Come trovo gli strumenti giusti per affrontare le difficoltà?

Inviata da gio. 4 apr 2013 3 Risposte

Non so davvero da dove cominciare...non ho mai parlato apertamente di quello che mi metteva ansia e che mi faceva sentire a disagio nella relazione con il ragazzo che amo.
Ho 20 anni e lui 24, stiamo insieme da un anno e otto mesi, ma sembra una vita.
Sin dall'inizio non è stato semplice: lui usciva da una storia esasperante e aveva subìto un tradimento, io avevo appena chiuso con un periodo veramente orrendo.
Non sono mai riuscita a esprimermi con lui in maniera chiara e tranquilla per la sua collera, ha avuto un infanzia difficile e la rabbia è l'unico strumento che sente di avere per esprimere delusione, tristezza e sofferenza e, più di tutto, per farsi ascoltare. Purtroppo o per fortuna non sono mai stata abituata a trattare con la collera (tengo a precisare collera, non violenza), io stessa ho grosse difficoltà ad esprimerla pienamente, e su questo siamo su due pianeti diversi: in quei momenti di scontro/confronto, in cui avrebbe bisogno di una persona forte che non si lasci sopraffare dalla sua rabbia, si ritrova accanto me, che non avendo la più pallida idea di cosa fare, mi arrangio alla meglio piangendo, cercando di farlo calmare, dandogli ragione, esprimendo le mie opinioni, dicendo delle cavolate assurde.
Lui era abbastanza geloso, e il fatto che casa mia fosse un andirivieni di ragazzi (con uno dei quali ho anche avuto una storiella), come potete ben immaginare, non ha aiutato per niente. Bugie, stupidaggini, situazioni imbarazzanti si sono susseguite sebbene a me non è mai importato nulla di tutte queste persone che io, non volendo, facevo entrare nella nostra storia, era paura delle sue reazioni, non doppio gioco.
Il primo anno in cui siamo stati insieme è stato davvero intenso, eravamo molto arroccati in noi due, rifugiati in una tana che, mi rendo conto, a volte somigliava ad una gabbia, ma era comunque bellissima. A sette mesi di relazione decidiamo di partire in Inghilterra insieme per lavorare. Sin da subito, nonostante le difficoltà, c'è sempre stato un forte legame tra di noi che ci ha dato il coraggio di fare questa e altre ''follie''. Dopo 6 mesi di convivenza all'estero abbiamo deciso di tornare e diciamo che qui è cominciata un po' quella che io chiamo ''la crisi del secondo anno'', quella che sorge nel momento in cui la passione travolgente finisce e bisogna veramente mettersi in gioco.
In vista del nuovo anno io mi sono iscritta all'università e, nonostante le sue difficoltà economiche dovute all'assenza di sostegno familiare, l'ho convinto a fare quello che desiderava davvero: iscriversi anche lui. Non solo questo lo faceva sentire bene, ma lo ha incoraggiato a intraprendere anche altre attività. Io ero davvero e sinceramente contenta per lui, ma sentivo il mio, il nostro ''nido'' minacciato, mi sono sentita come messa da parte...e via con gelosia che ha portato ad un allontanamento inevitabile. Mentre lui era fuori a migliorare me stesso (buddismo, università, sport), io me ne stavo a casa imbronciata perchè sentivo che io non gli bastavo più e che non ero coinvolta in questo cambiamento.
Finalmente il colpo di grazia in una situazione già tesa: un mio ex ''importante'' (storia durata 2 anni e mezzo, finita dopo un ivg) con il quale dopo la rottura mi ero vista e sentita qualche volta in amicizia ma che avevo progressivamente allontanato (mi sembrava ancora troppo attaccato a me e la cosa mi dava fastidio) fino a chiudere bruscamente ogni contatto quando mi sono fidanzata con il mio attuale ragazzo; insomma questo mio ex si presenta di punto in bianco davanti a casa mia una sera. Io pensavo fosse il mio ragazzo visto che lo stavo aspettando a casa mia per mangiare insieme, e invece mi trovo davanti lui che voleva che riprendessimo a sentirci da buoni amici così dal nulla e presentandosi in quel modo. Non mi dilungo, ma la sostanza è che il mio ragazzo è arrivato 5 minuti dopo e ci ha trovati insieme davanti alla porta con me che non sapevo ancora cosa dire e lui che si è presentato senza nemmeno guardarlo in faccia. Dopo varie peripezie (e con difficoltà visto che non mollava l'osso) me lo sono tolto dai piedi. Il mio ragazzo si è comportato da signore, si è messo nei miei panni ed ha capito che in quella situazione non sapevo proprio cosa fare, e so che questo gli è costato un grosso sforzo e che è stato un bel gesto d'amore, ma era ovviamente arrabbiato oltre che deluso...soprattutto perchè io ultimamente gli rendevo la vita 'difficile' per gelosia!
Adesso lui si sente svuotato, teme che io provi ancora qualcosa quando a me di questo mio ex non importa nulla (soprattutto dopo quello che ha fatto), i problemi che avevamo prima si sono accentuati...
...mi dice, e questo per la verità me lo ha sempre detto, che non si sente capito, che si sente solo, che ogni volta che c'è un momento di difficoltà deve fare tutto lui...da solo...
Io non gli do torto per come si sente, e al tempo stesso non so come migliorare la situazione, io lo amo ma mi sento totalmente inadeguata e immatura, mi sento priva di strumenti, sto facendo il meglio che posso con quello che ho ma non sembra abbastanza, vorrei riuscire a stargli accanto e dargli forza in questo momento e sempre, perchè credo davvero in questa storia.

