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Arte della Salute parte seconda

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

​Il progetto Arte della Salute, nato dall'unione di due realtà parallele portate avanti a partire dal 2004, anno di fondazione del Centro Umano Olistico di Riequilibrio Energetico.

11 DIC 2017 · Tempo di lettura: min.
Arte della Salute parte seconda

La seconda realtà del progetto "Arte della Salute", sorta proprio a seguito della mia antica passione per il Teatro (sono peraltro Regista ed Autore SIAE dal 1988), ha dato vita al Laboratorio di Teatro Psicologico "La Psicologia incontra il Teatro", basato sulla convinzione che l'espressione e la comunicazione delle emozioni siano aspetti centrali nel teatro così come nella psicologia.

La recitazione legittima e ci permette l'espressione di parti di noi più intime, meno visibili e spesso meno accettate, con un effetto potenzialmente catartico e di crescita personale per la persona ancor prima che per l'attore.

Ecco quindi che i ruoli del cattivo, del ladro, del bugiardo, dell'opportunista i quali, seppur socialmente non accettati, rappresentano parti che probabilmente ognuno di noi possiede, vengono esteriorizzati, esasperati e portati in scena con un processo di identificazione.

Questo processo di identificazione deve essere totale.

Nell'interpretare un personaggio e, soprattutto, per emozionare se stessi e gli altri nell'interpretarlo, è difatti necessario individuare e riprodurre i gesti, gli atti e le piccole azioni che delineano le peculiarità del personaggio stesso.

Per rendere realistiche le proprie emozioni si deve necessariamente ricorrere al ricordo delle proprie esperienze personali.

Per prepararsi ad un ruolo che coinvolge ad esempio l'emozione della paura, l'attore deve ricordare qualcosa che l'ha spaventato e tentare di recitare la sua parte rappresentando la paura che lo ha realmente colpito.

Ecco allora che il teatro diventa psicologico, ovvero un efficace mezzo per sostenere interventi di educazione, di integrazione e di cambiamento.

E non solo.

Attraverso la messa in scena di parti profonde dell'identità individuale, il teatro consente di superare periodi di disagio, di sviluppare le proprie potenzialità interiori e di accedere a risorse fondamentali per la propria salute e per il proprio equilibrio interiore, aprendo nuove vie ad esperienze di crescita personale, di trasformazione e di guarigione.

Si può quindi sostenere che il teatro ha in sé funzioni terapeutiche.

Per tale ragione, il laboratorio di "Teatro Psicologico", nato nel 2007 con l'intento di andare al di là di un semplice corso di recitazione, ha sempre messo al centro non solo l'aspirante attore ma la persona e lo ha sempre fatto in una maniera olistica, rivolgendosi al suo corpo, alla sua mente, alla sua anima e al suo intelletto, finendo con l'essere definito come la messa in scena dei suoi vissuti, nel contesto di un gruppo, con il supporto di alcuni princìpi di presenza scenica che derivano dall'arte dell'attore.

Lo stesso Stanislavskij diceva: " Il mio scopo non è di insegnarvi a recitare, ma aiutarvi a creare un uomo vivo da voi stessi". Ecco allora che l'interpretazione di un ruolo in scena può consentire di esperire quelle parti di noi non quotidiane che rifiutiamo di conoscere in prima persona, ma che possono essere vissute attraverso la dimensione sicura del personaggio. Una dimensione che ci permette di sospendere temporaneamente le conseguenze delle nostre azioni, pur consentendoci di ascoltare i vissuti che il rappresentare può generare.

Il teatro diviene allora un magnifico gioco di ruoli e di sensazioni che, attraverso l'interpretazione, consente a chiunque di esplorarsi e di conoscersi, assolvendo alla funzione terapeutica che nasce dal permettere ad ognuno di noi la piena espressione e la piena realizzazione, superando pregiudizi e stereotipi, accogliendo dolcemente tutte quelle parti rifiutate della nostra storia o di noi stessi, che possono essere rimesse in scena e reincastrate nel nostro mondo interno.

Dopo aver creato un luogo protetto di rappresentazione delle parti più intime di sé, ognuno può difatti ristrutturare la propria personalità attraverso il personaggio, lasciando cadere le maschere ed accedendo alla propria vera identità, a ciò che può sentire di essere, trovandosi nei panni di ciò che nella quotidianità non è e non riesce ad essere.

