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Adolescenza: ragazzi e ragazze alle prese con la costruzione di un'intimità inedita

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

L’adolescenza è uno spartiacque,per un tempo non misurabile, tutto è rimesso in discussione, ciò può assumere i toni di un dramma, di una crisi che va riconosciuta in quando domanda di aiuto

4 GEN 2016 · Tempo di lettura: min.
Adolescenza: ragazzi e ragazze alle prese con la costruzione di un'intimità inedita

L'adolescenza è quel periodo, quella scansione temporale non solo cronologica, ma anche e soprattutto logica, in cui il soggetto è travolto da molteplici mutamenti che ruotano attorno ad una cruciale differenza rispetto ai cambiamenti in generale, ovvero: l'assunzione della responsabilità sessuale e sociale.

Quel che è solitamente nominata come crisi adolescenziale, ha a che fare con una dimensione del cambiamento che si situa ad un livello più globale e di fondazione della soggetto, rispetto a quelli che comunque generalmente costituiranno la vita di ogni persona.

Ciò che sancisce l'ingresso nell'età adolescenziale è la pubertà, quella modificazione del corpo che si manifesta in modo inequivocabile attraverso lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari e che anche solo attraverso l'immagine comporta per il ragazzo la prima distinzione dal bambino; inoltre in modo ancor più centrale dell'immagine vi è una spinta pulsionale del corpo sessuato mai conosciuta finora, di fronte alla quale l'adolescente si trova spiazzato. In tal senso si può agganciare meglio il termine crisi a krino che significa separare, più specificamente la crisi come il momento che separa una maniera di essere o una serie di fenomeni da un'altra, differente.

Differenti impulsi

La differenza fondamentale sta nel fatto che questa nuova ed inedita spinta pulsionale non ha niente a che vedere con il piacere, la tenerezza e la pulsionalità infantile, che erano autoerotici o rivolti verso l'altro amato della famiglia, che si occupava di regolarli. L'adolescenza è la soggettiva e sociale modalità di avere a che fare con la pubertà, quella in cui improvvisamente il soggetto scopre che l'altro, il pari, può essere un partner sessuale, ed inoltre si accorge 'improvvisamente' che i genitori sono anche uomini e donne, inizia ad interrogarsi sul loro essere desideranti e sessualmente attivi. Partendo da queste considerazioni, l'adolescente si trova necessariamente a dover incanalare ciò che la sessualità introduce fuori dalla famiglia, nel sociale, senza saper come fare. Da questo momento egli è in qualche modo chiamato ad assumersi la responsabilità di compiere atti nuovi nel sociale del proprio gruppo,ed in tal senso il termine crisi si esplica come scelta, decisione.

L'adolescenza come uno spartiacque

L'adolescenza si pone come uno spartiacque, per un tempo non misurabile, tutto è rimesso in discussione, dopo nulla sarà come prima. Le nuove questioni non trovano più una risposta nell'altro parentale, quelle risposte non sono più efficaci, normative, quelle che erano fondate sulla logica del dono-amore, della regolazione, della tutela e protezione offerta dal genitore, e si rivolgono dunque allo sguardo di altri, fuori dalla famiglia, adulti e coetanei. Dunque cerca di separarsi, in modo più o meno burrascoso, da ciò con cui si è identificato nell'infanzia, ovvero il modo in cui l'altro genitoriale l'ha nominato, gli ha dato un posto all'interno della famiglia, se l'è rappresentato e ha costruito delle aspettative su di lui, per andare alla ricerca di un suo stile personale, un' invenzione personale con cui fondare la sua soggettività. Ricerca che ovviamente ha tutte le coloriture di un'avventura intrapresa con un mappa di cui è presente un bordo, che rappresenta la struttura della sua persona, quella costituita nell'infanzia, ma le cui strade, traiettorie, e per meglio dire queste tracce saranno una continua scrittura, revisione, scoperta ed annodamento di questo nuovo soggetto.

Ecco perché si potrebbe considerare l'adolescenza come un momento di conclusione, di ricapitolazione e insieme un punto di partenza.

Domanda e desiderio nell'adolescente, un nuovo interlocutore?

