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Attacchi di panico: cosa non sono e come affrontarli

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Molto spesso nella pratica clinica ci capita di sentire pazienti dire di aver avuto un attacco di panico. Andando poi ad approfondire, ci rendiamo conto che non si tratta di questo...

18 GIU 2019 · Tempo di lettura: min.
Attacchi di panico: cosa non sono e come affrontarli

Molto spesso nella pratica clinica ci capita di sentire pazienti dire di aver avuto un attacco di panico. Andando poi ad approfondire ci rendiamo conto che non si tratta di questo, ma magari di forti stati ansiosi, di rabbia o fenomeni dissociativi.

Al di là della questione diagnostica è importante capire di cosa si tratta in quanto il trattamento sarà declinato diversamente.

Innanzitutto, quindi, possiamo fare un po' di chiarezza descrivendo cosa non è un attacco di panico e di cosa si tratta.

Differenze tra attacchi di panico e stati d'ansia

L'attacco di panico non è solo un forte stato d'ansia, affinché si possa parlare di panico oltre ai classici sintomi di attivazione fisiologica relativi all'ansia vi devono essere dei pensieri correlati in cui la persona teme di morire, di perdere il controllo, di impazzire e imbarazzarsi di fronte agli altri. Inoltre l'attacco di panico dura qualche minuto (anche se la conseguenze di spossatezza e fatica si prolungano per molto più tempo), e ha un'intensità molto elevata, tanto che alla persona sembra di non riuscire a respirare, che gli "scoppi" il cuore o che gli cedano le gambe da un momento all'altro.

Uno stato d'ansia più generale è meno intenso e più prolungato, e solitamente ha altri connotati cognitivi.

Esempi esplicativi

Vediamo due esempi.

"La prima volta che ho provato il panico è comparso improvvisamente mentre ero in aereo. Ho iniziato a sentire battere fortissimo il cuore, a sudare freddo e a sentire una sensazione di soffocamento. Ho pensato subito che stessi per morire, un infarto o che mi avesse fatto male qualcosa che avevo mangiato. Ho chiesto aiuto ma non riuscivo a sentire quello che gli altri mi dicevano. Poi sono riuscito a bere l'acqua, mi sono steso e quando è arrivato il dottore stava già calando. Sono rimasto stordito per tutta la durata del volo. Una sensazione terribile!".

In questo caso è chiaro che si tratta di un attacco di panico, caratterizzato da insorgenza improvvisa, inaspettata e con manifestazione intensa, tanto che il soggetto teme la morte.

"L'altro giorno ero a passeggio con il cane, ho sentito che avevo il respiro corto, non riuscivo a respirare normalmente, mi girava anche un pò la testa. Non capivo cosa mi stesse succedendo, forse era il polline, però era molto fastidioso. Mi sono seduto, ma non passava. Ho deciso di chiamare mia sorella al telefono che mi ha detto che mi avrebbe raggiunta. Anche quando è arrivata non mi è passata del tutto, ho avuto questa sensazione per tutto il giorno."

Qui, come evidente, la stato ansioso è più prolungato, e cambia durante la giornata. La persona non sa capire da dove deriva ma non mette in dubbio il fatto di poter morire o perdere il controllo.

L'attacco di panico e il disturbo di panico

Molti di noi possono aver sperimentato un attacco di panico, ma non tutti hanno sviluppato un disturbo di panico. Infatti, i primi possono essere presenti in numerosi altri disturbi come il disturbo d'ansia generalizzato, i disturbi di personalità (borderline, narcisistico ecc..), il disturbo ossessivo compulsivo e altri ancora. Quando gli attacchi di panico sono frequenti e presenti per diversi mesi, allora si può parlare di disturbo di panico, in cui spesso il timore non è più quello di morire o di perdere il controllo, ma di avere un altro attacco, secondo un circolo vizioso senza fine.

Come affrontare un attacco di panico

Trattamento cognitivo comportamentale

Se soffriamo di attacchi di panico frequenti o evitiamo di fare delle attività per paura che ci vengano attacchi, è molto probabile che si sia strutturato un disturbo di panico. Fortunatamente la terapia cognitivo comportamentale ha evidenze scientifiche che dimostrano la sua efficacia nel trattare questo disturbo. Si tratta di una terapia attiva, condivisa con il paziente in cui si mettono in discussione le credenze relative al panico e ai sintomi d'ansia, per poi abituarsi a questi sintomi, ed esporsi gradualmente alle situazioni temute. Il tutto attraverso l'uso di nuovi strumenti come esercizi di rilassamento, tecniche per contrastare i pensieri automatici ed evitare gli errori cognitivi.

