Allenare i bambini alle emozioni

"Allenarsi alle emozioni" significa educare il bambino sia a riconoscerle che a gestirle, al fine di formare un bambino emotivamente competente.

19 OTT 2021 · Tempo di lettura: min.

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Allenare i bambini alle emozioni

Negli ultimi anni si sta cercando di porre maggiore attenzione alle emozioni dei bambini e all'importanza di educarli sia a riconoscerle che a gestirle. Prima di iniziare a parlare di emozioni ebbene capire cosa sono e a cosa servono.

Le emozioni si verificano a fronte di stimoli interni o esterni che producono in noi delle reazioni caratterizzate da modificazioni fisiologiche, esperienziali e nel comportamento. Tali reazioni sono soggettive in quanto ognuno di noi può reagire in modo differente ad uno stesso stimolo. È importante tenere a mente, che tutte le emozioni sono importanti in quanto servono per la sopravvivenza fisica, psicologica e sociale. Quando parliamo di emozioni non possiamo non fare riferimento all'intelligenza emotiva e alla competenza emotiva.

Intelligenza emotiva e competenza emotiva

L'intelligenza emotiva è considerato come quell'aspetto dell'intelligenza legato alla capacità di gestire in modo consapevole le proprie emozioni e quelle di coloro che ci circondano (Salovey e Mayer , 1990) . Successivamente questo concetto fu meglio definito e identificato come l'abilità di percepire, valutare ed esprimere una emozione e regolarla al fine di promuovere la crescita emotiva ed intellettuale (Goleman, 1995).

Fin dalla primissima infanzia è fondamentale lo sviluppo della competenza emotiva, ovvero la capacità di riconoscere e nominare le proprie emozioni, comprenderle, esprimerle e regolarle in maniera equilibrata. Essa ha un ruolo centrale in quanto è necessaria al fine di stabile nuove relazioni, è alla base dell'empatia in quanto ci aiuta a comprendere gli stati d'animo altrui e a modulare i nostri comportamenti nei rapporti con gli altri.

Competenza emotiva: la base per lo sviluppo di una buona autostima

È alla base per lo sviluppo di una buona autostima, in quanto saper padroneggiare le nostre emozioni fornisce un senso di fiducia e sicurezza in se stessi, data dal riuscire a fronteggiare stati emotivi spiacevoli. La competenza emotiva si acquisisce all'interno delle relazioni sociali, (a partire da quelle familiari) che gli educatori (genitori, familiari e professionisti), mettono in campo nel rapporto con il bambino. 

È molto importante quindi che, nella relazioni con i piccoli, gli adulti assumano "un ruolo attivo e propositivo anche nell'esercitare in loro alcune doti chiave dal punto di vista umano, quali la comprensione e la gestione dei sentimenti problematici , il controllo degli impulsi e l'empatia" (D. Goleman). In particolare, la famiglia è il primo contesto in cui apprendiamo insegnamenti riguardanti la vita emotiva; l'educazione emotiva non opera solo attraverso le parole o le azioni dei genitori indirizzate al bambino, ma anche attraverso i modelli che essi offrono mostrando loro come gestiscono i propri sentimenti.

Avere genitori intelligenti dal punto di vista emotivo è di grandissimo beneficio al bambino. Può capitare che i genitori mettano in atto dei comportamenti inadeguati nei confronti del piccolo.

Alcuni comportamenti consistono ad esempio nell'ignorare completamente i sentimenti del bambino, trattando il suo turbamento come fosse una cosa banale o una seccatura; non comprendendo che questi momenti sono carichi di valenza e possono essere utilizzati per avvicinarsi al bambino ed aiutarlo ad apprendere l'importanza di esprimere le proprie emozioni. Un altro comportamento è quello secondo cui i genitori notano i sentimenti del bambino, ma non mettono in atto delle strategie specifiche e non intervengono per dare al figlio una risposta alternativa rispetto all'esperienza emotiva che sta vivendo. Alcuni genitori possono invece non mostrare alcun interesse per le emozioni dei loro piccoli, mostrandosi invece duri e muovendo forti critiche al sentimento provato, infliggendogli punizioni ingiustificate.

In che modo quindi gli educatori possono "allenare" il bambino alle emozioni?

In che modo quindi gli educatori (genitori, familiari, insegnanti) possono "allenare" il bambino affinché acquisisca la competenza emotiva?