L'adolescente è chiamato a fare i conti con quello che era il cosa e come mi vuoi? dell'altro parentale, rendendosi consapevole che le condizioni non sono più le stesse e che il riconoscimento che lui stesso domanda è di sé come soggetto nuovo che, in prima persona, sta scoprendo in divenire; che più che altro in modo angosciato inizia a chiedersi: l'altro (soprattutto familiare) mi vorrà riconoscere ancora, di nuovo? Uno snodo verso l'assunzione soggettiva di sé è la possibilità via via di rinunciare al riconoscimento in toto dell'altro parentale e rivolgere la propria domanda fuori dalla famiglia, dove il limite sta nel fatto che non ci sarà un altro che come quando era bambino lo accetta, accoglie, riconosce incondizionatamente, ma un altro con cui dovrà accordare il proprio desiderio personale, in un rapporto ogni volta enigmatico.

Cosa vuole l'altro da me e cosa voglio/desidero io dall'altro?

E qui risalta nuovamente la questione della soddisfazione erotica e pulsionale, l'adolescente scopre questa spinta estranea interna che però per essere soddisfatta necessita degli altri, sarà da questo momento in poi diviso tra la domanda d'amore, dunque di riconoscimento, di essere amato, e la soddisfazione pulsionale, ed è tra queste due forze che l'adolescente dovrà barcamenarsi. Dunque passerà dall'appagamento nostalgico ad opera del genitore alla drammaticità del desiderio che lo rende dipendente dall'altro, con il quale cercherà un nuovo appagamento nel momento stesso in cui, stavolta a differenza dell'infanzia, dovrà conciliarlo con la relazione con l'altro e il desiderio dell'altro.

Drammaticità sempre presente e non solo all'interno delle esperienze amorose adolescenziali, poiché pulsionale ed erotico è tutto ciò che spinge verso il soddisfacimento alla ricerca di un piacere, di un benessere, che consente di agganciare ad una meta e ad un oggetto una necessità psicologica, somatica ed esistenziale, di far confluire la propria carica di eccitazione, libido ed energia vitale interna.

Allo stesso tempo è una drammaticità che si annoda in modo straordinario con la dimensione dell'altro, perché via via sempre di più sarà anche e soprattutto l'incontro con questo altro, l'altro coetaneo, adolescente, ad attivare la propria spinta pulsionale.

L'AIED (associazione italiana educazione demografica) definisce:

"La sessualità umana costituisce un elemento determinante per lo sviluppo della personalità, è un mezzo di espressione e di comunicazione, nucleo centrale dell'identità della persona: riguarda il modo di porsi in relazione agli altri. Non coincide cioè con gli organi genitali ed il loro funzionamento, ma comprende l'intero corpo e tutta la persona."

Che posto occupa l'adulto nel viaggio dell'adolescente?

La funzione educativa socializzante in senso generale tradizionalmente è stata la regolazione pulsionale, cioè come raggiungere un equilibrio tra la regolazione del soggetto e le esigenze delle società.

Ma si tratta di nuova forma di regolazione del e con l'adulto che non può più essere quella del no dell'infanzia, ma una regolazione che annodi la spinta pulsionale dell'adolescente al suo limite, come costruzione dell'assunzione di responsabilità di questa stessa spinta e l'apertura al desiderio dell'adolescente. Dunque la possibilità che l'adulto faccia un'apertura della posizione dell'adolescente verso un desiderio vitale e positivo, verso ciò che di inedito può esserci e si può trovare in questo momento in cui egli è in bilico tra dipendenza infantile ed autonomia adulta; questo non significa lasciargli fare un salto nel buio, nel vuoto, se ciò che di fermo c'è è il legame affettivo, educativo e di crescita che l'adolescente ha con un altro a cui si può affidare a partire dalla domanda, dall'appello che a questi può rivolgere.

Forse quel che di un sapere che fa da guida e che si può portare nella relazione con l'adolescente è la possibilità di un perno di orientamento e presenza, un nuovo ancoraggio da cui l'adolescente può vedersi, una volta tramontato lo sguardo genitoriale, della tutela e protezione. Quindi l'occasione di essere riconosciuto dall'adulto, che costruisce, insieme a lui, un nuovo sapere su quel soggetto.

