A cosa servono gli psicologi?

Disinformazione, pregiudizi e paure impediscono di chiedere aiuto in caso di bisogno: ma a cosa serve lo psicologo? Chiedere aiuto è una forma di debolezza?

30 AGO 2016 · Tempo di lettura: min.
A cosa servono gli psicologi?

Qualche giorno fa, nel mezzo di una conversazione, è uscita fuori questa frase: "Gli psicologi non servono a niente, se uno ha dei problemi dovrebbe risolverseli da solo".

La cosa mi ha fatto sorridere perché mi sono immaginato questa stessa persona che risolve da sola ogni cosa, senza mai chiedere aiuto a nessuno. Perché andare da un meccanico, quando puoi leggere dei libri ed imparare ad aggiustare il motore della tua auto? Perché chiamare un idraulico, quando puoi tranquillamente riparare da solo le tubature?

Secondo questo modo di pensare non dovrebbe esistere alcun mestiere, perché chiunque potenzialmente è in grado di fare ogni cosa.

Personalmente a me tranquillizza l'idea che esistano esperti in grado di occuparsi di ciò che io non sono in grado di fare, facendomi risparmiare tempo ed energie. Sarebbe una vita troppo complicata se ogni volta che mi si presenta un problema, dovessi contare solo ed esclusivamente su me stesso.

La realtà è che esiste una grande disinformazione su ciò che fa uno psicologo, oltre a pregiudizi e paure che impediscono di chiedere aiuto in caso di bisogno.

Chiedere aiuto non è una forma di debolezza

I motivi per rivolgersi ad uno psicologo possono essere migliaia, e nessuno è più importante di altri.

Quando qualcosa mi impedisce di condurre una vita serena, di sentirmi bene con me stesso, poco importa se il problema è banale agli occhi di altri: ciò che conta è che per me, in quel momento, rappresenta uno scoglio immenso.

Esisterà sempre qualcuno in grado di risolvere da solo il problema che a me appare così complicato. Esisterà sempre qualcuno che saprà farsi scivolare addosso ciò che a me schiaccerà. Ed esisterà sempre qualcuno che vedrà come futile ciò che io vedo come un dramma.

Ma il problema vero è che questo modo di pensare impedirà sempre a tante persone di chiedere aiuto, quando invece ne avrebbero più bisogno. È il mettersi a paragone con gli altri il vero errore, la paura di essere considerati deboli, la paura di guardarsi allo specchio e vedersi dei falliti.

Ma perchè quando abbiamo un'influenza non ci vergogniamo di andare dal medico per farci prescrivere dei farmaci? Perché se il problema non è di tipo fisico, ci facciamo così tanti problemi a chiedere aiuto?

Il problema sta nel significato che diamo alla prestazione fornita da un professionista. Tutti sappiamo cosa fa un meccanico, un idraulico o un medico. Sappiamo quello che ci vende, e perché lo paghiamo.

Ma uno psicologo, cosa fa? A cosa serve?

Dallo psicologo non si va solo per sfogarsi.

L'idea più diffusa è che da uno psicologo si vada per sfogarsi, e che ci si sieda nel suo studio per raccontare cosa ci affligge, mentre questo ascolta impassibile aggiungendo poco al nostro monologo. E così ogni volta.

Ma la realtà è molto diversa. È raro infatti che uno psicologo stia in silenzio. Al contrario uno psicologo è un "animale" dotato di parola, che interviene quando è necessario, aiutando il paziente a focalizzarsi sugli aspetti importanti, guidandolo a guardare le cose da altri punti di vista, utilizzando tecniche assenti in una normale conversazione con un amico, o in una semplice confessione.

Quando un paziente entra nel mio studio, come prima cosa mi racconta cosa sta accadendo, il motivo per cui sente di aver bisogno di aiuto, e qual è l'obiettivo che vorrebbe raggiungere. Dopodiché comincia il lavoro vero e proprio, che utilizza il dialogo, la conversazione, la parola come strumento principale. Ma non necessariamente. All'interno di una seduta possono essere utilizzate molte altre tecniche che permettono al soggetto di esplorare ciò che avviene dentro di sé, per comprendere, accettare, risolvere quello che sta vivendo. E ogni seduta può essere legata a quella successiva, come anche totalmente slegata. Ed ogni seduta, assieme alle altre, forma un continuum in grado di spingere il paziente a risolvere i problemi che lo hanno fatto giungere in terapia, spesso aprendo nuovi orizzonti. Non è raro infatti che il problema portato sia solo la punta di un iceberg, e che lavorare su questo spalanchi tutt'altro scenario. Uno scenario in cui c'è la vita intera del soggetto, dalle prime esperienze, fino al momento attuale.

