Ansia e attacchi di panico: cosa li accomuna?

Gli attacchi di panico si verificano quando alcune sensazioni corporee e mentali innocue, legate ad uno stato d’ansia non patologico, vengono percepite a livello soggettivo come pericolose.

20 LUG 2017 · Tempo di lettura: min.

PUBBLICITÀ

Ansia e attacchi di panico: cosa li accomuna?

Un Attacco di Panico (ADP) può essere definito un periodo intenso di paura e disagio che raggiunge il picco in pochi minuti ed è caratterizzato da almeno quattro dei seguenti sintomi: palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia, sudorazione, tremori fini o grandi scosse, dispnea o sensazione di soffocamento, sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, sensazione di vertigine, di instabilità, di "testa leggera" o di svenimento, brividi o vampate di calore, sensazione di torpore o formicolio, sensazione di irrealtà o di essere staccati da se stessi, paura di perdere il controllo o di "impazzire" e paura di morire (A.P.A., 2013).

Gli ADP possono essere inaspettati (cioè non associati ad un determinato stimolo e si manifestano quindi "a ciel sereno"), sensibili alla situazione (con maggior probabilità si manifestano in seguito all'esposizione ad uno stimolo situazionale ma non è detto che vi siano associati) e situazionali (si manifestano quasi invariabilmente ed immediatamente all'esposizione ad uno stimolo situazionale) e la loro frequenza varia da individuo a individuo.

Un singolo episodio di ADP non rappresenta una forma di psicopatologia poiché l'essere umano è fisiologicamente predisposto ad una sua eventuale insorgenza. Un Disturbo di Panico (DAP) è invece un disturbo d'ansia caratterizzato da almeno due o più attacchi di panico e uno di questi deve essere seguito, per un periodo di almeno un mese, dalla preoccupazione persistente relativa all'insorgenza o alle conseguenze di altri attacchi di panico (es. perdere il controllo, avere un attacco cardiaco o "impazzire") e da comportamenti disadattivi come l'evitamento dell'esercizio fisico, la riorganizzazione le attività quotidiane al fine di garantirsi dei soccorsi se si dovesse verificare un ADP e la limitazione delle situazioni non familiari come uscire di casa e usare i mezzi pubblici (A.P.A., 2013).

L'ansia è un'emozione primaria, caratterizzata da apprensione, preoccupazione e tensione, che ognuno di noi sperimenta quando percepiamo una minaccia e ci prepariamo ad affrontarla. L'ansia puo' essere considerata patologica quando le persone non riescono a gestirla e a ciò segue una compromissione del funzionamento sociale, peronale, lavorativo e scolastico. Gli attacchi di panico si verificano quando alcune sensazioni corporee e mentali innocue, legate ad uno stato d'ansia non patologico, vengono percepite a livello soggettivo come molto pericolose e sono quindi interpretate come catastrofiche (es. paura di morire, impazzire e/o perdere il controllo). Ne consegue dunque che il soggetto temerà di trovarsi in una catastrofe imminente e tenderà ad allarmarsi ulteriormente fino ad arrivare al panico, un'emozione caratterizzata da un senso di paura o morte immediata e da una tendenza comportamentale di fuga o lotta che serve a gestire un evento traumatico in atto. La maggior parte delle persone tende inoltre a compiere dei comportamenti protettivi (es. fuga, evitamento, prevenzione della minaccia e distrazioni) che danno sollievo solo nell'immediato ma a lungo termine impediscono la disconferma delle interpretazioni catastrofiche peggiorando quindi i sintomi fisici e mentali da cui ci si vuole difendere (Wells A., 1997).

Durante una crisi di panico è fortemente sconsigliato fingere di star bene (così facendo le palpitazioni cardiache aumentano), scappare (rischiate di cadere o di fare incidenti), forzare il respiro e iperventilare (ciò aumenta la sensazione di angoscia) ma, se è possibile, cercate di mettervi al fresco in una posizione comoda evitando quella da sdraiato perché peggiora i sintomi e chiedete aiuto a qualcuno.

La terapia cognitivo comportamentale si è dimostrata eccellente nell'85% dei casi nel trattamento del Disturbo di Panico (Roth e Fonagy, 1996) ed ha inoltre dimostrato un'efficacia pari o superiore ai farmaci, soprattutto per la prevenzione delle ricadute (Clark et al. 1994; Mitte, 2005, Barlow et al., 2000).

Dott. Di Domenico Alessandro

BIBLIOGRAFIA

  1. American Psychiatric Association., "Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – 5° Edizione" (2013)
  2. Barlow D.H., Gorman J.M., Shear M.K., Woods S.W., "Cognitive behavioral therapy, imipramine, or their combination for panic disorder: a randomized controlled trial" (2000)
  3. Clark D. M., Salkovskis P. M., Hackmann A., Middleton H., Anastasiades P., Gelder M., "A comparison of cognitive therapy, applied relaxation and imipramine in the treatment of panic disorder" (1994)
  4. Mitte K., "A meta-analysis of the efficacy of psycho- and pharmacotherapy in panic disorder with and without agoraphobia" (2005)
  5. Perdighe C., Mancini F.,"Elementi di psicoterapia cognitiva" (2010)
  6. Roth A., Fonagy P., "What works for whom? A critical review of psychotherapy research" (1996)
  7. Wells A., "Cognitive therapy of anxiety disorders: a practice manual and conceptual guide" (1997)
Ansia e attacchi di panico: cosa li accomuna?

PUBBLICITÀ

Scritto da

Dott. Alessandro Di Domenico

Lascia un commento

PUBBLICITÀ

ultimi articoli su attacchi di panico