Qualcuno sa dirmi cosa devo fare? Cosa c'è di sbagliato in me? Perchè sono così inconsistente e superficiale da non accorgermi di quali siano i suoi bisogni come invece fa lui con me? Cosa posso fare per migliorare?

Ringrazio chi avrà la pazienza di leggere il mio papello e comprendermi, e ringrazio in ogni caso questo sito per la possibilità che mi ha dato di aprirmi...cosa che non mi è facile.

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3 Risposte

  • Miglior risposta

    Cara Gio, il rischio di queste storie dove vi è una delle due parti che tende ad appoggiarsi a peso morto sull'altra tendendo a creare dinamiche molto complesse di sensi di colpa e inadeguatezze, è quello che far si che una delle parti si debba sentire addosso il ruolo di crocerossina, salvatrice della patria e investita di una mission molto difficile e complessa, che inevitabilmente, data anche la vostra giovane età, in cui entrambi crescete su binari che non sempre sono compatibili, fa sì che la parte in questione debba sentirsi sempre e perennemente inadeguata. Quindi, per farla breve, non puoi assumere su di te questo fardello, non si sta in coppia per lenire le ferite dell'altro, per fargli da colonna portante o da bastone del cammino. Assolutamente, stare in coppia è ben altro, e per far star bene l'altro non è necessario vivere una vita di sforzi quotidiani per adattarsi al partner, bensì bisogna primariamente imparare ad essere autenticamente se stessi. Solo se staremo bene con noi stessi potremo far star bene l'altro. Forse un cammino anche breve con uno psicologo potrebbe aiutarti a non perdere la tua identità dietro ai suoi problemi e a comprendere che l'amore non è una prova di adeguatezza, bensì un essere se stessi con l'altro.

    Pubblicato il 08 Aprile 2013

    Logo Dott.ssa Chiara Pica - Studio SomaticaMente

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    • Grazie davvero per la risposta. Per la verità non mi sento una mammina, spesso mi sembra che sia lui a farmi ''da balia'' e che sia io sempre a chiedere attenzioni, sottovalutando il suo stato d'animo perchè lo reputo abbastanza forte. Per questo molto spesso mi confida che non sente di avere accanto una persona che sia in grado di affrontare certe situazioni con empatia e riguardo verso ciò che prova.
      La ringrazio ancora.

      Pubblicato il 05 Aprile 2013

      gio
    • Buongiorno gentile Gio,
      ho letto attentamente la sua richiesta dove emerge la sua importante capacità di voler fare di tutto affinchè le cose con il suo ragazzo funzionino, bene! Questo è un punto a suo favore e alla sua capacità di rapportarsi, solo che sembra talmente presa da lui da dimenticare se stessa e le sue esigenze personali, proprio come una brava mammina che si occupa del suo figlioletto... Con questo intendo dire che il rischio è quello di ritrovarsi completamente depauperata dal rapporto con lui e dal suo bisogno di controllare la relazione, pe fare un esempio: quando lui riesce a svagarsi, lei si ritrova a casa a pensare sconsolata e stanca e senza energie per le sue attività. Dunque, e' importante che Lei intraprenda un percorso di conoscenza di se stessa e dei suoi limiti in quanto solo così potrà continuare a dare al rapporto senza subire angherie dall'altro. Richieda una consulenza psicologica con uno psicologo psicoterapeuta nella sua città per fare il punto della situazione. Se è di Roma, resto a disposizione per un incontro sui temi da me accennati.
      Cordialmente

      Pubblicato il 05 Aprile 2013

      Logo Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta

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