Ansia: come mai la proviamo?

Oggi l'ansia è uno stato emotivo molto comune data la situazione di grande incertezza e paura che stiamo vivendo. Ma quando diventa patologica? E perché alcune persone sembrano più propense?

26 OTT 2020 · Tempo di lettura: min.

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Ansia: come mai la proviamo?

Per definire l'ansia è importante distinguerla dalla paura che ne rappresenta la base. La paura è un'emozione primaria che proviamo nelle situazioni di minaccia e pericolo e che determina risposte veloci e automatiche, per questo viene definita adattiva. Quando proviamo paura si attiva una parte antica del nostro cervello, l'amigdala, responsabile delle risposte di attacco o fuga davanti ad un pericolo.

L'ansia è uno stato emotivo più complesso che ha in sé varie componenti: quella cognitiva, quella emotiva, quella comportamentale e quella fisiologica. Nell'ansia è coinvolta anche un'area del cervello di più recente sviluppo, rispetto all'amigdala, che permette una seconda valutazione dello stimolo. Un certo livello di ansia è funzionale alla preparazione dell'organismo per affrontare la situazione temuta perché implica una serie di modificazioni fisiologiche che aumentano la concentrazione, l'attenzione e la prontezza dei riflessi. La seconda valutazione è influenzata dalla percezione delle risorse personali e dalla percezione del problema.

Le persone ansiose tendono a percepire le loro risorse come poco utili, se non negative, rispetto allo stimolo minaccioso e valutano le situazioni come maggiormente catastrofiche. Inoltre, sono sensibili ad un più ampio range di stimolo, tendono ad avere una visione negativa del futuro e hanno familiarità per l'ansia. A questa condizione di predisposizione e di attitudine cognitiva, si sommano gli stress esterni di cui la società odierna è ben condita: rimanere bloccati nel traffico, fare molta strada per arrivare al lavoro, avere problemi economici, avere difficoltà coniugali o relazionali, la malattia di un parente o la propria malattia, dover rispondere ad un capo molto richiedente, ricevere e rispondere a molte mail, ne rappresentano solo alcuni. Gli stressors stimolano l'amigdala che quindi può attivarsi frequentemente e ciò rende vulnerabili all'ansia.

Ma quando è necessario rivolgersi a un professionista?

  • Funzionamento compromesso: l'ansia interferisce con la normale routine quotidiana (lavoro, scuola, relazioni sociali) e inficia anche il tono dell'umore.
  • Pensare al futuro in modo catastrofico: le persone ansiose sono sempre in attesa che qualcosa di brutto accada.
  • Falsi allarmi: anche di fronte a stimoli neutri o minacce minime si prova ansia.

Cosa si può fare?

Personalmente in seduta intervengo su più livelli, che corrispondono alle componenti dell'ansia: parallelamente a un'attività di ristrutturazione cognitiva che va a modificare la seconda valutazione dello stimolo ansioso (es. quando hai un pensiero negativo sull'esito di una situazione, scrivi anche l'opposto di ciò che provi e ulteriori possibilità dopo di che, per ogni opzione, annota prove a favore), faccio un lavoro corporeo che include anche la stimolazione delle sensazioni temute associate allo stato ansioso per permettere alla persona di imparare a stare con esse ed evitare così l'evitamento (strategia comportamentale che dà sollievo immediato e momentaneo ma alimenta il circolo vizioso dell'ansia). Le tecniche di rilassamento e la mindfulness rappresentano ottimi strumenti per prevenire l'ansia e ristabilire l'equilibrio psicofisico.

 

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Scritto da

Dott.ssa Martina Francalanci

Bibliografia

  • "L'ansia e il disturbo da attacchi di panico" - Istituto Beck
  • "Dare corpo all'anima" L. Napoli
  • "La terapia degli attacchi di panico" A. Nardone

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1 Commenti
  • Chiara Salvatore

    Salve a tutti, ho da poco appreso, dopo molti anni che ne soffro e che dopo tanti controlli , che soffro d'ansia. Deve essere ancora diagnostica dalla mia psichiatra che mi sta aiutando a capire alcune cosette... Faccio terapia cognitiva comportamentale da più di un anno è da pochi mesi che non la sto rifiutando come ho fatto per molto tempo. Sono stata adottata a sette anni, vivevo in un orfanotrofio in Russia e le condizioni non vi spiego neanche com'erano. Ho passato psicologi, ho parlato con psichiatri, assistenti sociali, ho fatto tante cose nella mia vita e leggendo una testimonianza mi sono rivista in tanti stati d'animo ansiosi che non riesco ancora a controllare. Voglio guarire ma purtroppo la fiducia che ho riposto nelle persone che dovevano aiutarmi non è servita almeno non fino a quest'anno. La mia famiglia ed io ne abbiamo sofferto tanto e solo ora sto vedendo uno spiraglio di luce. Ora capisco quanto mi sento strana, quando non mi ricordo le cose che mi dicono e pensano che sia andata letteralmente fuori di testa, a quante prese in giro, che mi credevano incapace di fare cose semplici. Tutto questo e altro mi ha sempre paralizzata, angosciata, sudavo a più non posso e non capivo perché...pensavo a cose brutte e il sonno.. ehhh..il sonno non esiste più da un bel pezzo.. la sera divento attiva e la mattina sembro uno zombie... Farà ridere ma a me stanca e sono stanca di vivere così da tanto tempo che ho deciso di farmi aiutare pur non sapendo il mio problema fino a poco tempo fa e devo dire che mi aiuta, mi calma parlare con la mia psicologa, mi aiuta nella respirazione e nei momenti di agitazione è lì per me e con me. Ne ho passate davvero tante nella mia vita, ma da come dice la mia psicologa..Sono Una Sopravvissuta! E c'è la farò come ho sempre fatto e combatterò fino alla fine! K.

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