Educazione alla sessualità, un'apertura all'intimità

La domanda che l'adolescente pone, nelle forme più disparate (con la rabbia, l'evitamento, gli atti dimostrativi, in modo contraddittorio) all'adulto, quando si trova a fare i conti con questa nuova realtà della sessualità (i cambiamenti nel corpo, nell'immagine, nel rapporto con l'altro, nell'apparizione di un altro godimento che il soggetto non sa qualificare esattamente) è del come si fa?

E l'adulto si trova a fronteggiare tre questioni:

- l'angoscia di vedere improvvisamente il bambino che conoscevano fino a quel momento trasformarsi in un soggetto sessuato,

- la mancanza di un sapere preconfezionato, assenza di un programma istintuale comportamentale della specie a cui fare riferimento che regola questa nuova dimensione della sessualità, e con cui l'adulto potrebbe pacificarsi, poiché partiamo dal presupposto che è un enigma anche per lui,

- la risposta è nell'esperienza dell'adolescente.

A fronte di questo, la posizione autorevole è necessaria perché l'adolescente senta la presenza dell'adulto, dunque di un adulto che non rinuncia, che non si mette in una posizione di ascolto passivo, è necessario un ascolto attivo intercalato da una parola che faccia limite, che guidi, un comportamento che non sia in balia del capriccio e del volere sregolato dell'adolescente, dunque quel punto fermo, con cui poter fare legame.

Il perno è che non si tratta tanto di fare educazione sessuale, poiché le informazioni sul sesso seppur necessarie nella loro correttezza non sono il canale di orientamento per i ragazzi affinché assumano la responsabilità di una scelta, né una posizione di benessere.

Invece l'anello di aggancio tra adulto e adolescente è muoversi nella dimensione dell'educazione alla sessualità, ovvero far circolare una parola sulla sessualità come intimità con l'altro, perché sia possibile per il ragazzo e la ragazza un incontro con il coetaneo dell'ordine della relazione e non dell'agito. Per agito si possono considerare modi di esserci nel sessuale che si caratterizzano, a partire da impulsività e ripetizione, per posizionarsi fuori- intimità, fuori- pensiero, spero fuori- aspettativa e costruzione di fantasie sull'incontro sessuale.

Nella relazione con l'adolescente, l'adulto può far passare la fiducia che il legame orienta e sostiene, e argina dai vissuti tempestosi che li riguardano, innanzitutto con la mediazione della parola che riconosce e limita e dunque consente di incontrare l'altro, anche il suo altro dell'esperienza tra pari, nella sua sfera intima ed affettiva.

L'esperienza di questi vissuti può orientarlo nella costruzione di un incontro, nel quale il rapporto sessuale si rende intimo ed affettivo e diventa una scansione, un'esperienza vitale all'interno di una relazione, vivere dunque a pieno la sessualità; nucleo da cui spesso si difendono attraverso la fuga dal legame con l'altro e un tuffo nell' "attività sessuale", quella svuotata da desiderio per l'altro e affetto.

Presi da questo fronteggiamento dell'inedito intreccio tra sessualità e affettività, gli adolescenti non possono che sperimentare disorientamento, paure, dubbi, delusioni, e incertezze proprio negli affetti, per questo è auspicabile che facciano esperienza di un adulto presente, a cui poter rivolgere la loro domanda. Un adulto che orienta in modo autorevole, ma che si astiene dal saturare l'adolescente con le sue questioni, dall'influenzarlo a che diventi il suo ideale di adolescente, e che invece lo riconosce e lo sostiene nella costruzione di un legame con l'altro, il coetaneo. Queste sono le basi attraverso le quali il ragazzo e la ragazza potranno dirigersi verso un legame con l'altro che è dell'ordine dell'amore, della costituzione di un legame amoroso, che si fonda proprio sull'annodamento di affetto, desiderio, riconoscimento e intimità sessuale.

Proseguendo in un viaggio orientato ed appassionato , il ragazzo e la ragazza possono vivere la sessualità come ciò che permette loro di "inventare" se stessi attraverso un corpo che reca in sé inscritto il significato della relazione con l'altro. Dove il verbo "inventare" si riferisce alla costruzione singolare ed originale della propria soggettività, che con il trascorrere degli anni adolescenziali, richiama sempre più la possibilità di far proprio il legame con il partner, come forma di relazione che, al di là della famiglia e delle relazioni amicali, si fa punto di aggancio per la scoperta intima di sé nell'incontro con l'altro.

Scritto da

Dr.ssa Veronica Rinaldo

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