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Che cos'è la Mindfulness-Eating? (Seconda parte)

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

In questa seconda parte accenniamo a come si svolge concretamente un percorso di terapia con la tecnica di mindfulness-eating, quali esercizi vengono utilizzati e perché.

15 LUG 2019 · Tempo di lettura: min.
Photo by Zoltan Tasi

Nell'articolo precedente abbiamo visto che si tratta di una tecnica recentissima, usata nella terapia cognitivo-comportamentale, per trattare i disturbi del comportamento alimentare, specialmente obesità e bulimia.

Utilizza appunto la mindfulness, che è una tecnica di meditazione laica, sviluppata dal grande studioso John Kabat-Zinn, professore di biochimica ed appassionato di meditazioni orientali, e diffusa in tutto il mondo sopratutto nell'ultimo decennio.

La mindfulness si potrebbe tradurre come pienezza della mente, ovvero piena consapevolezza di sé nel momento presente.

Si è visto che chi soffre di bulimia tende ad avere scarsa consapevolezza di sé e delle proprie emozioni al momento dell'abbuffata. Non solo cerca di placare la propria ansia mangiando, ma spesso ha scarsa percezione degli stimoli di fame e sazietà, ed addirittura può non riuscire ad assaporare pienamente ciò che mangia. La meditazione è come un "antidoto" a tutto questo.

Ma come si sviluppa concretamente un trattamento?

In genere sono previsti almeno una decina di incontri, che possono svolgersi individualmente od in gruppo.

Si tratta quindi di una terapia breve, a meno che non venga integrata con altri strumenti o che il paziente abbia una doppia diagnosi, ovvero sia affetto anche da altri disturbi, ad esempio la depressione.

Il soggetto impara anzitutto le due tecniche base, che consistono nell'ascolto del proprio respiro, e poi anche nell'ascolto delle sensazioni presenti nel proprio corpo (cosiddetto body-scan), in sessioni di una ventina di minuti.

Praticherà queste tecniche a casa tutti i giorni o quasi, sempre per almeno venti minuti. Questo è l'intervento base, al quale si affianca tutta una serie di esercizi. Ad esempio si può chiedere al soggetto di prendere nota dei propri pasti, ed eventualmente delle abbuffate, indicando con chiarezza quali emozioni e sensazioni erano presenti prima e dopo il pasto.

Molto spesso proponiamo di consumare uno o due pasti la settimana con particolare consapevolezza, descrivendo poi per iscritto le sensazioni esperite. Inoltre si può anche usare il tradizionale strumento del diario alimentare, indicando quali cibi vengono consumati, a quali orari, e con quali emozioni.

Una tecnica peculiare di questo approccio è, ancora, la "meditazione" su uno specifico alimento piacevole, come il cioccolato o le patatine, cercando di percepire e descrivere al massimo le sensazioni gustative e fisiche presenti durante il loro consumo.

A tutto questo si possono poi affiancare altri interventi, come letture specifiche sui problemi alimentari e sulla corretta alimentazione, o un lavoro specifico sull'ansia di fondo.

Come potete osservare si tratta di una tecnica ormai ben strutturata, che può essere personalizzata in base ai problemi del soggetto, ovviamente dopo avere effettuato una corretta anamnesi e magari un profilo di personalità.

Come sempre sono a disposizione per eventuali domande.

Articolo del dottor Tacchini, iscritto all'Ordine degli Psicologi della Toscana.

Scritto da

Dott. Leopoldo Tacchini

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