Padri e madri restando coppia

Il discorso della genitorialità e quello della coppia va di pari passo nel momento in cui sentirsi abili a prendersi cura del bambino dipende dalla soddisfazione dei partners nella coppia.

24 feb 2016 Psicologia della coppia - Tempo di lettura: min.

Grottammare Ascoli Piceno

La nascita di un figlio rappresenta un evento critico all'interno del contesto della coppia andando a modificare gli equilibri del legame e portando con sé trasformazioni e cambiamenti da più punti di vista quali quello fisico, psicologico, relazionale,economico.

L'evento della genitorialità può talvolta essere vissuto come un normale disagio per la gestione di tutti questi cambiamenti che hanno ripercussioni nel mondo interno e nel mondo esterno della madre e del padre.

Il ruolo del padre

Se la madre è coinvolta in prima linea da un punto di vista fisico ed è chiamata a far fronte a tutta una serie di modificazioni corporee che trasformano l'immagine di sé come donna includendo una nuova immagine di mamma, il padre vive questi cambiamenti da fuori.

Il coinvolgimento affettivo del padre è influenzato da diversi aspetti non solo attinenti alla personalità del genitore, ma riguardanti anche le dinamiche esistenti all'interno della coppia.

Mc Bride e Rane sottolineano l'influenza delle credenze genitoriali sull'investimento del ruolo paterno rispetto alla messa in atto di comportamenti verso il bambino. Il mondo rappresentativo paterno rispetto alle competenze di accudimento, cioè il modo in cui il padre si percepisce in questo ambito di vita di coppia, è collegato all'immaginario che la donna ha rispetto alle capacità del marito e cioè a come le riconosce al partner.

Le idee di se stessi come padri e le idee dell'altro rispetto alle capacità di prendersi cura del bambino, si intrecciano e si rinforzano a vicenda in un processo di co-costruzione più o meno conscio dei due partner sul ruolo paterno.

Questo elemento rappresenta un punto importante nel campo del sostegno alla genitorialità perché un rispecchiamento in senso negativo o positivo in sé stessi e nell'altro può contribuire a facilitare o a ostacolare il riconoscersi la paternità.

Quali difficoltà incontra il padre che vede la sua donna trasformarsi per accogliere il loro bambino?

Il non poter sentire fisicamente il cambiamento generato dalla gravidanza può contribuire a generare vissuti di esclusione paterni dallo stretto legame che si crea nella donna incinta. Mantenere il proprio coinvolgimento emotivo durante la gravidanza è allora un compito importante a cui entrambi i partner possono contribuire.

Il gioco e la creatività rappresentano due strumenti concretamente utilizzabili a questo scopo: ritagliarsi dei momenti appositi per immaginare insieme il bambino, disegnarlo a due mani su un foglio condividendo insieme il senso di quei tratti di matita può essere un modo semplice ma efficace per aprire una finestra sul mondo interno del partner.

Poter esplicitare le proprie paure, le proprie preferenze, le proprie immagini del figlio senza usare necessariamente le parole è un modo per creare un terreno comune e per rendere più familiari all'altro partner aspetti che altrimenti rimarrebbero impliciti.

Imparare a giocare per porsi domande e condividere risposte oltre ad essere d'aiuto rispetto al tema del coinvolgimento verso il figlio, è un modo creativo di fortificare il legame di coppia permettendo di accedere a dimensioni non verbali e intime di ognuno e bypassando tutta una serie di pudori che è più facile incontrare se si utilizzano soltanto le parole come forma di dialogo a due.

Inoltre questa modalità comunicativa spinge i partner a ri-scoprire il proprio bambino interno: se quel bambino non ha voce nella quotidianità dei partner sarà più difficile accedere a tutta una gamma di risorse personali che facilitano movimenti empatici e di sostegno nei confronti del figlio.

Ri-contattare questa parte di sé, ascoltare e riconoscerne i bisogni, le ferite, i timori, è un'attività che è di fondamentale importanza e che da adulti arrugginisce facilmente se non ci portiamo volontariamente l'attenzione.

Quali possono essere i vissuti della coppia?

Quale può essere il suo andamento rispetto al processo relativo alla genitorialità?

Non è raro rintracciare un iperinvestimento sulla genitorialità che spesso fa da contraltare a un disinvestimento sulla coppia evidenti sia nel periodo prenatale e prossimo alla genitura sia nelle fasi di autonomizzazione del bambino.

Ci possono essere allora percezioni differenti rispetto alla soddisfazione nella coppia a vari livelli e possono insorgere difficoltà di re-investimento sulla diade.

Il discorso della genitorialità e quello della coppia va di pari passo nel momento in cui sentirsi abili a prendersi cura del bambino dipende dal sentirsi soddisfatti come partner nella coppia e sentire il proprio partner capace aumenta la soddisfazione dell'altro in un gioco di rispecchiamento che ha effetti benefici sul figlio. In quest'ottica la qualità di vita di coppia influenza la qualità del genitore nel rapportarsi al figlio senza far pesare involontariamente su di lui fardelli o mancanze che non lo riguardano.