Vi sono però alcuni consigli utili che possiamo fornire a coloro che sperimentano un attacco di panico e coloro che vedono una persona avere un attacco di panico.

Cosa fare prima durante e dopo un attacco di panico

  • Documentarsi su cosa sia un attacco di panico o il disturbo di panico è già un ottimo modo per capire cosa ci sta succedendo, una volta accertato che si tratti di questo. Esistono degli articoli su internet (come questo) e libri self help utili a questo scopo. L'importante è che siano secondo un approccio cognitivo comportamentale, che come abbiamo visto è la terapia più studiata ed efficace.
  • Quando temiamo di avere un attacco e durante, è utile sapere che si tratta "solo" di stati ansiosi molto elevati, che in realtà non portano a nessuna conseguenza fisica. Se temiamo il giudizio degli altri è utile pensare che questo disturbo ha un'elevata frequenza nella popolazione generale, circa il 30% ha sperimentato un attacco di panico nella propria vita e circa il 5% sviluppa un disturbo di panico. Quindi è una problematica estremamente diffusa.
  • Non evitare situazioni o luoghi per paura che venga un attacco, questo è il modo migliore per rinforzare il disturbo.
  • Regolarizzare lo stile di vita: diminuire il più possibile gli psicostimolanti (caffè, the, sigarette, Energy drink), ridurre o sospendere l'uso di alcool, attenzione ai farmaci antinfiammatori contenenti caffeina, alle pillole per dimagrire che contengono caffeina. Evitare l'assunzione di sostanze come cocaina, cannabinoidi, ecstasy. Cercare di condurre uno stile di vita metodico. Trovare un'attività fisica giornaliera che è stato dimostrato avere un'azione rilassante.
  • Svolgere esercizi di rilassamento (training autogeno, rilassamento muscolare progressivo di Jacobson, esercizi mindifulnes based), per allenarsi ad abbassare il generale livello di attivazione di arausal e per poterli poi utilizzare nei momenti di maggiore attivazione ansiosa.

Cosa fare con chi sperimenta un attacco di panico

Quando siamo di fronte a una persona che sperimenta un attacco di panico è utile mantenere un atteggiamento calmo e rassicurante, mettendo la persona a proprio agio in una condizione di sicurezza. Non è utile infatti sminuire la paura dicendo che è "solo" panico, infatti in quel momento la persona ha solo bisogno di sentire la presenza di un altro sicuro e tranquillo senza che vi siano ulteriori incoraggiamenti che potrebbero sortire l'effetto opposto. Può essere utile incoraggiare, senza fare pressioni, alla respirazione, chiedendo alla persona di contare per regolarizzare il respiro. In fine il solo fatto di aspettare insieme alla persona che passi è un modo per accettare ciò che sta succedendo, facendola sentire non giudicata e rassicurata per la presenza.

Quando le crisi di panico sono frequenti e presenti da molto tempo

Tutti i consigli precedentemente esposti sono utili e applicabili, ma talvolta è necessario affidarsi ad un professionista cognitivo comportamentale che possa aiutare il paziente a capire l'origine del disturbo, i circoli viziosi correlati e permettergli di ritornare ad uno stile di vita sereno e libero dal disturbo.

Bibliografia

  1. Di Fiorino, M., Massei, J. (2009). Il disturbo di panico. Giuda pratica per pazienti, familiari e operatori. Psichiatria & Terrotorio.
  2. Taylor, S. (2006). Disturbi di panico. Monduzzi Editore.
  3. Wells, A., (2009). Terapia Metacognitiva dei disturbi d'ansia e della depressione. Eclipsi.

Articolo scritto dalla Dott.ssa Laura Caccico

Scritto da

Studio il Forte

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1 Commenti
  • Carmela Bertoletti

    Molto interessante l'articolo, ho sofferto di attacchi di panico, ho provato iperventilazione che riesco a controllare con il respiro, prendo paroxetina 20mg al giorno. Ora però ho anche svenimenti emicranie, vertigini che insorgono senza un ragione definita o ansia per qualcosa. È difficile uscire da sola e non ho nessuno che mi venga in soccorso. Non voglio isolarmi ma tutto questo mi causa molta insicurezza. Cosa posso fare? Il medico di base mi manda dallo psichiatra che non mi aiuta per niente, mi vuole aumentare la paroxetina. Grazie per l'attenzione

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