Anche le mie ansie hanno l'ansia

Ansia, ne soffre il 5% della popolazione mondiale che però nemmeno la sa riconoscere.

19 APR 2016 · Tempo di lettura: min.
Anche le mie ansie hanno l'ansia

A molti di voi sarà capitato di utilizzare il termine "ansia" per descrivere uno stato di malessere e preoccupazione.

È emerso, infatti, che almeno un terzo della popolazione mondiale ha avuto o potrà avere un disturbo d'ansia nel corso della propria vita. Esami, colloqui di lavoro, trasferimenti, fine di relazioni significative sono le situazioni più comuni in cui utilizziamo il termine "ansia" per descrivere il nostro stato emotivo.

Ma cosa si intende per ansia e quando diventa una condizione patologica?

Prima di tutto è importante sottolineare che l'ansia svolge una funzione adattiva fondamentale per l'essere umano.

Rappresenta, infatti, un campanello d'allarme che attiva l' attenzione nelle situazioni di pericolo e ci stimola nella realizzazione dei nostri obbiettivi. Questo stato di vigilanza mentale e tensione motoria è, ad esempio, tipico dei momenti di crescita, di cambiamento, di nuove esperienze.

Talvolta, però, l'ansia persiste anche in assenza di stimoli nuovi o pericolosi facendoci vivere in un costante stato di tensione che compromette la nostra capacità d'azione. In tal caso l'ansia assume carattere patologico. Ci sentiamo pronti a reagire anche quando non avremmo motivo o bisogno di essere reattivi e proviamo una serie di sintomi fisici o psicologici anche se potremmo sentirci tranquilli e rilassati. Si crea inoltre una sorta di circolo vizioso in cui i sintomi ansiosi vengono percepiti essi stessi come minacciosi rinforzando lo stato ansioso iniziale e il senso di vulnerabilità e impotenza che avvertiamo.

Le teorie cognitive (Beck) spiegano questo meccanismo come vere e proprie distorsioni del pensiero. Un difetto di elaborazione dell'informazione, quindi, caratterizzato da credenze e pensieri negativi ("non posso", "non devo", ecc.).

Quando ad esempio dobbiamo affrontare un esame o un colloquio di lavoro, un adeguato livello d'ansia ci aiuta a restare concentrati e a mantenere alto il livello di attenzione. In questo caso l'ansia svolge la sua funzione adattiva. Ma cosa accade se i livelli di ansia sono troppo alti? Molto probabilmente non affronteremo la prova, evitandola, o ci sentiremo paralizzati rischiando di non ottenere i risultati sperati. Una teoria largamente condivisa sull'origine dell'ansia è quella di

Bandura, il quale descrive il senso di autoefficacia come la

"convinzione nelle proprie capacità di organizzare e realizzare il corso di azioni necessario a gestire adeguatamente le situazioni che incontreremo in modo da raggiungere i risultati prefissati".

Secondo questa teoria ad un basso livello di autoefficacia corrisponderebbe un alto rischio di sviluppare una patologia ansiosa.

Quali sono i sintomi dell'ansia?

  • sintomi fisiologici: palpitazioni, tremori, dolore o fastidio al petto, nausea, svenimenti, brividi, vertigini
  • sintomi psicologici: paura di morire, paura di perdere il controllo, inquietudine

L'ansia viene classificata nei seguenti modi:

  • attacco di panico
  • agorafobia
  • fobia sociale
  • fobia specifica
  • disturbo ossessivo – compulsivo
  • disturbo post traumatico da stress
  • disturbo acuto da stress
  • disturbo d'ansia generalizzato

Cosa fare?

La prima regola per combattere l'ansia è "non combattere l'ansia". È importante accogliere i segnali e le emozioni. Tentare di controllarli, di spiegarli associandoli ad una specifica persona o situazione, rischia solo di essere controproducente, innescando reazioni di evitamento che ci limitano nella vita di tutti i giorni.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità:

Soffre di disturbo d'ansia generalizzato il 5% della popolazione mondiale, soprattutto donne. Ciò nonostante, solo un terzo di chi ne soffre, si rivolge ad uno specialista della salute mentale, in quanto i sintomi fisici dell'ansia spesso portano i pazienti a rivolgersi ad altre figure professionali (es. medico di base, internista, cardiologo, pneumologo, gastroenterologo).

Ne consegue un massiccio ricorso ai farmaci che da soli non risolvono il problema.

Le tecniche di rilassamento e visualizzazione (il training autogeno e la mindfulness ad esempio) risultano essere un valido strumento nella gestione della sintomatologia ansiosa. Associare queste ultime al sostegno psicologico può rivelarsi la strategia migliore per combattere l'ansia e ritrovare il benessere.

Scritto da

Dott.ssa Chiara Alfano

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