Disturbi alimentari: non è solo una questione di peso

Siamo ciò che mangiamo: quando la patalogia passa attraverso il cibo. Analisi e tendenze degli ultimi anni.

20 mag 2016 Psicoterapie - Tempo di lettura: min.

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Scientificamente si parla di DCA: Disturbi del Comportamento alimentare. Solo tre caratteri per designare una serie di malattie peculiari, derivanti da svariate cause, da ragioni spesso difficili da comprendere e ammettere, che vanno a deformare totalmente la concezione che si ha del cibo e in generale del nutrimento.

L'alimentazione ha sempre avuto un peso indispensabile nella vita dell'uomo. Negli ultimi anni, tuttavia, si è diffusa sempre più una nuova visione della relazione con gli alimenti. A iniziare dal biologico per passare attraverso l'impressionante crescita del numero di vegetariani e vegani, sempre più individui trasformano le loro consuetudini alimentari. Il cibo da fonte di sostentamento è diventato parte integrante di una nuova concezione della società, dove natura, etica ed economia dovrebbero convivere in maniera armonica. Stiamo assistendo, infatti, a un fenomeno molto interessante: l'espansione di una cultura della coscienza alimentare.

I nuovi disturbi

C'è un momento in cui l'eccesso di coscienza alimentare e di attenzione verso la propria salute può trasformarsi in patologia. Tra le nuove forme di disturbi alimentari troviamo, infatti, l'ortoressia, rappresentata dall'ossessione morbosa verso i cibi sani e "puri" che generalmente sono vegetali crudi, cereali e più in generale alimenti privi di sostanze artificiali. In questo caso la preoccupazione per il cibo diviene il centro della propria esistenza. La tormentosa ricerca del piatto giusto e la sua preparazione possono degenerare in forme di disturbo ossessivo compulsivo, provocando ansie e manie difficili da controllare, sia da soli che in compagnia. La differenza sta proprio qui: nell'attenzione riposta non tanto sulla quantità quanto piuttosto sulla qualità.

Tra le nuove problematiche relative all'alimentazione troviamo anche la fame nervosa o binge eating disorder, che si colloca tra i disordini a base nervosa, esattamente come anoressia e bulimia. Per definizione si parla di fame nervosa nel momento in cui la persona in questione ingerisce cibo velocemente e in grosse quantità pur non avvertendo fame. Perché possa effettuarsi la diagnosi, è richiesta la presenza di almeno due crisi a settimana per un lasso di tempo superiore a sei mesi.

Tra i principali disturbi del nostro secolo troviamo anche l'obesità che, nonostante il grado di denutrizione presente sul pianeta, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) costituisce uno dei primi problemi di salute pubblica nel mondo. Siamo, infatti, dinanzi a una vera e propria epidemia globale, che si sta espandendo in molti Paesi. Si tratta di una condizione caratterizzata da uno smisurato accumulo di grasso corporeo, generalmente dovuto a un'alimentazione errata e a uno stile di vita sedentario.

Non dimentichiamo, però, i disagii più "classici" quali anoressia e bulimia. La prima consiste nel privarsi del cibo e in una conseguente perdita eccesiva di peso, nel secondo caso l'individuo trangugia una dose di cibo sproporzionata per poi cercare di non metabolizzarlo e, quindi, non ingrassare attraverso vari metodi come i lassativi o il vomito autoindotto.

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Le dichiarazioni dei professionisti

Abbiamo intervistato la dottoressa Carolina Fallai, per offrirvi il punto di vista di un professionista esperto in queste tematiche.

Secondo gli ultimi dati, sembra che l'incidenza dell'anoressia nervosa negli ultimi anni sia stabile, mentre quella della bulimia nervosa sarebbe in aumento. Cosa pensa a riguardo? Ha avuto dei riscontri che possono confermare questi dati?

C.F.: In base alla mia esperienza clinica, i casi di anoressia nervosa oggi sono diventati più rari. La figura dell'anoressica tipica, emaciata, che riesce a controllare in modo estremo l'assunzione di cibo e che si sottopone a una dieta ferrea fino a raggiungere livelli estremi di magrezza è meno diffusa di una volta.

Oggi sono più frequenti i casi di bulimia nervosa, anche se sono meno riconoscibili perché le persone che soffrono di bulimia sono spesso normopeso. Nella bulimia la ricerca della magrezza viene perseguita attraverso un forte controllo sull'alimentazione che tuttavia porta alla perdita di controllo e a frequenti abbuffate seguite da sensi di colpa e comportamenti inappropriati per evitare di prendere peso come digiuno, esercizio fisico, vomito autoindotto o abuso di lassativi e diuretici.

Queste considerazioni sono in linea con i dati degli studi nazionali sulla prevalenza dei disturbi del comportamento alimentare che indicano che nella popolazione femminile la frequenza è di circa dello 0,3 - 0,5% per l'Anoressia Nervosa e dell'1 - 2% per la Bulimia Nervosa.