Il laboratorio di "Teatro Psicologico", in questo senso, diventa un aiuto necessario a comprendere meglio chi siamo e cosa desideriamo essere una volta liberi da vincoli sociali.

L'approccio laboratoriale consente di trasformare in azione ciò che non si può esprimere con le sole parole o che non sarebbe ugualmente liberatorio raccontare, consentendo una abreazione scenica, ovvero una scarica emozionale attraverso la quale ci si libera di un trauma antico rimasto nel nostro inconscio.

Un processo, questo, che può coinvolgere eventi vissuti nel passato, i quali possono essere simbolicamente ripercorsi e trasformati attraverso la drammatizzazione, con il vantaggio di poterli riscrivere cambiando dettagli e sfumature emozionali, consentendoci di comprendere quelle che sono, nel quotidiano, le nostre reazioni disfunzionali, di imparare nuove reazioni comportamentali e cognitive e di allenare nuove risposte psicofisiche adattive ed efficienti.

Quello che accade in genere durante una Psicoterapia, viene in un certo senso riproposto nel contesto protetto del palcoscenico. Ed è questo il motivo per il quale il laboratorio di "Teatro Psicologico" risulta estremamente efficace in diversi ambiti di applicazione.

L'utilità a scopo educativo si riferisce, ad esempio, alla possibilità di sostenere appieno la crescita personale, la conoscenza ed il potenziamento di parti di sé e della propria personalità. In questo senso, il laboratorio consente di perfezionare la propria comunicazione a tutti i livelli, superando tensioni mimiche e blocchi emotivi, allenando anche il non verbale ed il paraverbale.

E' pertanto consigliato a chi ha problemi di timidezza, difficoltà relazionali, disagio nell'esprimere il proprio parere, nell'affrontare esami o parlare in pubblico. Per la sua predisposizione a sostenere lo sviluppo della creatività, delle abilità di memorizzazione e della possibilità di scaricare lo stress, il laboratorio è spesso adottato anche in attività rivolte a contesti lavorativi e scolastici.

Le applicazioni a scopo riabilitativo riguardano, invece, disabili e persone che hanno vissuto per lungo tempo problemi di carattere medico, come ad esempio tumori o altre malattie invalidanti, o di tipo psicologico, come ansia, traumi e depressione. In tali casi, il laboratorio lavora per la ricostruzione del proprio ruolo e della propria identità, per l'integrazione di nuove esperienze di vita o parti di sé inaccettate, anche dopo che la persona ha effettuato un concomitante percorso terapeutico di altro tipo.

In quest'area di azione si collocano anche anziani e persone sole, le quali vengono aiutate a ritrovare nuovi stimoli per l'apprendimento e a progettare momenti abituali di confronto sociale. In tal senso, il laboratorio risulta essere un ottimo strumento di supporto per mantenere attiva la memoria verbale e motoria e per sostenere l'umore e la fiducia in sé attraverso occasioni che consentono di percepirsi ancora capaci di integrarsi all'interno di un'attività condivisa in gruppo.

Infine, in ambito terapeutico il laboratorio agisce offrendo possibilità di integrazione tra parti sane e parti malate, sostenendo e rinforzando il nucleo intatto dell'Io anche in situazioni di nevrosi, di disturbi borderline o anche in forme di autismo. Naturalmente, ogni tipo di problematica richiede la personalizzazione dell'intervento in relazione alle caratteristiche specifiche del gruppo di partecipanti.

In ogni caso, perché l'obiettivo del laboratorio di "Teatro Psicologico" possa essere raggiunto, la condizione necessaria e fondamentale è che venga creato un clima di gruppo in cui si favorisca la libertà di espressione di sé e la rinuncia a qualsiasi giudizio verbale e non verbale, in modo che possa essere intrecciata un'autentica comunicazione interiore ed una possibilità di relazionarsi con tutti gli altri partecipanti, chiunque essi siano, accettandoli incondizionatamente.

