Acufeni e stato d'attenzione

Un disturbo di cui si scrive poco nel mondo delle psicoterapie ma costante e fastidioso è quello degli acufeni. Anzichè cercarne il senso, si tratta di cogliervi il punto di insensatezza.

14 APR 2021 · Tempo di lettura: min.

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Acufeni e stato d'attenzione

Acufene e stato d'attenzione

L'acufene costituisce la percezione senza oggetto di un rumore bianco, ovvero di un suono continuo, spesso poco intenso e acuto ma molto fastidioso in quanto costante. Focalizzare l'attenzione sull'acufene, che può verificarsi soltanto a un orecchio, da entrambi i lati oppure percepito come un rumore continuo al centro della testa, tende a dare l'impressione di un fastidio senza tregua.

Questo problema si accentua quando si riducono i suoni di fondo e, dunque, viene avvertito maggiormente quando si rimane in luoghi chiusi come la propria stessa abitazione mentre si attenua in condizioni di arricchimento sonoro, per esempio nello stare all'aperto o nel corso di una festa. Questo disturbo viene avvertito, dunque, maggiormente in condizioni di silenzio e in momenti come quelli dei lockdown, più o meno rigidi, dovuti all'emergenza sanitaria indotta dal Covid.

Gli acufeni sono più diffusi negli uomini anziché nelle donne e, soprattutto, più comuni negli adulti anziché fra bambini o adolescenti.

L'acufene risulta spesso particolarmente disturbante di notte, tanto da determinare o aggravare il sintomo dell'insonnia: diverse persone riferiscono di avere difficoltà di addormentamento a causa del disturbo indotto dall'acufene e ancor più spesso di stentare a prendere nuovamente sonno, in caso di risveglio anticipato, in quanto prestano attenzione in modo angosciato a questa sonorità costante che si staglia più nitidamente nel silenzio nel cuore della notte.

Gli acufeni vanno distinti dalle allucinazioni in quanto il soggetto si rende conto, da subito o ben presto, che si tratta di un rumore, di un ronzio, di un fruscio inesistente e prodotto dalle sue stesse orecchie. Un soggetto allucinato continuerebbe ad essere convinto della realtà dell'allucinazione - pur in assenza di prove - insistendo nell'attribuirne con certezza le cause ai passi di malintenzionati o al bisbiglio della gente per strada, allo sciacquone dei vicini di casa oppure ancora a degli elementi sovrannaturali fino a cercarvi un messaggio recondito che lo concernerebbe intimamente.

La maggior parte dei clinici concordano circa il fatto che l'acufene si presenta quando l'elettricità di fondo che viene generata a livello dei sistemi di elaborazione del suono dell'orecchio e del cervello diventa esageratamente amplificata. Spesso è dovuto a delle concause: deterioramento delle cellule ciliate dell'orecchio, un disturbo dell'orecchio interno detto idrope, problemi mascellari o mandibolari problemi dentari come malocclusione o bruxismo, difetti posturali, eventi traumatici come l'esposizione a un suono particolarmente intenso.

Fra le varie cause, vi è il cosiddetto stress, un termine in effetti vago e indefinito, eppure ricorrente sia in psicopatologia sia nelle chiacchiere comuni.

Non è possibile circostanziare in questa sede i fattori stressanti per i pazienti affetti da acufeni, che risultano vari e da analizzare nella singolarità delle esistenze umane. Quello che maggiormente risulta chiaro è la componente psicologica relativa al rivolgere l'attenzione all'acufene, all'essere vigile e in stato di allerta dinanzi al rumore, a questo fruscio incessante.

Fra gli orifizi pulsionali, erogeni, del corpo (bocca, ano, uretra, occhi, orecchie), Jacques Lacan sottolineava come "il più importante sia proprio l'orecchio, perché non può tapparsi, turarsi, chiudersi".

La psicoanalisi dei tempi di Freud cercava il senso di questi sintomi, "il significato erogeno dell'orecchio" per spiegare il fischio nevrotico all'orecchio - come scriveva un ottimo allievo di Freud come Karl Abraham. La prima operazione della cura psicoanalitica attualmente anziché la ricerca del senso di questo disturbo, come sarebbe importante in un sintomo situato nel corpo o nella mente, sta nel disinteressarsi al senso dell'acufene e nel distogliere l'attenzione focalizzando il proprio desiderio verso altre attività coinvolgenti, appassionanti e/o pacificanti.

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Scritto da

Dott. Roberto Pozzetti

Bibliografia

  • K. Abraham, Padiglione auricolare e condotto uditivo come zona erogena (1913) in Opere, Volume 1, Bollati Boringhieri, Torino, 1975, p. 386.
  • J. Lacan, Il seminario. Libro XXIII. Il sinthomo (1975-1976), Astrolabio, Roma, 2006, p. 16.

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