In generale ho riscontrato un aumento dei disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati (NAS): forme meno gravi in cui cioè sono presenti solo alcuni dei criteri diagnostici dell'Anoressia Nervosa o della Bulimia Nervosa.

Secondo le statistiche, infatti, in Italia quasi il 10% delle ragazze in età a rischio (tra i 15 e i 25 anni) soffre di un disturbo alimentare "parziale" o "subclinico".

Rientrano tra i disturbi alimentari NAS il disturbo da alimentazione incontrollata, noto anche come Binge Eating Disorder, il cui sintomo principale è la presenza di frequenti abbuffate senza l'attuazione di metodi per prevenire l'aumento di peso. Questo disturbo affligge molte persone che chiedono aiuto per problemi di obesità ed è molto diffuso nel sesso maschile. Abbuffate e perdita di controllo si riscontrano sempre di più anche tra gli adolescenti e i bambini.

Mentre fino a qualche decennio fa i disturbi del comportamento alimentare erano prevalentemente diffusi nel sesso femminile, oggi anche gli uomini chiedono aiuto per problemi legati all'alimentazione. Nel sesso maschile si sta diffondendo una forma di disturbo alimentare chiamata Bigoressia: l'ossessione per il corpo perfetto; questa è caratterizzata da una marcata distorsione dell'immagine corporea e si esprime come preoccupazione per le proprie forme e preoccupazione di essere sempre troppo gracili o poco prestanti, nonostante l'aspetto sia spesso muscoloso e gradevole.

Quali le cause psicologiche più frequenti dei disturbi alimentari?

C.F.: La diffusione di disturbi quali anoressia e bulimia è esplosa negli ultimi decenni e la loro aumentata incidenza è stata attribuita all'influenza del contesto culturale in cui siamo immersi: nei paesi industrializzati si è diffusa una forte attenzione verso l'immagine corporea e si è sviluppato un ideale di bellezza che esalta una magrezza estrema, certamente difficile da raggiungere e mantenere seguendo un regime alimentare equilibrato. Paradossalmente, mentre i mass media propongono immagini di donne sottilissime, la televisione e i giornali allo stesso tempo pubblicizzano alimenti ipercalorici e spingono al consumo smodato di cibo. Questo messaggio ambivalente in cui da un lato si deve essere perfetti e dall'altro si deve invece godere senza limiti dei piaceri del cibo, diventa estremamente confusivo per coloro che non hanno ancora un'identità solida e ben formata come gli adolescenti e i giovani che finiscono per accettare i modelli di bellezza proposti dai rotocalchi e farli propri.

Tuttavia, non si deve pensare che i disturbi del comportamento alimentare siano esclusivamente causati dalla pressione sociale verso la magrezza: il contesto socioculturale non è la causa di queste patologie ma semplicemente suggerisce la forma esteriore, il sintomo visibile attraverso il quale il disagio psicologico si esprime.

Alla radice di questi disturbi ritroviamo spesso fragilità dell'io, mancanza di autostima, difficoltà nell'esprimere e nel gestire le emozioni, dipendenza dall'ambiente. Nelle persone che ne soffrono la ricerca della bellezza esteriore diventa un modo per sentirsi accettati, amati, un modo per affermarsi nel mondo. Il controllo esercitato sul corpo e sull'alimentazione è un modo per sentirsi forti perché dà l'illusione di poter dominare se stessi.

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Fonte: fabrizioangelini.it

Sembra che i disordini alimentari riguardino sempre più spesso bambini e bambine di 8-10 anni. Come interpreta questo fenomeno?

C.F.: Ultimamente i casi di disturbi alimentari stanno avendo un'età d'insorgenza sempre più precoce tanto che sono stati diagnosticati casi di anoressia nervosa in bambini a partire dagli 8 anni di età. Se fino a pochi anni fa i disturbi alimentari erano tipici delle ragazze adolescenti, negli ultimi anni si è verificata un aumento di questi disturbi anche negli adolescenti maschi. Nei bambini ritroviamo molti casi di disturbi da alimentazione incontrollata e sono in preoccupante aumento i casi di obesità.

Sempre più bambini edadolescenti sono preoccupati per il loro aspetto fisico, ricercano i loro modelli di riferimento estetico nei personaggi visti in televisione e spesso emulano i comportamenti alimentari sbagliati e insalubri che vedono negli adulti.

La diffusione dei disturbi alimentari anche in queste fasce d'età è quindi attribuibile al clima socioculturale in cui siamo immersi, in cui viene data molta importanza all'apparenza fisica e all'esteriorità. Essendo in una fase di delicata costruzione della loro identità e alla ricerca di un riconoscimento nel mondo dei coetanei, i più giovani sono quelli più a rischio e tendono ad omologarsi ai modelli in cui la magrezza è considerata sinonimo di bellezza e garanzia di successo.