Alla fine del percorso il soggetto non si è limitato a parlare, sfogandosi e trovando un sostegno. Al contrario ha lavorato su di sè, sulle proprie problematiche, scavando fino alle radici, scoprendo nuovi aspetti di sè, dando un significato a problematiche che un semplice sfogo non avrebbe permesso.

Magari semplicemente imparando a non ripetere certi comportamenti ricorrenti, comprendendo il perché di certi schemi, cosa si nascondeva sotto. Arrivando ad accettarsi, e ad accettare parti del nostro passato che, senza che neppure ce ne rendessimo conto, avevano una pesante influenza su quello che facevamo.

Sfogarsi serve a sentirsi meglio, a liberarsi di un peso. Ma non serve a risolvere il problema.

Da uno psicologo non ci si sfoga, per un benessere immediato e passeggero, da uno psicologo si lavora su se stessi, magari per un benessere più tardivo, ma sicuramente a lungo termine.

E a questo punto mi viene da chiedermi: forse il tempo potrebbe aiutare da solo a risolvere i problemi. Forse col tempo le cose si potrebbero aggiustarsi da sole. Forse col tempo l'individuo potrebbe trovare il modo per risolvere da solo i propri problemi.

Ma se questo non avviene?

Se invece i problemi continuano a ripresentarsi ciclicamente, con la stessa faccia, portandoci lo stesso carico di dolore ogni volta? Se invece di placarsi, il dolore continua a restare una costante della nostra vita? Se le stesse problematiche continuano ad essere un sottofondo che non scompare mai? Conviene a questo punto aspettare ancora? Intestardirsi a voler risolvere tutto da soli, col rischio che un giorno, di punto in bianco, le cose possano precipitare, senza che noi minimamente ce lo aspettassimo?

Ha senso aspettare che il cigolio che avvertiamo ogni giorno si trasformi in un frastuono, fino a vedere un giorno la nostra macchina fermarsi in panne ai bordi di una strada isolata di campagna? Non conviene forse prendere le cose per tempo, e portare la nostra autovettura alla più vicina autofficina, alla prima avvisaglia di malfunzionamento?

Scritto da

Dott. Jacopo Campidori

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5 Commenti
  • Francesca Todisco

    Bellissimo articolo! E condivido pienamente, grazie.

  • Marcella Offeddu

    Dal mio punto di vista è molto importante comunicare cosa è e cosa può fare uno psicologo, cioè quali problemi contribuisce a risolvere. Questo però tenendo a mente, noi psicologi per primi, che lo psicologo non è necessariamente uno psicoterapeuta. Io sono una psicologa laureata in psicologia del lavoro e certificata come executive coach: nessuno viene da me per sfogarsi. Se mai per prendere decisioni professionali importanti, per orientarsi nel lavoro, per sviluppare nuove competenze soft o trasversali. Noi non siamo solo gli esperti del dolore, siamo anche gli esperti del benessere. Ricordiamolo sempre. Un caro saluto a tutti, colleghi, clienti e curiosi.

  • Chiara

    Nessuno guarisce nessuno, scordatevi di conferire all'altro questo potere. La via può essere indicata e portata a consapevolezza, ma quelli che scelgono di percorrerla lo faranno sulle loro gambe e queste gambe potranno a volte stancarsi e aver bisogno di fermarsi e interrogarsi ancora. La vita non può essere il pianale di un tavolo, nemmeno per la più equilibrata delle persone. A volte la serenità è agognata, ma anche temuta. L'unico punto di arrivo è la morte; il resto, è percorso

  • Anastasia Graci

    E se invece, dopo anni di terapie i problemi si ripresentano ciclicamente, con la stessa faccia, lo stesso dolore? Se nonostante la terapia consapevolizzi le cause ma non vi fai fronte tanto quanto prima? Cosa bisognerebbe fare? Lo chiedo perchè io mi trovo in questo punto morto... Grazie della risposta.

  • Donatella

    E se invece, anche dopo mesi e anni di terapia le cose non dovessero migliorare? Io sento di terapie durate anni migliorando di un po' la situazione del paziente, ma senza guarirlo completamente; e per guarigione io intendo la capacità di un individuo di vivere in maniera serena, e volendo anche costruttiva, tutto ciò che gli si presenta nella vita.

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