Ansia come comprenderla

ome sapranno tutti coloro che l'hanno provata o ne soffrono lo stato ansioso è una condizione spiacevole che colpisce una vasta fetta della popolazione. Insomma non si è soli! Si calcola in

11 DIC 2018 · Ultima modifica: 5 DIC 2018 · Tempo di lettura: min.

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Ansia come comprenderla

Come sapranno tutti coloro che l'hanno provata o ne soffrono lo stato ansioso è una condizione spiacevole che colpisce una vasta fetta della popolazione. Insomma non si è soli!

Si calcola infatti che circa il 20% della popolazione soffre o ha sofferto di attacchi di panico. Come ogni fenomeno sintomatologico complesso la patologia ansiosa coinvolge i diversi sistemi: cognitivo, fisiologico e emotivo.

Però c'è da dire che l'ansia è anche una delle reazioni più importanti e utili di cui la natura ci ha dato. Come spiegano le scienze naturali, infatti, l'ansia è un meccanismo di base che caratterizza molte specie animali e assume una funzione importante per la sopravvivenza. Grazie ad uno stato di paura, entriamo in uno stato ansioso e riceviamo quindi un segnale di pericolo. Ci attiviamo a livello fisico, psichico ed emotivo per fronteggiarlo. Grazie all'ansia e alla paura riceviamo un imput davanti un pericolo che ci induce a prepararci a fronteggiarlo oppure a scappare. Grazie all' ansia, prima che il nostro cervello abbia elaborato tutte le informazioni, possiamo fuggire o velocemente cambiare stato in relazione al pericolo. Questo perchè l'emozione collegata all'ansia viaggia su un canale più veloce della cognizione, andando direttamente a stimolare l'amigdala che fa scaricare sostanze come l'adrenalina. Così la paura davanti ad uno strapiombo ci fa restare paralizzati istintivamente o quando siamo ad esempio su una scala, il senso di vertigine che proviamo ci fa essere più prudenti e cercare una presa sicura. Quindi in generale l'ansia è uno stato che tende a farci attivare per fronteggiare una situazione percepita come pericolosa o preoccupante.

Allora chi soffre di ansia, visto che è così utile, è destinato a continuare a soffrirvi? Bhe no. il punto è che bisogna chiedersi quando questa diventa patologica. L'ansia diventa patologica quando non è più uno stato adattivo ma al contrario è disadattivo. Cioè pur non essendoci motivo reale ma solo percepito. l'ansia che proviamo non ci aiuta a fronteggiare alcunchè ma anzi ci rende la vita impossibile.

Perlopiù le persone riescono a convivere con i propri stati ansiosi senza necessariamente ricorrere alla consultazione di un medico. Ci si ingegna riuscendo a trovare strategie comportamentali che hanno fondamentalmente come obiettivo quello di evitare le situazioni che provocano lo stato ansioso. Paradossalmente però la strategia di evitamento nel tempo tenderà a peggiorare le cose poichè pur ricevendo un effetto immediato utile: non mi trovo a contatto con la situazione ansiosa, il continuo evitare tenderà ad abbassare la nostra autostima e capacità di risolvere i problemi. Un'altra strategia utilizzata è quella di farsi accudire, accompagnare ecc ecc. Anche questa strategia se pur inizialmente vantaggiosa con il tempo si mostrerà essere una trappola poichè oltre a convincerci di non saper fare nulla da soli la disponibilità degli altri tenderà a confermare questa idea. Creando così un circolo vizioso che tenderà a generare ansia.

Così quando si soffre di stati ansiosi o attacchi di panico si può arrivare ad una situazione davvero invalidante come non riuscire più ad uscire di casa o andare a lavoro o sostenere esami all'università o limitare in modo importante i contatti sociali. In queste situazioni è utile l'aiuto di una persona esperta per riuscire a capire cosa l'ansia stia segnalando e come affrontarla. In questo senso il problema non è l'ansia in quanto questa è la manifestazione di un disagio e non il disagio. Se si ha la febbre e questa non passa,il problema non è ovviamente la febbre che anzi ci fa capire che c'è qualcosa che non va. Per questo motivo l'ansia è un segnale importante da comprendere, e per tale motivo non è a parere di chi scrive, utile spesso affrontarla semplicemente con un uso di farmaci. Anche se ,nella maggior parte di casi in cui c'è una sintomatologia ansiosa temporanea e dovuta a circostanze reali e passeggere, l'uso dei farmaci aiuta a superare il momento di difficoltà, quando si tratta di una sintomatologia persistente e più importante i farmaci possono rilevarsi inadeguati alla risoluzione reale del problema. L'inefficacia del farmaco, del resto, è spiegata dal fatto che la paura è una percezione e i farmaci non possono nulla su questa. Quello che generalmente fanno i farmaci è tendere ad un suo contenimento a livello di sensazione. Certo meglio di nulla penserebbe qualcuno però c'è da tenere a mente che i farmaci dell'ansia presi oltre i 6 mesi o poco più cessano il loro effetto e diventano iatrogeni cioè hanno l'effetto contrario.

Del resto assumere semplicemente un farmaco per l'ansia è come togliere il fusibile che segnala che sta finendo l'olio della macchina. la macchina continuerà a camminare lo stesso e non ci sarà più la spia accesa, ma dopo un pò….

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Scritto da

Centro Di Psicologia Le Chiavi

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