La cultura della coscienza alimentare è ormai sempre più diffusa. A volte può degenerare in patologia e infatti, ultimamente, si sente parlare di ortoressia. Come spiegherebbe questo fenomeno?

C.F.:Da qualche anno si usa l'espressione ortoressia nervosa per indicare un comportamento alimentare che si sta diffondendo soprattutto nei paesi industrializzati: l'ossessione per i cibi naturali, biologici e cosiddetti "sani". Gli individui che ne sono affetti si concentrano in modo ossessivo sulla purezza del cibo ingerito: la loro preoccupazione non è come nell'anoressia o la bulimia la quantità degli alimenti, ma la loro qualità. Essi esercitano un forte controllo su tutti gli alimenti che consumano, arrivando a limitare moltissimo le loro scelte. Nella ricerca esasperata del cibo sano e biologico finiscono per adottare diete sbilanciate e prive dei nutrienti essenziali e spesso finiscono per eliminare occasioni sociali e limitare le loro vite personali.

La diffusione di questo disturbo dipende da alcuni fenomeni socioculturali: oggi, a ben ragione, si parla molto di ecologia e si porta molta attenzione all'inquinamento dell'ambiente in cui viviamo e alle fonti di contaminazione che inevitabilmente finiscono per danneggiare la qualità del nostro cibo, portando allo sviluppo di malattie e disturbi prima sconosciuti. Alla base di queste tendenze vi sono stati dei fatti reali che sono stati portati all'attenzione dai mass media: ad esempio la famosa encefalopatia da carne della mucca pazza, le malattie trasmesse dalle carni dei polli infetti, le intossicazioni da mercurio causate dal consumo di pesce, la paura degli organismi geneticamente modificati.

Inoltre, in questo periodo storico si va diffondendo una forte preoccupazione per la salute e la ricerca di stili di vita più equilibrati e "salutari". Ne sono un chiaro esempio i movimenti vegani, crudisti, macrobiotici e vegetariani che sono motivati sia da motivi ideologici, sia da motivi salutisti. Attenzione, però, a non scambiare l'ortoressia per una moda: si tratta di un vero e proprio disturbo alimentare che causa un disagio significativo e influenza negativamente la vita di chi ne soffre.

I dati ufficiali

Secondo le più recenti informazioni trasmesse dal Ministero della Salute, di "alimentazione" si ammalano oltre 9.000 nuovi individui ogni anno, principalmente nella fascia d'età compresa tra i 12 e i 25 anni. Sembra, inoltre, che l'incidenza dell'anoressia nervosa negli ultimi anni sia stabile, mentre quella della bulimia nervosa sarebbe in aumento.

I numeri sono spaventosi: tre milioni e mezzo di persone affette. Questi sono i dati riconosciuti e ufficiali; poi ci sono quelli inabissati, inestimabili. Importante porre l'accento sul fulmineo crollo dell'età di esordio dei primi segnali. Fino a poco tempo fa, la fascia compresa tra gli 8 e i 14 anni era interessata dal 5% dei casi, mentre oggi è salita al 20%.

Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, in Italia a essere affetto da disordini alimentari è il 3,3% della popolazione generale. È un numero altissimo, che interessa sempre più spesso bambini e bambine di 8-10 anni. Il crollo dell'età di esordio rappresenta uno degli elementi più allarmanti di quella che si presenta come una vera e propria epidemia.

Ogni anno si registrano all'incirca 9.000 nuovi casi di malattie note generalmente come anoressia, bulimia e "binge eating disorder". Ma i DCA riguardano anche l'obesità che, seppure in maniera diversa, mina la salute. Considerando gli ultimi dati emersi dalle osservazioni dell'OMS, 1,9 miliardi di persone in tutto il mondo sono in sovrappeso, con 600 milioni considerati obesi.

Le conclusioni di GuidaPsicologi

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Le richieste ricevute su GuidaPsicologi confermano l'attuale maggior diffusione della bulimia rispetto all'anoressia. Sono entrambe patologie complesse, causate da stati di disagio psicologico ed emotivo. Richiedono un trattamento doppio: del problema alimentare in sé e della sua natura psichica. Lo scopo è indurre il paziente, attraverso la modifica dei comportamenti e dell'attitudine, ad adottare soluzioni per gestire i propri stress emotivi e a ristabilire un comportamento alimentare equilibrato.

I disordini alimentari possono divenire una condizione grave e nei casi più duri possono portare alla morte, che solitamente accade per suicidio o per arresto cardiaco. Per questo vanno trattati in tempo.

Se pensi di aver bisogno di aiuto, consulta il nostro elenco di professionisti.

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