Attacchi di panico: quando il corpo prende il sopravvento

C'è chi ritiene che gli attacchi di panico siano una malattia ereditaria, chi un disturbo cronico con cui le persone sono condannate a combattere tutta la vita. Ma davvero è così?

25 GEN 2022 · Tempo di lettura: min.

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Attacchi di panico: quando il corpo prende il sopravvento

Per farci un'immagine dell'attacco di panico, potremmo pensare di trovarci improvvisamente affacciati ad un profondo burrone di cui non è possibile scorgere il fondo ed essere sopraffatti da una vertigine improvvisa, un tuffo al cuore, una morsa allo stomaco. Questo è ciò che vive chi soffre di questo tipo di disturbo e dei suoi sintomi fisici e psichici, che nascondono in realtà un vuoto interno che la persona riesce a cogliere, ma in una maniera del tutto inconsapevole.

L'attacco di panico, così come i cosiddetti disturbi d'ansia, non sono una malattia organica ereditabile, infatti non è stato trovato alcun gene dell'attacco di panico come non lo è stato trovato di nessuna altra patologia mentale, dunque dobbiamo stare molto attenti quando parliamo di familiarità, ovvero della condizione in cui un disturbo compaia in più membri di una stessa famiglia.

Potremmo meglio dire che l'attacco di panico non è neppure una malattia vera e propria, piuttosto si tratta di un sintomo, una sorta di campanello d'allarme che ci dice che sta accadendo qualcosa. Questo qualcosa è il corpo a comunicarlo, ma è il non cosciente a lanciare il segnale d'allarme per avvertire la persona che c'è un disfunzionamento, come se la vita che conduce non stia rispondendo a quelle che sono le sue profonde esigenze. Come se l'attacco di panico fosse l'espressione di una messa in crisi di un modo di vivere paralizzato, bloccato e forse non voluto.

Il corpo ha delle strane reazioni: accelerazione fortissima del battito cardiaco, pressione al petto, fame d'aria e così via. Una volta esclusa ogni causa organica per queste reazioni, si deve agire di conseguenza comprendendo che è altrove la sede d'origine del problema.

Sono i soggetti giovani, tra i venti e i venticinque anni, quelli in genere più colpiti dagli attacchi di panico, ma negli ultimi tempi si assiste sempre più ad un abbassamento dell'età di insorgenza di questo sintomo e nell'adolescenza l'attacco di panico potrebbe forse essere l'espressione di un conflitto che si crea tra un'esigenza di separarsi dai genitori per realizzare la propria identità e un timore di farlo.

Sembra che siano le donne ad essere più colpite dalla sintomatologia rispetto agli uomini, magari perché si caratterizzano per una maggiore disponibilità a mettersi in crisi e per una struttura meno razionale di quella degli uomini, essendo maggiormente implicate nelle questioni attinenti alla sfera dei rapporti. Non a caso sono proprio le donne che maggiormente fanno richiesta di un supporto psicologico o di una psicoterapia.

Al di là di tutte le strategie comportamentali che possono essere messe in atto per arginare le manifestazioni della sintomatologia acuta di un attacco di panico, ciò che è fondamentale è comprenderne la causa, perché solo attraverso la comprensione delle motivazioni da cui scaturiscono i sintomi è possibile la cura che consenta una guarigione completa.

Le cause e le dinamiche alla base dell'attacco di panico possono essere lette e interpretate alla luce della scoperta della nascita di Massimo Fagioli, secondo cui i rapporti profondissimi che legano prima il feto e successivamente il bambino agli adulti di riferimento, laddove non adeguati, carenti o patologici, potrebbero indurre il bambino ad aderire a modalità di pensiero e di esistenza nel mondo proprie dell'adulto, piuttosto che aiutarlo a sviluppare la propria originalissima identità.

Fino ad oggi la terapia degli attacchi di panico si è limitata ad un contenimento e a un controllo dei sintomi principalmente attraverso tecniche comportamentali, unitamente alla terapia farmacologica. Grazie alla conoscenza della teoria della nascita e all'esperienza di cura-formazione-ricerca terapeutica condotta dall'analisi collettiva, viene proposta una psicoterapia che mira alla guarigione.

Questo è possibile solo nella misura in cui il terapeuta conosca la genesi e la fisiologia del pensiero e sia in grado di affrontare la realtà psichica non cosciente, scoprendo che è lì che si annida la malattia da curare e che si costituisce come vuoto interno o alterazione di immagini e affetti, presenti fin dalla nascita.

Se dunque è vero che ci si può ammalare a causa di rapporti malati, è vero anche che ci si può curare attraverso un rapporto sano, ovvero quel particolare rapporto terapeutico in cui non si annulla la realtà interna dell'altro fatta di immagini e affetti, ma si determinano le condizioni per ricreare quella prima immagine-pensiero di una nascita originariamente sana.

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Scritto da

Dott.ssa Carla Renieri

Bibliografia

  • "Attacchi di panico. Il corpo che grida" di L. Testa, R. Saba, C. Dario. Asino d'oro edizioni 2018
  • "Ricerca sulla verità della nascita umana. 40 anni di Analisi Collettiva. Atti del convegno (Roma, 30 ottobre-6 novembre 2015)" autori vari. Asino d'oro edizioni
  • "Istinto di morte e conoscenza" M. Fagioli. Asino doro edizioni 2016

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