Il concetto di "allenamento emotivo" fu introdotto da J. Gottman a seguito di numerose ricerche con genitori e figli grazie alle quali hanno individuato un gruppo di genitori che, trovandosi di fronte ad una situazione emotivamente critica del loro bambino, mettevano in atto un comportamento che può essere suddiviso in cinque fasi.

1) Diventa consapevole dell'emozione del bambino: diversi studi sul tema delle emozioni dimostrano che, per poter sentire ciò che i figli sentono, i genitori devono essere in primo luogo consapevoli delle proprie emozioni, cioè riconoscere il fatto di "provare" un'emozione e identificare il proprio sentimento.

2) Riconoscere in quelle emozioni un'opportunità di intimità e di insegnamento: riconoscere un'emozione negativa del proprio bambino può considerarsi un'opportunità per stabilire un legame profondo.

3) Ascolta con empatia e convalida i sentimenti del bambino: gli ascoltatori empatici usano l'immaginazione per vedere la situazione dal punto di vista del bambino, aiutandolo a dare un nome alle emozioni che sta vivendo.

4) Aiuta il bambino a trovare le parole per definire le emozioni che sta provando: studi indicano come il solo fatto di dare un nome alle emozioni ha di per sé un effetto rasserenante sul sistema nervoso, aiutando i bambini a recuperare in fretta le situazioni di turbamento.

5) Pone dei limiti, mentre esplora le strategie per risolvere il problema in questione: dopo che avrete trascorso del tempo ad ascoltare i vostri figli e ad aiutarli a dare un nome alle loro emozioni, vi troverete ad intraprendere un processo di "soluzione di problemi" che presenta anch'esso cinque fasi: porre dei limiti, identificare gli obiettivi, individuare possibili soluzioni ,valutare le soluzioni sulla base dei valori familiari, aiutare i figli a scegliere la soluzione.

I "genitori allenatori" quindi, insegnano ai loro figli delle strategie per affrontare gli alti e bassi della vita. Non si oppongono o ignorano le manifestazioni di collera, tristezza e paura dei propri figli. Al contrario, accettano le emozioni negative come un fatto della vita e lo utilizzano come opportunità per impartire lezioni di vita e costruire relazioni più strette con loro.

Qual è l'effetto di un allenamento emotivo sui figli?

I figli dei genitori che praticano con costanza l'allenamento emotivo, raggiungono risultati scolastici migliori rispetto ai figli dei genitori che non offrono una guida di questo tipo. Inoltre essi hanno rapporti migliori con gli amici, minori problemi comportamentali e sono meno soggetti a reazioni violente. Ma soprattutto, gli individui emotivamente allenati, sperimentano un numero minore di sensazioni negative e maggiori emozioni positive.

Allenare alle emozioni non significa porre dei limiti alla disciplina, bensì vi aiuterà ad essere emotivamente più vicini ai vostri figli; ciò vi permetterà di esercitare una maggiore influenza nella loro vita.

È importante sintonizzarsi con gli stati emotivi del bambino, convalidandoli (anche quelli spiacevoli) senza aver paura di fare errori. Frasi del tipo "non è successo niente" o "non c'è bisogno di piangere" vengono spesso usate con l'intento di rassicurare il bambino, ma invece vanno a screditare e minimizzare ciò che il bambino sta provando, rischiando quindi di non supportarlo nella gestione dell'emozione.

Uno degli elementi base dell'educazione emotiva è il "rispecchiamento emotivo" cioè fare da specchio a ciò che il bambino sta provando, far sì che il bambino si rispecchi nella sua stessa emozione, precedentemente arricchita di parole dal genitore, rendendola così comprensibile. Partendo da un atteggiamento di ascolto, empatia ed accoglienza, il primo step dell'educazione emotiva consiste nell'aiutare il bambino ad imparare il "lessico emotivo", ovvero l'utilizzo di parole per esprimere le proprie emozioni.

Successivamente bisognerà lavorare sulla comprensione delle parole, grazie al supporto dell'adulto che dovrà aiutarlo a capire cosa sta provando in quel momento così che il bambino comprenda che le emozioni sono suscitate sia da eventi esterni che interni. L'adulto ha un altro ruolo importante, quello di insegnare il bambino a regolare le emozioni.

