Campioni del rispetto

Un breve articolo pubblicato in un quotidiano locale va ad analizzare il rapporto tra sport performance e rispetto, tutti aspetti a volte molto distanti ma inestricabilmente vicini tra loro.

29 OTT 2014 · Tempo di lettura: min.

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Campioni del rispetto
Sempre più, al giorno d’oggi, il mondo sportivo è diventato un continuo bersaglio nella ricerca delvalore assoluto, della vittoria sopra ogni valore, del riconoscimento come obiettivo primario anche acosto di prezzi molto alti. 

Il doping nello sport è ormai presente come un soprabito, che troppicampioni decidono molto spesso di indossare per ripararsi dal freddo dell’olimpo sportivo. Maessere campioni al giorno d’oggi è diventata una professione molto complicata, un lavoro dai sottiliequilibri che richiede non solo un costante impegno fisico, fatto di anni di duri allenamenti, maanche di una sagace fermezza psicologica per saper leggere la gara meglio degli avversari.

Dietro e tutto ciò viene da chiederci se l’attuale società moderna, di cui il mondo sportivo ne èinglobato, poggi ancora su delle fondamenta etiche solide, e se forse nell’universo dei valori moralici siamo dimenticati, abbiamo perso, non diamo più la stessa importanza ad un peso costituzionalemolto importante che i nostri padri fondatori hanno utilizzato e applicato per costituire l’attualesocietà moderna, quel valore che risponde al nome di rispetto. 

Il rispetto è sempre stato uno delle colonne portanti dell’agire umano, una necessità sociale, un sinonimo del valore umano che hapermesso nel corso della storia di stabile i ruoli sociali, il frutto dell’esperienza, il traguardo dellasaggezza come podio della vita. L’educazione che si tramandava tra generazione e generazione nonsi dimenticava mai di mettere all’ordine del giorno un valore così essenziale per garantire ilprosieguo della comune convivenza e del progredire della società moderna.

Guardiamo pure i protagonisti, di quel mondo sportivo che da adito e giustificazione alle sostanzedopanti, con una sicura consapevolezza che il loro gesto possa, e debba essere compreso nelladifficoltà dell’essere sportivo, e come non tutti gli atleti riescano a gestire nel tempo e con la giustapersonalità l’essere un campione, senza trascurare che il loro agire possa essere considerato lamiglior soluzione attuabile per far fronte all’ombra dell’insicurezza personale.

Ma non possiamo e non dobbiamo concedere attenuanti per lo statuto sportivo che detta i principi invalicabili dello sport come valori essenziali per il nostro futuro, virtù per tutti gli sportivi chegiorno dopo giorno dedicano ore di duro allenamento per piccoli passi quotidiani verso traguardisempre più ambizioni.E c’è chi la chiama deferenza chi la denomina ossequio e chi la qualifica come stima ma pur sempredi rispetto si parla.

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Scritto da

Centro di Psicologia e Psicoterapia Dott. Francesco Tesser

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