è il domani di cui ti preoccupavi ieri".Dale Carnegie

 

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Scritto da

Dr. Cristian Sardelli

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