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Attacchi di panico o momenti di ansia intensa? Quali differenze?

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Nel linguaggio comune si tende ad usare impropriamente l'espressione "attacco di panico" confondendolo con momenti di ansia intensa. Proviamo a fare un po' di chiarezza.

4 MAR 2019 · Tempo di lettura: min.
Attacchi di panico o momenti di ansia intensa? Quali differenze?

Nel linguaggio comune si tende ad utilizzare l'espressione "attacchi di panico" in modo inappropriato, confondendo momenti di vita caratterizzati da una sensazione di ansia intensa, ma che non soddisfano i criteri diagnostici per un attacco di panico, con quest'ultima condizione. È bene provare a fare un po' di chiarezza e distinguere l'esperienza dell'ansia da quella del panico in quanto da un punto di vista clinico esse presentano caratteristiche diverse e specifici sintomi che sono quelli in base ai quali viene fatta la diagnosi.

Gli attacchi di panico si distinguono dai momenti di ansia intensa sia in termini di gravità e di intensità del sintomo, sia riguardo alla durata. La definizione di "attacco di ansia" non rientra in una terminologia clinica, ed è usato da molte persone per descrivere una sensazione di malessere intenso in cui ci si preoccupa in maniera eccessiva per un evento che sta per accadere o si sperimentano sentimenti di tensione e di paura dovuti ad una preoccupazione eccessiva di qualche pericolo potenziale o minaccia futura; i sintomi si manifestano con un'intensità minore, ma possono persistere per giorni o addirittura mesi.

La caratteristica essenziale dell'attacco di panico è la comparsa improvvisa di paura e disagio intensi che raggiunge il picco in pochi minuti, periodo durante il quale si verificano quattro o più di tredici sintomi fisici molto allarmanti quali dispnea, vertigini, sudorazione, tremore, tachicardia ecc. ai quali si aggiunge spesso una sensazione di morte imminente, paura di perdere il controllo o di impazzire.

Gli attacchi di panico durano generalmente solo pochi minuti, ma provocano nel paziente una notevole angoscia. Inoltre la maggior parte dei pazienti soffre anche di agorafobia, cioè la paura di essere intrappolato in un luogo o in una situazione dai quali è difficile fuggire. Gli attacchi di panico sono spesso ricorrenti, per cui talvolta i pazienti sviluppano una forma secondaria di ansia anticipatoria, preoccupandosi perennemente di dove e quando si potrà presentare l'attacco successivo.

Che cosa si può nascondere dietro un attacco di panico?

La persona che soffre di attacchi di panico vede il mondo come pericoloso e minaccioso, e percepisce se stesso come debole e impotente. La sua visione della vita si concentra intorno a scenari catastrofici, pertanto mette in atto comportamenti di evitamento nel tentativo di non esposi al pericolo e cercare una rassicurazione. Questo modo di vivere chiaramente conduce ad una esistenza sempre più insoddisfacente e limitata. L'attacco di panico, così come altre manifestazioni di sofferenza quali ansia, depressione ecc. è l'espressione del malessere di una persona, l'indicatore implicito di un disagio che deve essere codificato. Il messaggio esistenziale latente è che nella propria vita qualcosa non va e deve essere cambiato. In tal senso esso può essere letto come segnale positivo in quanto rappresenta un modo, anche se inadeguato, di voler uscire da un'esistenza e da un sistema di relazioni che non ci fa stare bene.

Come farsi aiutare?

Riguardo alla cura della sintomatologia la ricerca scientifica, in integrazione all'uso di farmaci, tende ad avvallare maggiormente alcuni approcci psicoterapeutici specifici focalizzati soprattutto sulla risoluzione del sintomo. Vi è da aggiungere però che in alcuni casi, risolti dal punto di vista della sintomatologia, si possono verificare spostamenti dell'area della sofferenza, per cui se si assiste ad una risoluzione degli aspetti invalidanti causati dall'attacco di panico, non vengono ricercate le cause che possono averne causato l'insorgenza.

Senza entrare nel merito dei vari approcci psicoterapeutici e nell'assoluto rispetto di ciascuno di essi, ogni orientamento ha un proprio modo di concepire ed affrontare tale patologia, pertanto può essere auspicabile l'utilizzo di percorsi che integrino la riduzione della sintomatologia con lo studio della storia del soggetto per approfondire le cause da cui scaturisce il disagio manifestato, al fine di migliorare in maniera definitiva il percorso esistenziale del paziente.

Riferimenti bibliografici

American Psychiatric Association (2013), Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) Raffaello Cortina Milano.

Glen O. Gabbard (2015) Psichiatria psicodinamica. Psichiatria Psicoterapia Neuroscienze. Raffaello Cortina Editore.

Dazzi N.; Gazzillo F.; Lingiardi V. ( a cura di) (2014). La diagnosi in psicologia clinica. Raffaello Cortina Editore.

 Articolo scritto dalla dottoressa Noccioli Daniela, iscritta all'Albo degli Psicologi della Toscana.  

Scritto da

Dottoressa Noccioli Daniela

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