La partecipazione al laboratorio può essere sperimentata con efficacia da chiunque, anche da parte di chi non ha mai fatto esperienze teatrali di alcun tipo, dal momento che l'accento non è centrato soltanto sulla tecnica teatrale, ma anche e soprattutto sulla possibilità di comunicare e di esprimersi creativamente attraverso i linguaggi teatrali, col fine ultimo di un benessere psicofisico che viene raggiunto attraverso tre processi:

  1. Il primo processo mira a sciogliere paure e resistenze e si basa sul coinvolgimento dei partecipanti in quelle esperienze che permettono di prendere coscienza di sé a partire dalla comunicazione globale, che comprende in modo profondo anche il corpo e la voce. In questa fase si sperimentano esercizi di movimento, di contatto, di vocalizzazione o di narrazione centrati sull'esplorazione senza forma.Questa è la fase in cui vengono apprese tecniche di ascolto delle proprie emozioni, di consapevolezza dei propri pensieri e dei propri movimenti nello spazio scenico.
  2. Il secondo processo è finalizzato alla costruzione del personaggio e permette di comunicare parti dell'interprete. Si tratta di una fase di improvvisazione e di scelta di aspetti di sé a cui dare attenzione ed un linguaggio. In questa fase si sperimentano i diversi ruoli attraverso esercizi-guida che possono riguardare la costruzione di maschere, l'interpretazione di oggetti o di animali e lo sviluppo di temi suggeriti dal conduttore o dai partecipanti. In alcuni casi, in questa fase vengono selezionati copioni tratti da opere esistenti oppure si sperimentano alcuni ruoli modificando parti preesistenti e creando dialoghi e movimenti di scena personalizzati dagli attori;
  3. Il terzo processo mira ad integrare azioni e testi prodotti in un allestimento scenico, mettendo insieme, cucendo e dando un senso di gruppo alle improvvisazioni. In questa fase si analizzano dettagliatamente i vissuti e si razionalizza sui processi avvenuti in precedenza, cambiando ciò che si desidera cambiare in vista dell'obiettivo di una rielaborazione condivisa. Inoltre, si analizza il personaggio, diventando osservatori esterni e registi di se stessi, un lavoro che permette di definire i vari dettagli attraverso un percorso che risponde al bisogno e alla possibilità di mettere in relazione mondo interno e mondo esterno.

Nel terzo processo risulta importante la scelta del ruolo. In genere viene affidata alla spontaneità o, se utile, facilitata dal conduttore, il quale può inserire dei temi, delle trame, degli stimoli o dei personaggi specifici, in base a tre modalità:

  1. La prima modalità riguarda la scelta di un personaggio che ha elementi di somiglianza con la storia o la personalità dell'attore che lo interpreta. Può essere un valido aiuto per avvicinarsi ad esperienze vissute e non risolte, che possono essere riviste da prospettive emotive diverse, talvolta in forme paradossali come la commedia o il mimo;
  2. La seconda modalità riguarda l'interpretazione di ruoli fantastici ideali, lontani dalla propria quotidianità. Può essere un valido aiuto per la scoperta di parti di sé nuove, mai osate, talvolta ritenute impossibili da sperimentare nella semplicità delle proprie esperienze quotidiane;
  3. La terza modalità riguarda l'identificazione con personaggi rappresentanti ruoli che, nella realtà, sono criticati e considerati lontani dal proprio modo di essere. Può essere un valido aiuto per aumentare le nostre capacità di accettare gli altri in maniera incondizionata, per dare l'occasione di metterci nei panni dell'altro e di scoprire tutte le sfaccettature di un modo di vivere diverso dal nostro, vivendo allo specchio alcune dinamiche relazionali che sono state sempre osservate da un opposto punto di vista.

"Il mio scopo - dicevaStanislavskij - non è di insegnarvi a recitare, ma aiutarvi a creare un uomo vivo da voi stessi". Ciò che si sviluppa nel laboratorio, é quindi finalizzato alla conoscenza del proprio Sé, attraverso la quale ognuno impara ad educare se stesso, la propria coscienza ed il proprio corpo.

Utilizzando l'integrazione tra il lavoro stanislavskijano che l'attore fa su se stesso e le tecniche utilizzate nel laboratorio di "Teatro Psicologico", orientate a promuovere l'integrazione psicofisica e a sviluppare l'equilibrio emotivo e relazionale, si aprono enormi possibilità di crescita, oltre che di sviluppo e di miglioramento della qualità della propria vita.

Si può facilmente capire perché, oltre alla mia attività psicoterapeutica iniziata nel lontano 1996, che mi ha consentito di sviluppare nel 2004 il Programma del Cuore con l'intento di prevenire, contrastare e guarire le malattie croniche, io abbia voluto mettere a disposizione degli altri anche la mia dedizione per il Teatro, scegliendo di fare di quest'Arte un ulteriore strumento di aiuto alle persone. Di mettere, cioè, la mia esperienza trentennale al servizio di una professione che andasse al di là della semplice messa in scena.

Scritto da

Dr Alfredo Pallucci

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