Bambini iperattivi: un mondo particolare

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Rispondiamo ad alcune domande comuni sui bambini iperattivi e sul loro trattamento, nel rispetto delle linee guida ma anche nella mia prospettiva ed esperienza.

4 giu 2019 · Tempo di lettura: min.
Bambini iperattivi: un mondo particolare

Nella mia attività mi trovo a lavorare, ogni anno, con almeno un bambino iperattivo. Nelle bambine il problema è molto più raro.

Osservo, con disappunto, che questo tipo di bambini spesso non ha ricevuto un trattamento adeguato.

A volte la terapia viene condotta solo sul bambino, altre volte, addirittura, solo sulla mamma, come mi è capitato questo mese. In entrambi i casi si è commesso un errore grave. Il trattamento va condotto sia sul bambino che sui genitori, preferibilmente entrambi, anche se sono frequentissime le coppie separate dove le mamme, quasi sempre, si sobbarcano gran parte del lavoro.

Anche la scuola, e gli insegnanti in primis, dovrebbero collaborare al progetto terapeutico, ma questo non sempre accade. Vi sono naturalmente molti casi in cui gli insegnanti sono estremamente disponibili e collaboranti, ma anche casi diametralmente opposti. Ho voluto affrontare in quest'articolo solo l'iperattività, che molto spesso si accompagna al deficit d'attenzione (ADHD) perché altrimenti il discorso sarebbe troppo ampio.

Quali sono le cause dell'iperattività?

Anzitutto bisogna distinguere una forma grave (il bambino non riesce proprio a stare fermo, si alza dal banco, agisce "come se fosse motorizzato", parla continuamente, è paurosamente impulsivo, ecc.) da una forma più sfumata, dove magari sono presenti anche tratti di comportamento oppositivo - provocatorio.

Il primo caso interessa, a seconda degli studi, non più del 2 - 4% della popolazione generale, mentre nel secondo, meno severo, parliamo anche del 20% dei bambini.

Quali sono dunque le cause?

Nonostante vi sia ancora chi, di orientamento quasi sempre psicodinamico, invoca cause familiari e conflitti psichici, la cosiddetta comunità scientifica è ormai concorde che, almeno nelle forme severe, la causa prima è un problema neurobiologico, ovvero un preciso modo di funzionare del sistema nervoso.

Questo non vuol dire che la terapia non debba essere in primis psicologica, sia sul bambino, che sulla famiglia, che a livello scolastico.

Sarebbe allora indicata una psicoterapia?

Ni! Più che una psicoterapia tradizionale, le ricerche hanno dimostrato che è molto più indicato, specie sui bambini prescolari e di scuola primaria, un intervento psicoeducativo di tipo cognitivo - comportamentale, sul bambino e sulla famiglia.

In particolare, ai genitori è molto importante insegnare (cosiddetto parent training) alcune tecniche educative altamente specifiche come il cosiddetto time-out e la token-economy. Di queste tecniche parleremo in un prossimo articolo.

Tutti gli psicologi sono qualificati per trattare il problema?

In teoria sì, non fanno niente di illegale. In pratica sarebbe meglio che avessero letto almeno un paio di libri, e che disponessero del materiale adeguato (test e schede di lavoro) per questo tipo di trattamento. Sono presenti in Italia corsi brevi di formazione sull'argomento, della durata di uno o due giorni. In genere gli psicologi specializzati nel trattamento della dislessia e di altri DSA, come il sottoscritto, sono anche più preparati nella terapia di questo disturbo.

Questi bambini sono più intelligenti della media?

Molto di rado. In genere hanno qualche deficit cognitivo, lieve o moderato, in specifici ambiti, ad esempio nella memoria di lavoro, o almeno una comorbilità, come la dislessia, che sfuggono all'osservazione se non sono valutati mediante specifici test. Raramente hanno un'intelligenza superiore alla media. Vale sempre la pena sottoporre a valutazione il bambino presso la propria ASL.

La dieta senza coloranti/conservanti funziona?

Sicuramente è molto benefica per il bambino, ma sarebbe bello se tutti i problemi si risolvessero con una dieta. Il discorso, poi, è molto più complesso. Non è sufficiente proporre cibi sani, ma occorre valutare il profilo delle intolleranze alimentari. Nella mia pratica clinica tutti i bambini consumano eccessivamente latte e biscotti. Sono cibi spesso altamente allergizzanti, che oltretutto provocano fluttuazioni eccessive della glicemia. E' opportuno adottare una colazione molto più sana, ma anche di questo riparlerò prossimamente.

I farmaci sono utili?

Negli ultimi anni, non solo in Italia, si è assistito ad un preoccupante ritorno all'uso di farmaci aggressivi, come il famigerato Ritalin, sia pur riproposto in una forma più simpatica e friendly, che è lo stesso prodotto a rilascio prolungato.

Ci siamo polarizzati su due posizioni estreme: da una parte vi sono iniziative lodevoli, messe in campo da associazioni, prima fra tutte la famosa Giù le mani dai bambini! le quali demonizzano i farmaci. Dall'altra, vengono usati in modo acritico nella pratica quotidiana.

Vi spiego, a mio modesto avviso, qual è secondo me il problema. Da una parte i genitori detestano usare i farmaci, dall'altra non sanno dove battere il capo, scusate la crudezza.

Quando il bambino urla ed è quasi ingestibile, quando la scuola costringe i genitori ad andare a prendere il bambino fuori orario perché ha infastidito o colpito i compagni, molti genitori, esasperati, si rassegnano ed accettano la via farmacologica. Contrariamente a ciò che si pensa, gli studi mostrano che i farmaci causano un danno non tanto a breve termine, ma nel tempo.

In America vi erano stati parecchi casi di morte dovuta ad arresto cardiaco in seguito all'uso di psicostimolanti come il metilfenidato. Oggi i medici hanno imparato a scongiurare questi casi mediante dosaggi molto più bassi ed un attento controllo della funzionalità cardiaca, della crescita regolare e di altri parametri.

Si continuano, però, a minimizzare i danni a lungo termine, come la dipendenza chimica e psichica e l'esaurimento a livello surrenale e della neurotrasmissione. Anche di questa tematica riparleremo. In ultima analisi, i genitori vanno aiutati a più livelli, sia insegnando loro le metodiche più efficaci, che, magari, trattando la loro ansia e depressione.

Per ora mi fermo qui, mentre in prossimi articoli vi parlerò meglio delle terapie più accreditate, sia classiche che innovative.

Se qualcuno di voi mi pone una domanda o mi chiede un approfondimento su uno dei temi oggi accennati, sarà da me molto apprezzato.

Articolo del dottor Tacchini, iscritto all'Ordine degli Psicologi della Toscana.

Scritto da

Dott. Leopoldo Tacchini

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