Università sbagliata e codardia?

Inviata da Mattia. 11 gen 2017 2 Risposte

Salve a tutti, ho da poco concluso il primo semestre di università ma non è andato bene. Finito il liceo classico con 100, ero convinto di poter fare qualunque cosa: dato il mio grande interesse per la scienza, mi sono iscritto a fisica conscio che sarebbe stato un percorso difficile. Tuttavia, per quanto mi ripetessi di odiare uno studio mnemonico non riuscivo a studiare diversamente e quindi non andavo avanti. Mi sono demoralizzato e dopo un po' ho smesso di seguire, cercando di studiare da casa ma anche questo non è servito. Mi sono convinto di aver sbagliato scelta, ero innamorato della scienza da documentario che è bella ma non è quella che si fa veramente. Nei giorni in cui non c'era lezione, sono andato a seguire corsi che mai avrei preso in considerazione, sperando in chissà quale illuminazione. Adesso mi sento male, avrei dovuto decidere definitivamente entro la fine dell'anno scorso ma ancora non sono sicuro. Da un lato mi sento uno sconfitto e un codardo perché non ho vinto le difficoltà e ora questo nella scelta mi penalizza: non ho in mente un mestiere preciso, sono molto bravo a parlare e curioso (specialmente di scienza) e ho una discreta memoria. Da un lato potrei continuare ciò che ho fatto al liceo, prendendo lettere classiche ma mi sento un codardo: ho sempre detto di non voler fare una facoltà umanistica e andarci solo perché al liceo eccellevo in quelle materie, mi fa stare male. Prima di pensare a fisica, avevo in mente medicina, perché mi piacevano chimica e biologia e l'idea di applicare le mie conoscenze per guarire gli altri, ma non sono sicuro di essere all'altezza. Ho paura che sia troppo pesante, di ritrovarmi nella stessa situazione di fisica (inseguendo una chimera) o peggio di non avere mai più tempo libero, specialmente nel lavoro poi: se non riesco a salvare qualcuno e mi fanno causa? O se il lavoro da medico mi impedirà di dedicare il giusto tempo alla famiglia che vorrei crearmi? D'altro canto con lettere, classiche specialmente, lo sbocco sarebbe l'insegnamento che anche non disdegno ma non mi va di passare anni da precario per poi finire chissà dove. La mia autostima, che alla fine del liceo era più alta che mai, ora è quasi del tutto azzerata. Al liceo le mie soddisfazioni nello studio compensavano la mancanza di una qualsivoglia vita sentimentale: non ho mai avuto una ragazza, anche se mi è stato detto di essere di bell'aspetto, spesso mi sono innamorato ma tutte le ragazze mi rifiutavano gentilmente dicendo che ero un amico, e puntualmente quelle che non mi interessavano erano attratte da me e quando una a cui ancora penso ora forse mi ricambiava non ho fatto nulla per paura (mi aveva detto una mia amica che era fidanzata ma non ne sono più sicuro). Forse intraprendere medicina, conscio di raggiungere in futuro una posizione importante, mi farebbe stare meglio. O forse è perchè ho sempre voluto eccellere e adesso che non posso sono in crisi. Aggiungiamo anche che sono divorato da un senso di colpa immane: siccome non sto studiando (fino a qualche giorno fa almeno avevo un esame di inglese da fare e quindi ero "parzialmente protetto") non riesco più a godermi nulla. Sento di non meritare nulla e di deludere i miei genitori, malgrado loro non mi dicano assolutamente nulla. Ho già perso tre mesi, non voglio perdere altro tempo ma non riesco a uscire da questa situazione.

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2 Risposte

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    Caro Mattia,
    il passaggio all'università è un momento delicato: si ha a che fare con una scelta importante, che sebbene non sia necessariamente così vincolante è senz'altro maggiormente impegnativa e canalizzante rispetto a quelle fatte fin'ora.
    Il timore di deludere e di sbagliare poi può essere davvero paralizzante, specialmente si ci si è sentiti "vincenti" e si desidererebbe mantenere questa immagine di sè. Ecco, forse questo può essere un punto importante: cosa succederebbe se sbagliasse?
    A volte è la paura di quello che potrebbe succedere a bloccarci.
    Se sentisse che questo potrebbe essere il suo caso suggerirei un percorso con un terapeuta della sua città per aiutarla a comprendere meglio e superare.qCaro Mattia,
    il passaggio all'università è un momento delicato: si ha a che fare con una scelta importante, che sebbene non sia necessariamente così vincolante è senz'altro maggiormente impegnativa e canalizzare rispetto a quelle fatte fin'ora.
    Il timore di deludere e di sbagliare poi può essere davvero paralizzante, specialmente si ci si è sentito "vincenti" e si desidererebbe mantenute questa immagine di se. Ecco dissequestro può essere un punto importante: cosa succederebbe se sbagliasse?
    A volte è la paura di quello che potrebbe succedere a bloccarci.
    Se.sentisse che questo potrebbe essere il suo caso suggerirei un percorso con un terapeuta della sua città per aiutarla a comprendere meglio e superare queste dinamiche.
    Rimango a disposizione.
    Cordialmente,

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    Pubblicato il 12 Gennaio 2017

    Logo Dott.ssa Annalisa Anni Psicologa Psicoterapeuta

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    • Gentile Mattia,
      la situazione che descrivi è una situazione di "blocco": ti fai molte domande e cerchi indizi utili per prendere una direzione.
      Ritengo che la tua capacità di porti delle domande sia molto utile per guidarti verso la scelta anche se, forse, quello che ti serve è farti le domande "giuste".
      Per questo il mio suggerimento è di contattare uno psicologo per una consulenza di orientamento nelle scelte di vita.

      Un caro saluto
      Dott.ssa Francesca Fontanella
      Rovereto (TN) e online

      Pubblicato il 11 Gennaio 2017

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