Aiutare la coppia a fare esperienza di questo è un fattore di protezione in entrambe le direzioni in quanto facilita la gestione di vissuti di fragilità che possono coinvolgere i genitori in momenti differenti. Come sottolinea Graziella Fava Vizziello

La genitorialità va sostenuta partendo dalla coppia e cioè aiutando i partner a ridare spazio a quegli aspetti esistenti e soddisfacenti prima della nascita del figlio.

Le esperienze precoci influenzano la paternità?

Verosimilmente una relazione precoce interiorizzata di evitamento e/o scarsa comunicazione affettiva può favorire alcune difficoltà ad assumere il ruolo genitoriale così come altre difficoltà ad assumere il ruolo di partner.

Gli ostacoli alla paternità possono essere dunque:

• le proprie rappresentazioni interiorizzate di una figura paterna affettivamente rifiutante

• l'influenza reciproca tra mondo rappresentativo paterno e materno rispetto alle competenze di accudimento del padre(Mc Bride & Rane, 1997).

Stern sottolinea l'importanza di considerare l'intreccio dei mondi rappresentativi dei due partner lavorando per recuperare l'immaginario di preparazione alla maternità, tenendo conto di come la donna si è rappresentata la gestazione fisica. D'altra parte per l'uomo è importante guardare a come si è rappresentato nel ruolo di padre, e alle rappresentazioni dei ruoli dei figli nelle loro due famiglie d'origine e nella famiglia attuale. Così come le rappresentazioni del bambino immaginato e temuto.

Alla nascita del bambino si ri-attualizza nella donna la triade madre-madre della madre-bambino e nell'uomo la triade padre-padre del padre-bambino. La nascita di un figlio rimette in moto questi scenari interni che vanno gestiti per fare in modo di rapportarsi al figlio in maniera autentica e consapevole rispetto a cosa appartiene al rapporto attuale e a cosa invece appartiene al rapporto d'origine sia nel padre che nella madre.

Portare consapevolezza su questi aspetti fa la differenza nella qualità di relazione che i genitori andranno a instaurare nel tempo con il proprio figlio.

Cosa fare dal punto di vista preventivo e clinico?

Fondamentale è sostenere la vita di coppia a favore della genitorialità in riferimento all'intreccio tra identità di coppia e neo-strutturazione della costellazione genitoriale (Stern, 1995).

Chiarire e lavorare con la coppia sulle tematiche affettive riguardanti il diritto alla propria narrazione e al proprio nutrimento che va a collocarsi accanto alla nuova narrazione genitoriale, senza che quest'ultima tolga vitalità alla prima.

Chiedere ad esempio alla coppia cosa è stato tolto alla loro vita di coppia dalla nascita del figlio vuol dire riconoscere che è del tutto sensato avere sentimenti contrastanti e/o di aggressività in merito alla mancanza di cui i due genitori fanno esperienza. Esplicitare questo implicito è importante perché permette di fare luce su alcuni stati d'animo che altrimenti farebbero più fatica ad emergere, come ad esempio i sensi di colpa per l'aggressività che può essere vissuta nei confronti del bambino.

È utile aiutare i genitori a distinguere tra il vissuto, l'espressione, e l'azione. Provare un'emozione è del tutto naturale e legittimo. La consapevolezza va sempre posta sulle modalità scelte per esprimere il proprio vissuto interno.

Il genitore va aiutato e guidato nel riconoscere la differenza tra esplicitare quello che sente esprimendone la carica emotiva e agire l'emozione.

Esprimere non danneggia l'altro e quindi esprimere la propria aggressività nel contesto adeguato non distrugge il bambino, né l'altro membro della coppia. Agire invece la propria aggressività verso qualcuno ferisce. Agire un'emozione vuol dire attribuire all'altro come ci si sente, mentre esprimere un'emozione vuol dire riconoscere che siamo noi a provarla in quel momento e davanti all'altro. Vuol dire assumersene la responsabilità e non scaricarla sull'altro.

Lavorare con la coppia su questi temi permette di far capire ai genitori che l'aggressività così come le altre emozioni sono accettate e a partire da questo punto condiviso si potranno esplorare in un clima accogliente gli aspetti più delicati su cui in quel momento sentono il bisogno di porre attenzione.

Questo processo dovrà sicuramente tenere conto del fatto che la diversità delle modalità dei genitori è importante e quindi è buona pratica fare in modo che oltre a momenti condivisi, ogni membro della coppia abbia, se ne ha desiderio, il suo spazio personale di confronto con il professionista.

Il processo di funzionamento del decision making e del coping dei genitori rappresenta metaforicamente per il figlio come una palestra in cui è possibile vivere in modo protetto e attutito ciò che vivrà nel mondo esterno.

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