Cosa significa regolare le emozioni?

Regolare le emozioni significa essere in grado di modularne l'intensità e la durata, valutando il contesto in cui si trova e le proprie risorse, adattando in modo flessibile il proprio comportamento al contesto stesso. La capacità autoregolativa nel bambino cresce in funzione dell'attività di supporto e trasformazione svolta dall'adulto, soprattutto attraverso il rispecchiamento emotivo e l'indicazione di valide alternative di comportamento. Il bambino ha quindi bisogno di un adulto, emotivamente disponibile e sufficientemente in sintonia con lui, da fornirgli aiuto nella regolazione dei suoi stati di eccitazione e delle sue emozioni per far sì che acquisisca la capacità di regolare le proprie emozioni in modo autonomo.

Un'adeguata regolazione emotiva da parte dell'adulto nei confronti del bambino nei primi anni di vita, consente la costruzione di un buon legame di attaccamento che gli permetterà di sviluppare una buona autostima e sicurezza emotiva grazie alle quali riuscirà ad avventurarsi con fiducia nella sua vita. Per fare ciò, l'adulto può mettere in atto una serie di strategie come quella dell'holding che consiste nel fornire al bambino un contatto fisico rassicurante che l'aiuti a calmarlo sia di fronte ad una crisi di rabbia, che in caso di angoscia, ansia o tristezza.

Il contatto fisico è molto importante soprattutto se pensate che solo abbracciando il vostro bambino, il suo cervello produrrà ossitocina e oppioidi, ormoni responsabili della riduzione dello stress. In particolare, l'ossitocina (definita anche l'ormone dell'amore), agisce sullo stato emotivo, diminuendo la paura e aumentando il senso di benessere.

Dobbiamo tener presente che, nei bambini molto piccoli, il cervello superiore deputato alla regolazione delle emozioni e del comportamento, non si è ancora sviluppato a sufficienza per cui il piccolo non è ancora in grado di gestire in modo efficace gli stati emozionali impulsivi. Nello specifico quando un bambino, soprattutto tra 0 e 3 anni, sperimenta un'emozione, tipicamente ad essa corrisponde direttamente un'azione, senza la mediazione del pensiero (al contrario degli adulti il cui comportamento è mediato dall'azione del pensiero); ciò significa che non è capace di riflettere sui suoi comportamenti nel modo in cui intendono gli adulti.

Per riflettere sulle loro emozioni ed azioni, per poi attivare strategie regolative basate sul pensiero, è necessario sviluppare la metacognizione , ( verso i 7-8 anni) che permette di gestire i propri stati emotivi. Grazie al supporto dell'adulto, nel tempo, il bambino imparerà a regolare in modo autonomo le proprie emozioni in accordo con il contesto sociale in cui è inserito. La cosa più importante da sapere è che essere genitori, non significa "fare cose speciali, in modo speciale", ma bensì sentire di poter ascoltare e accettare le proprie emozioni per poi essere in grado di sintonizzarsi con gli stati emotivi del proprio bambino, attribuirvi un significato e comportarsi di conseguenza. I nostri figli cercano di comunicarci un disagio che per loro è valido e importante, ciò va accolto dall'adulto e poi restituito al bambino, aiutandolo a dare un nome all'emozione che prova.

Per imparare ad affrontare le difficoltà della vita il bambino dovrà riuscire a riconoscere gli stati mentali propri e altrui, imparare a dare un nome ai sentimenti e alle emozioni che provano attraverso l'esempio degli adulti. L'intelligenza emotiva del bambino e le relative competenze vengono poste attraverso le interazioni con chi si occupa di lui e dell'amore che offriamo che gli dà modo di crearsi un'idea di mondo nel quale si troverà a crescere.

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Scritto da

Dott.ssa Paola Auricchio

Bibliografia

  • J. Gottman, Intelligenza emotiva per un figlio.
  • M. Fiocca, Educarezze. Genitori e figli. Sovera Edizioni 2012
  • A. Bortolotti, "I cuccioli non dormono da soli", ed. Mondatori, Milano 2016.
  • A. Pellai, L'Educazione emotiva, ed. Rizzoli 2018.
  • D. Ianes, A. Pellai. Le emozioni. Proposte di educazione affettivoemotiva a scuola e in famiglia, 2011.

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