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Attacco di panico, il disturbo più diffuso dei nostri tempi

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Attacco di panico e la terapia strategica più opportuna per affrontare questo disturbo.

10 DIC 2013 · Tempo di lettura: min.
Attacco di panico, il disturbo più diffuso dei nostri tempi
L'attacco di panico rientra nella categoria dei disturbi di ansia, assieme ad altri disturbi come la fobia specifica e sociale, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo post-traumatico da stress, il disturbo acuto da stress, il disturbo d'ansia generalizzato.

In particolare l'attacco di panico, secondo il DSM-IV, è caratterizzato da un breve periodo, preciso, in cui l'individuo viene improvvisamente travolto da uno stato di terrore, spesso legato all'urgenza di fuggire di fronte ad eventi ritenuti catastrofici e incombenti.

I sintomi raggiungono il picco in 10 minuti e sono almeno quattro dei seguenti: palpitazioni, sudore, tremori, dispnea, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, sensazione di sbandamento, instabilità, svenimento, derealizzazione, paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire, parestesie, sensazioni di torpore o formicolio, brividi, vampate di calore, vertigini.

L'attacco di panico non è un disturbo facilmente codificabile, è necessario infatti individuare la diagnosi specifica nell'ambito della quale si manifesta il disturbo (ad esempio:disturbo di panico con agorafobia), sapere dove si stava recando l'utente o dove si trovava nel momento dell'insorgenza del sintomo, eseguire una corretta anamnesi e definire poi l'intervento di tipo psicologico. (M. Falabella - ABC della Psicopatologia - Ed. Magi, 2005)

I vari studi condotti negli ultimi vent’anni da Giorgio Nardone presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo (CTS) su chi soffre di questo disturbo fanno emergere che ciò che determina la strutturazione della sintomatologia fobica e del panico sono le tentate soluzioni che la persona mette in atto nel tentativo di sfuggire alla paura, e le conseguenti reazioni emotive e somatiche.

La prima tentata soluzione disfunzionale usualmente attuata è il tentativo di controllo delle proprie sensazioni e reazioni che fa perdere il controllo.Sostanzialmente il fobico, nell’intento di sedare le allarmanti reazioni psicofisiche, ascolta continuamente le alterazioni del proprio corpo (battito cardiaco accelerato, senso di perdita dell’equilibrio, sudorazione profusa, ecc.) e, senza rendersene conto, le incrementa proprio perché cerca di controllarle.

Questo lo fa spaventare ulteriormente e lo spinge a cercare di aumentare sempre più il controllo fino a generare quel circolo vizioso che porta all’attacco di panico. In definitiva, si può affermare che la paura patologica è l’effetto della trappola paradossale dell’eccesso di controllo che fa perdere il controllo.

Una volta innescato questo meccanismo disfunzionale, generalmente la persona tende a mettere in atto due copioni comportamentali: l’evitamento delle situazioni temute e la ricerca di aiuto da parte di altre persone; due modalità di affrontare la paura che in realtà la alimentano invece che ridurla.Infatti, evitare le situazioni temute, se lì per lì fa sentire salvi, poi ne conferma la pericolosità, così come la propria incapacità di affrontarle.

Evitamento dopo evitamento, la persona si troverà ingabbiata negli angusti confini che essa stessa ha delimitato nell’intento di proteggersi, riducendo il proprio campo d’azione, nei casi più gravi anche drasticamente.A completare il quadro, la richiesta d’aiuto e di rassicurazione rivolta alle persone care porta a dipendere pesantemente dagli altri, tanto che talvolta non si riesce neppure a fare un passo fuori di casa senza essere aggrappati a quella sorta di stampella che sostiene ma invalida.

La fiducia nei propri mezzi, dunque, declina rapidamente, così come la consapevolezza delle proprie risorse personali che divengono sempre più evanescenti.Di più, la paura è democratica, nel senso che non esistono dimostrazioni scientificamente attendibili relative al perché, ad un certo momento della propria vita, essa possa superare gli argini per trasformarsi, da alleata, in un acerrimo nemico che più cerchiamo di combattere più diviene forte.

Ma, allora, è possibile affrontare questo mostro dai mille volti ? E se sì, come?La Terapia Breve Strategica - modello Giorgio NardoneLa maggior parte delle teorie cliniche e i relativi orientamenti alla psicoterapia cercano di individuare le cause psicologiche remote che scatenerebbero il panico, seguendo la consolidata abitudine dell’essere umano a ragionare secondo una logica lineare di causa-effetto, in quanto certamente più rassicurante.

Ma proviamo ad immaginare solo per un attimo di partire per un lungo viaggio e, a un certo punto, dopo lunghe ore di cammino, all’improvviso cadiamo e ci ritroviamo in uno stretto pertugio.Siamo soli. Si sta facendo notte. È freddo. Abbiamo paura. In una situazione di questo genere, la prima cosa che ci chiediamo è perché siamo caduti, oppure come fare ad uscire da quel buco angusto per poter riprendere il nostro cammino?Sebbene possa sembrare contro-intuitivo, è possibile curare gli Attacchi di Panico in breve tempo con risultati stabili.

Nel corso degli ultimi vent’anni, Giorgio Nardone e i suoi collaboratori hanno messo a punto degli specifici protocolli di intervento per varie tipologie di disturbo, che hanno mostrato livelli di efficacia (risultati ottenuti) e di efficienza (tempo impiegato) sorprendenti.

Oltre il 90% dei casi di Attacchi di Panico trattati con la Terapia Breve Strategica, infatti, vengono condotti a piena guarigione in una media di sette sedute, con uno sblocco della sintomatologia, nei tempi attuali, attorno al secondo o terzo incontro.Grazie a manovre suggestive, ristrutturazioni e prescrizioni di pensiero e di azione, i terapeuti strategici sono in grado di portare la persona a interrompere le tentate soluzioni disfunzionali, rompendo così il circolo vizioso di percezioni e reazioni patogene, definito tecnicamente sistema percettivo-reattivo.

Solo dopo la scomparsa della sintomatologia, la persona viene guidata ad acquisire una piena consapevolezza delle proprie risorse personali, in un processo che passa attraverso nuove percezioni, che modificano le sensazioni, che a loro volta generano nuovi comportamenti, i quali conducono a differenti cognizioni.Tutto questo, non con l’inefficace presunzione di eliminare la paura, che rappresenta una nostra dotazione naturale, ma con l’obiettivo di utilizzarla, per trasformarla in coraggio, in un punto di forza che ci spinga in avanti nella talvolta bizzarra avventura della vita.

Nardone G., Watzlawick P. (1997), Terapia Breve Strategica, Raffaello Cortina Editore, Milano.Nardone G. (1994), Manuale di sopravvivenza per psicopazienti, Ponte alle Grazie, Milano.Nardone G. (1993), Paura, panico, fobie, Ponte alle Grazie, Milano.Nardone G. (1999), Psicosoluzioni, BUR, Milano

Scritto da

Dott.ssa Simona Pierini

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