Bullismo o impotenza?

In questo articolo ho cercato di allargare la discussione che in questi giorni si sta portando avanti sul problema del bullismo nelle scuole, ponendo al centro la crisi dell'educazione.

24 APR 2018 · Tempo di lettura: min.
Bullismo o impotenza?

Nell'ultimo periodo, la scuola sembra essere tornata al centro di una serie di polemiche e fatti di cronaca che stanno sollecitando riflessioni, proposte varie e disparate e un'attenzione mediatica che non si vedeva da anni. Fino alla scorsa settimana, al centro dell'attenzione vi erano però i fenomeni di bullismo tra ragazzi o le violenze che le maestre rivolgono ai bambini delle scuole dell'infanzia.

La novità degli ultimi giorni riguarda il fatto che sono stati proprio degli insegnanti ad essere vittime di aggressioni, minacce e insulti, ribaltando diametralmente il problema.

Se da una parte è comprensibile correre con la mente a tutti quei casi in aumento negli ultimi anni, in cui sono stati proprio i genitori a scagliarsi contro il corpo insegnanti reo di aver punito, sgridato o valutato negativamente gli studenti, dall'altra credo sia semplicistico ridurre a tali situazioni la spiegazione di quanto sta avvenendo. Per cercare di capire quanto sta accadendo è doveroso uscire da ottiche lineari e semplicistiche del tipo "se i ragazzi stanno iniziando a non rispettare gli insegnanti la colpa è dei genitori che per primi non li rispettano". Sebbene, infatti, ho ben presente una serie di discussioni fatte con genitori che accusavano gli insegnanti di uscire dal proprio ruolo nel momento in cui si prendevano il diritto di intervenire anche sul comportamento dei figli, riferendo che spettava a loro in quanto genitori di educare i propri figli, quanto sta avvenendo sono certo ci obblighi ad allargare le riflessioni su altre questioni che hanno a che vedere proprio con i cambiamenti a livello sociale avvenuti in questi ultimi anni.

Chiunque sia nato prima del 2000 è cresciuto con l'idea che avere un comportamento "sbagliato" a scuola come per strada, corrispondeva poi a dover fare i conti con i genitori una volta rientrato a casa; oggi si assiste, invece, ad una tendenza a prendere le parti dei figli senza prima capire cosa sia realmente successo o ad evitare di punirli per non correre il rischio di svolgere un ruolo in maniera troppo punitiva.

Ma che implicazioni ha tutto ciò nella mente di un ragazzo in crescita?

Se da una parte tutto ciò potrebbe essere letto in maniera positiva perché indice di un'attenzione maggiore verso i bambini e gli adolescenti dall'altra, personalmente, credo che parli molto di una crisi della società moderna che ha a che vedere con la possibilità/capacità di educare ed essere dei punti di riferimento fermi.

Se ci si pensa quanto sta avvenendo nelle scuole non sembra essere molto distante da quanto avviene all'interno di un numero sempre maggiore di famiglie dove, genitori sempre più presi dal "fuori casa" e sempre più orfani di modelli genitoriali a cui riferirsi, tendono ad evitare un confronto con dei figli che rischiano, in alcune circostanze, di diventare dei veri e propri "tiranni". Ciò che più mi ha colpito delle immagini diffuse in rete riguardo alle minacce rivolte ai professori, è l'impotenza di queste figure. Proprio questo è ciò che mi porta a riflettere su quanto attualmente il rischio della società attuale sia quello che tutte le figure di riferimento abbiano perso la capacità di fare da diga e da argine a tutte quelle spinte presenti nell'arco dello sviluppo che, se correttamente incanalate, permettono di divenire persone attive e in grado di direzionare la propria vita nel migliore dei modi.

Chissà cosa sarebbe successo se quel professore avesse reagito con altrettanta enfasi alle provocazioni ricevute da quel ragazzo? Attenzione, non sto assolutamente dicendo che avrebbe dovuto picchiarlo o umiliarlo, mi chiedo semplicemente cosa sarebbe successo se avesse utilizzato la sua autorevolezza in maniera ferma così da contenere un atteggiamento che, se non arginato, rischia di dare il segnale che tutto può essere fatto. In adolescenza è essenziale avere di fronte dei limiti, delle regole e qualcuno che svolga la funzione di contenimento.

Inconsciamente, un adulto in grado di svolgere un ruolo di freno e di ostacolo, trasmette l'idea di essere qualcuno capace di contenere e di porre un freno, soprattutto a quegli aspetti di ansia e angoscia così frequenti in quella fase di vita. È proprio in questa funzione che il "mondo adulto" sembra aver fallito in quasi tutti gli aspetti che lo riguardano e tutto ciò sembra riflettersi nella vita di tutti i giorni dalla politica all'aumento di condotte di bullismo e strafottenza che vengono espressi in maniera palese e senza la minima paura e vergogna.

Risulta dunque essenziale che ci si interroghi su come poter riacquistare un funzione, che apparentemente può apparire scomoda ma che risulta fondamentale per evitare che chi è in fase di sviluppo, cresca con l'idea che nessuno è in grado di contenerlo visto che, in questi periodi si ha la necessità di un confronto/scontro che aiuti lo sviluppo dell'identità e della personalità. Personalmente, dietro quei comportamenti vedo un grido di aiuto di una generazione che orfana di modelli di riferimento e di un qualcuno che possa fare da guida, cerca, alzando sempre di più la voce, qualcuno che sia in grado di arginare tutti quegli aspetti che hanno a che vedere con il cambiamento e con la crescita.

Insomma ritengo che limitare la discussione al ceto sociale, al tipo di scuola frequentata o a fattori di questo tipo, sia una visione troppo limitante e che rischia di non favorire la comprensione di una criticità più globale e ce ha a che vedere con il mondo dell'educazione (Genitori / scuola).

Scritto da

Dott. Daniele Regini

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