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3 considerazioni psicologiche su Pokemon Go

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Giocare è un bisogno intimo del bambino. Attraverso il gioco, in psicoterapia, si possono fare cose molto serie, come affrontare un trauma.

28 LUG 2016 · Tempo di lettura: min.
3 considerazioni psicologiche su Pokemon Go

In Italia è uscita la ormai celebre app Pokemon Go, gioco sullo smartphone che riprende la famosa attività di catturare gli animaletti creati negli anni 90 dalla Nintendo, i pokemon appunto.

Ma qual'è la novità? Pokemon Go è un'app che utilizza la cosiddetta realtà aumentata, la quale è parte integrante del gioco. Cos'è una realtà aumentata? Nell'attività della cattura degli animaletti, l'applicazione utilizzata propone una mappatura della zona dove vive l'utente attraverso GPS e, successivamente, il gioco consiste nell'aggirarsi per le vie reali della propria città, seguendo le segnalazioni del telefono, in merito a dove possano trovarsi i pokemon. Spesso a seconda delle categorie della creatura (aria, acqua, ecc.) cambiano le zone della città dove si possono trovare e, una volta catturati virtualmente, è possibile allenarli in una delle palestre adibite a ciò, le quali corrispondono nella realtà a luoghi artistici o importanti della città.

3 considerazioni psicologiche rispetto a Pokemon Go

  1. Ha una potente capacità di motivare il soggetto a giocare, sia per fattori propri della struttura del gioco (il fatto che utilizzi la realtà aumentata lo rende eccitante), sia per componenti esterne al gioco e che subentrano una volta iniziata la cattura (gara con gli amici a chi possiede più pokemon, a quanti più ne riesce a far evolvere, ecc). Motiva il soggetto ad uscire di casa per catturare le creature e questo ci porta a fare alcune considerazioni. In primis che un gioco è più coinvolgente se, non solo attiva il livello mentale di un soggetto, ma anche quello corporeo (quindi Nintendo da sempre sta andando nella giusta direzione e dopo la Wii, consolle che permette molti più movimenti del normale joystic, si affida alla realtà aumentata, la quale mischia componenti virtuali e reali). In pratica, motiva il soggetto a tal punto da indurlo a fare esercizio fisico, senza che questa sia la richiesta principale dell'utente. Secondo, anche ragazzi con diagnosi psicologichee psichiatriche di fobia sociale piuttosto che disturbi dell'umore, dove tendenzialmente non si esce di casa e si necessita di un farmaco a sostegno, si fanno sostenere da una motivazione esterna, il che ci rende fiduciosi sul fatto che possano essere ragazzi con cui è possibile "lavorare" a livello psicologico per un miglioramento, con tempi sicuramente più lunghi di un'applicazione, ma sicuramente con risultati più a lungo termine (sarebbe interessante uno studio che osservi cosa accade a queste persone nel momento in cui finiscono di essere attratti e motivati dal gioco). In tutto questo, sembriamo dimenticarci che anche l'essere umano è in grado di svolgere questa capacità di motivazione, sia rispetto a se stesso, sia rispetto a qualcun altro, anche se con tempi differenti, tuttavia instaurando capacità e risorse di altro tipo.
  2. Il fatto che Pokemon Go utilizzi una realtà aumentata, e che proprio questa caratteristica renda appetibile ed eccitante giocarci, ci dice molto rispetto ai bisogni del giocatore di quest'applicazione. Come dicevo in uno dei precedenti articoli, Connettersi nell'era digitale, la connessione via rete mima un altro tipo di connessione e di legame di cui l'uomo è capace, tuttavia quando non si trova una buona connessione con la realtà, con le persone e con le relazioni della propria realtà, con la propria vita, allora si fugge, in una "realtà altra" e per fuggire ai giorni nostri si utilizza il digitale ed è una fuga di massa. Nella vita è normale avere bisogno di svago e di divertimento, è uno dei bisogni dell'uomo per apprendere e per dare sfogo alla creatività, ma anche a mille altre emozioni e sentimenti. I reggenti dell'Impero Romano lo sapevano bene, così per tenere distratto il popolo e per tenerlo a bada da ribellioni, organizzavano i giochi con i gladiatori nelle arene; oggi, invece, dopo qualche giorno dalla strage a Nizza, molte persone sono nei campi delle proprie città a rincorrere Pikachu.
  3. Giocare è un bisogno intimo del bambino: attraverso il gioco, in psicoterapia, si possono fare cose molto serie, come affrontare un trauma. Il bambino spesso per un apparato psichico, emotivo, cognitivo e comportamentale non completamente maturo ha difficoltà ad affrontare certe situazioni critiche con successo, perciò giocare diviene il modo per riprodurre la problematica, ma a livello ludico, quindi finzionale. E così il bimbo può ripresentare e rappresentare la situazione che causa angoscia, senza doverne parlare, solitamente cercando una risoluzione; spesso quando il terapeuta gioca con lui, può smuovere dinamiche che non si verificherebbero con la sola parola. Il tipo di gioco scelto dal bambino in terapia non è casuale, un gioco di costruzioni ha a che fare con la costruzione dell'identità, un gioco simbolico cioè di finzione, del fare "come se", serve perché si costruisca il pensiero astratto, tuttavia in questo gioco il bambino deve essere in grado di comprendere la differenza netta tra realtà reale, realtà virtuale e realtà aumentata, dove l'uno sfocia nell'altro, con domande molto significative sulla capacità di costruzione della realtà, tra questa e la finzione-fantasia e sull'età consona perchè si sottoponga un essere umano a tale dilemma.
  4. Anche se so che non era previsto nella lista delle 3 considerazioni, Pokemon Go risulta un gioco sensazionale, non solo perchè viene considerato ottimo dagli utenti, ma anche perchè fa in modo che l'utente associ un luogo a un'esperienza ludica di divertimento, o di felicità nel caso in cui si riescano finalmente a catturare i mostriciattoli. L'associazione di un'esperienza di apprendimento, come può essere un gioco, a un'attività, poiché non si è in casa, ma anche ad un'emozione, o ad una sensazione, fa in modo che ciò che viene appreso rimanga in memoria con una traccia molto più profonda e permanente. Traccia emotiva, che a differenza di una traccia riguardante una caccia al tesoro, dove poi si arriva ad afferrare realmente un oggetto conquistato, riguarderà un ricordo di caccia a creature inesistenti.

Voi invece cosa ne pensate di Pokemon Go? I vostri figli lo utilizzano? Rimanete connessi!

Scritto da

Dott.ssa Moruzzi Sara

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